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Roma capitale, degli amici
Il Pd non vota la legge per Roma Captale che il governo ha approntato col
sindaco Pd di Roma Gualtieri. Per una ragione che si sa ma non si dice – le cronache romane si guardano bene dall’indagare. Se non che oggi l’intervista
dell’on. Morassut, “ex campione di atletica leggera” sul “Corriere della
sera-Roma” oggi riesce perfino a sgomentare per l’allusività: “Dentro il campo largo
qualche divergenza può capitare, ma le risolveremo. Ci vuole il passo del
podista, il fiato lungo di una gara di fondo”. Ma non si tratta di divergenze
politiche, si tratta di interessi. Di appalti, di sottogoverno se non di corruzione.
appalti. Attraverso le “priorità” per Roma che il governo dovrà pagare, se
rifare prima e di più le strade, o i parchi, o i parcheggi, o i monumenti,
magari la “rasatura” delle Mura Aureliane, prima che le erbe infestanti le facciano
crollare – e magari dragare il Tevere nel percorso urbano, prima che tracimi?
E\o facilitare il cambio di destinazione d’uso – il vicariato di Roma ha
migliaia di ettari in città di conventi vuoti e chiusi, da anni, da decenni). Perché
ogni gruppo, e i Dem ne hanno tanti, ora di più nel campo largo, è di
interessi, pratici, di soldi, non di faziosità politica. Di cordate e interessi
da proteggere – i vivaisti, le piste ciclabili, l’edilizia popolare, i restauri, le
strade e i ponti, e ovviamente l’edificabilità (il Vaticano non è solo).
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