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venerdì 8 maggio 2026

Cronache dell’altro mondo – petrolifere (403)

La chiusura di Hormuz ha impennato la domanda di prodotti petroliferi in America, da Europa e Asia. Ogni settimana, secondo una trionfale Energy Information Agency americana, oltre 8 milioni di barili al giorno di prodotti raffinati (un milione e centomila tonnellate) partono oltremare, con un aumento del 20-25 per cento rispetto all’anno scorso. A prezzi maggiorati, dato il rincaro del greggio.
Con questo trend -  scontando cioè quotazioni del greggio superiori ai 100 dollari per buona parte del 2026) - il comparto petrolifero potrebbe fatturare nell’anno 60 miliardi di dollari in più del previsto - del normale flusso di cassa.
Prima della guerra l’industria petrolifera era in difficoltà negli Stati Uniti, per margini di utile insufficienti a finanziare gli investimenti in “ricerca e sviluppo”, ora in aree e tipologie di produzione (scisti bituminosi) più marginali e a costi elevati. Nel bilancio di previsione da lui imposto al Congresso per il 2026 Trump aveva stanziato incentivi pubblici e contributi alla ricerca di fonti di energia fossili per 50 miliardi.

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