Cerca nel blog

giovedì 9 luglio 2026

Lo scienziato perso in Persia

Colpisce a una rilettura il non detto, non osservato - che all'epoca si imponeva, 1978-1979. Di un mondo intellettuale, p.es., in Iran “americano”, dall’inglese parlato agli orizzonti culturali. Della mobilitazione giovanile in gruppi e masse compatte, nei campi e campeggi da addestramento al combattimento fisico. Compresi i blocchi neri di giovani donne. E nelle piazze della rivolta le masse nere femminili, ululanti, trascinanti, a uso delle immagini (“fare massa”) – a favore di un regime arcimaschilista. O l’uso sbalorditivo dei media, audiocassette, videocassette, manifestazioni “studiate”, a uso mediatico. E il ruolo dei servizi segreti, francesi e americani, nel mongtaggio del radicalismoislamcio – che tanti danni ha portato (anche) agli islamici.
Le edizioni Gallimard hanno raccolto nel 1994, dieci anni dopo lamorte di Foucault, gli articoli che lo studioso aveva scritto tra l’ottobre del 1978 e il febbraio del 1979, in presa diretta, in esclusiva per il “Corriere della sera”, sulla “rivoluzione” iraniana, senza le virgolette. La traduzione è successiva di quattro anni, 1998, con una premessa e a cura di Renzo Guolo, molto critico, e Pierluigi Panza, perplesso.
Una lettura in certo senso affascinante, di come la colta, coltissma, Europa fa a meno del Resto del Mondo – faceva, quando si pensava ancora dominante.   
Michel Foucault,
Taccuino persiano, Guerini e Associati, pp. 128 pp. vv.

Nessun commento: