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Letture - 612
letterautore
Adorno – Hannah Arendt
lo odiava. Nel 1930, quando l’allora marito di Hannah, Günther Stern (poi “Anders”), doveva
andare in cattedra a Francoforte, Adorno lo impedì – “Hannah Arendt. Una lucida
pensatrice”, del “National Geographic Storica”, p. 49: “Günther non ottenne il
posto a causa dell’ostilità che suscitò
in alcuni membri della ‘Scuola di Francoforte’, soprattutto nel già potente e
molto influente Theodor W. Adorno, una delle poche persone del suo periodo
tedesco che Arendt si rifiutò di frequentare nell’esilio americano. Di lui,
ogni volta che qualcuno lo nominava, diceva semplicemente con enfasi: «Quello in
casa mia non entra!»”.
Con Adorno Arendt ebbe tuttavia un incontro in America, da lei
postulato, per via dei manoscritti che Walter Benjamin le aveva confidato, tra
essi “Sul concetto di storia”, chiedendole di farli avere ad Adorno. Adorno la
ricevette nella sede newyorchese della Scuola con supponenza e la congedò rapidamente.
Facendole sapere poi dalla segreteria della Scuola che alcune pagine del fascicolo
che aveva lasciato erano “scomparse” – il testo originale fu composto dalle copie
che Benjamin aveva fatto pervenire a Scholem a Gerusalemme e a Bataille a
Parigi. I due entreranno poi in competizione
con l’analisi dell’imperialismo. Entrambi usciti nel 1951, Arendt con un
grande successo, di critica e di pubblico - i tre volumi avendo completato due
anni prima, nell’autunno del1949.
America – “Alla Columbia
tenni un corso”, ricorda Arbasino nella sua “Autocronologia”, nel 1980, “tra i
‘Promessi sposi’ e il ‘Pasticciaccio’ (e molta Scapigliatura). Con vero gusto
(malgrado la carenza di «libido docendi») perché gli studenti che avevano
pagato si comportavano da clienti esigenti sui Dossi e Lucini e Gozzano e Verga
che ordinavano à la carte. E scrivevano ottimi ‘papers’. Sapevano rovistare Apuleio
dietro Pinocchio, i nonni immigrati sotto ‘I Malavoglia’, la Signorina Felicita
in fondo al kitsch di Warhol”.
Nulla di quanto immaginabile in una università italiana. Solo perché non
si paga?
Dante – La “Divina Commedia” è “l’epicedio del feudalesimo”, il suo canto funebre
- Amadeo Bordiga, “Dialogato con Stalin”, 1953.
Football – “Il football è un sistema di segni, cioè un linguaggio. Esso ha tutte
le caratteristiche fondamentali del linguaggio per eccellenza, quello che ci
poniamo subito come termine di confronto, ossia il linguaggio scritto-parlato”,
P.P.Pasolini, cit. in “Album Pasolini”, p. 88 (a cura di Graziella Chiarcossi).
Fratelli d’Italia
– È stato scelto da Giorgia Meloni (da Crosetto? da La
Russa?) dal work in progress di Arbasino, che lo iscrisse per tre o quattro
volte in un quarantennio? Da nemico (“Un Paese senza”, 1980, “di un’istituzione
molto caratteristica – la Conversazione Politica”, la politica come
chiacchiera.
Heidegger – Dalla “tipica cavalleria dei tedeschi del sud” – in “Hannah Arendt. Una
lucida pensatrice” (“National Geographic Storica”, p.35): dopo il primo scambio
di battute con H.Arendt all’uscita da un seminario i due si salutano “e il
maestro, con la tipica galanteria dei tedeschi del sud, un po’ all’antica,
abbozzò un baciamano e la saluto con un gnädiges Fräulein («gentile
signorina») molto formale”.
Intellettuali – “The chattering classes” per Hannah Arendt “negli anni newyorchesi”
(“Hannah Arendt. Una lucida pensatrice”, “National Geographic Storica”, p.52.
Italian dressing – Il condimento a base di olio d’oliva e aceto, che ha grande mercato in
America. Il “Washington Post” ci ha fatto sopra un’inchiesta, poiché parecchie
produzioni sono adulterate, lunga tredici minuti all’ascolto.
Lollio - Lollio,
l’amico di Orazio, è quello che non varca il fiume, aspetta che l’acqua smetta
di scorrere.
Longhi – “Il più grande
stilista del Novecento italiano, insieme a Gadda”, A. Arbasino, “Autocronologia”,
44 segg., “ma anche il massimo ‘farceur’, paragonabile a Federico Zeri. Longhi
amava il cabaret e i couplets (pubblicò addirittura le prime stesure di ‘Amate
sponde!’), e sgomentava i discepoli più noiosi citando Mina o imitando i vecchi
gangster dei film di John Houston, e i più saputi academici balbuzienti.
Accanto alla severa consorte Anna Banti («Basta con le sensibleries à la
Virginia Woolf»). Artigianalmente, elegantemente, in villeggiatura, l’illustre
coppia preparava numeri di «Paragone-Letteratura» con testi di Gadda e Contini
e Magnani e Bigongiari e Bo e Bassani accanto ai virgulti: Pasolini, Volponi,
Tentori, Citati, Zola, Wilcock»”.
Rosa Luxemburg – “La Luxemburg
era un’ebrea polacca che era riuscita a ritagliarsi uno spazio tra i socialisti
tedeschi, di origine nobiliare e sprezzanti verso gli Ostjuden, gli ebrei
dell’Est” – “Hannah Arendt. Una lucida pensatrice” (“National Geographic Storica”,
p. 21).
Carlo Alberto Pasolini – “Per anni puntuale e sollecito, anche se ombroso, segretario del
figlio”, Graziella Chiarcossi, “La vita”, cronologia in appendice a “Album
Pasolini”, Oscar Mondadori. Il padre di Pier Paolo, colonnello di fanteria in congedo,
dopo la guerra di Libia e le due guerre mondiali, muore nel 1958, di 66 anni.
Quarto platano – S’intende di Forte
dei Marmi, al caffe (allora) Roma: “Sotto un certo celebrato quarto platano sedeva
per l’aperitivo per vari mesi un vero cenacolo in calzoncini «casual»
e «baschetti» e golfini. Con tre presenze fisse: il pittore Carrà, lo
scrittore Pea, e il critico De Robertis. E un presidio parmigiano fondamentale:
Pietrino Bianchi…. e Attilio Bertolucci”, oltre al nume Roberto Longhi con Anna
Banti, l’innominato Montale e altri villeggianti: “Lì si arrivava in lambretta,
cortesemente accolti ai tavoli per un drink con una bella e sfortunata e sempre
rimpianta ragazza: Rosanna Tofanelli, figlia del direttore di «Tempo», Arturo,
da riaccompagnare a casa (la villa Malaparte) entro le nove, senza fermarsi
alla Capannina”.
Sacco di Roma – “I lanzichenecchi
hanno distrutto i reliquiari, fuso l’argento e l’oro, stuprato, ammazzato.
Furono violentate anche le suore. Morì un terzo della popolazione, trentamila
persone, forse più. Una devastazione che non si era vista neppure al tempo delle
invasioni dei barbari. Provocata da un esercito cristiano… Una storia diversa da
quella raccontata dagli storici, secondo cui si voleva punire la Chiesa
corrotta. In realtà gli invasori erano dei morti di fame. L’imperatore Carlo V
voleva mettere le mani sull’Italia per pura avidità. Già nel 1526 (un anno prima
del “Sacco”, n.d.r.) aveva commissionato a Pompeo Colonna la prima devastazione
di Roma. Colonna tentò anche di assassinare il papa. Ed era un 20 settembre,
data fatale” - Antonio Forcellino, che pubblica una nuova ricerca storica,
“Roma. Il sacco del 1527”, sul “Corriere della sera”: “Si firma la tregua.
Clemente è convinto sia tutto risolto. Disarma Roma. Ma Carlo V e il viceré di
Napoli Lannoy avevano già deciso di saccheggiare la città”. Con l’aiuto dei principi italiani: “Il marchese di Mantova Federico II
lascia passare i lanzichenecchi e blocca le truppe di Giovanni dalle Bande
Nere, l’unico coraggioso che combatteva in difesa del papa. Il duca di Ferrara
Alfonso I d’Este fornisce ai tedeschi i falconetti, pezzi d’artiglieria in grado
di perforare qualsiasi armatura. Giovanni è ferito da uno di questi falconetti.
E muore nel palazzo del marchese di Mantova. Assistito dall’uomo che l’aveva tradito….
Francesco della Rovere era una canaglia. E anche Isabella d’Este, la madre del marchese
di Mantova, tradisce. Fa la ricettatrice, compra i tesori rubati dai tedeschi a
Roma. Media per i riscatti. Il figlio, oltre ad aiutare i lanzichenecchi, manda
le ostriche a Frundsberg, il loro comandante”.
letterautore@antiit.eu
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