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giovedì 30 luglio 2026

Secondi pensieri - 588

zeulig


Comicità
– C’è una “comicità anglosassone”, che deriva dal circo, mentre “quella dei nostri comici deriva dal teatro di varietà” – da qui “la loro perenne fortuna!”, Flaiano riflette  recensendo i fratelli Marx, “I cowboys del deserto” (“La lezione del clown”, ora nella raccolta “Chiuso per noia”): “Il circo apprende ai clowns una comicità universale, che si basa sul ritmo, sull’invenzione, su un’assoluta interpretazione della realtà nel piano del sogno, ed è quindi fumistica; il teatro di varietà si basa sulla macchietta, sull’imitazione dialettale, sull’improvvisazione; cioè sulla mancanza di ritmo, e cade spesso nel compiacimento della volgarità”.
E ancora: “Il clown non ha bersagli reali da colpire; il nostro comico non potrebbe invece vivere senza parodiare i suoi personaggi preferiti, lo straniero, la donna, l’omosessuale. Il suo successo si basa dunque più sulla cattiva educazione collettiva, che fa del pubblico un giudice plebeo, che sulla nostra capacità di afferrare il senso invisibile dell’universo, quelle fratture che l’ingegno comico vede o immagina per consolarci di una costruzione apparentemente compartita e incrollabile”.
È stato, ora non più, continua(va nel 1951) Flaiano: “Il destino del clown sembra già segnato. I suoi circhi vanno in rovina. I suoi film, perlomeno da noi, proiettati in pieno agosto, in sale deserte”.
Successivamente lo stesso Flaiano, nel 1967. abbozzando un ritratto di Totò (“Sì, lo so, ma sa…”, ora in “Chiuso per noia"), lo avvicina all’umorismo anglosassone: “Si può fare l’ipotesi che egli nella commedia italiana rappresentasse la zona metafisica, non i caratteri ma l’imponderabile, il grottesco, l’inverosimile, i piccoli personaggi e fatti diversi di cui è ricca la nostra cronaca, e che sorprendono sempre per quella loro aria inventata eppure plausibile, “il morto che si rifà vivo dopo vent’anni”, lo jettatore che “vuole una patente per esercitare meglio la sua funzione”, o “il «morto» professionista utilizzato per sviare le indagini dei doganieri”.
La patente allo jettatore lo unisce – unisce Totò – a Pirandello, anche lui curioso in tema di umorismo o comicità.

 
Memoria – È culturale, storica. Scienziati austriaci esperti di neurologia ci sono arrivati seguendo “lo sviluppo dell’ippocampo, la regione del cervello coinvolta nella memoria, nel cervello dei topi, dalla nascita all’età adulta”. Ma era l’esito delle analisi linguistiche, di Chomsky p.es.
 dell’innatismo, o grammatica universale.

 
Intelligenza Artificiale – “Le intelligenze artificiali più potenti non sono state programmate, ma addestrate. Funzionano, ma nessuno – nemmeno chi le costruisce – sa con esattezza cosa accada al loro interno” – Gilberto Corbellini sul “Sole 24 Ore Domenica” 26 luglio. Qual è la differenza? Dello strumento programmato si sa il funzionamento, di quello addestrato c’è un margine d’incertezza, su come reagirà all’interlocuzione.
Non sa dialogare? L’IA non è una macchina, razionalista. Ma nemmeno la ragione lo è, di fatto.  Qual è il problema? Che la macchina faccia concorrenza all’uomo? Forse, ma solo per la pubblicità – per creare e vendere spazi.

Storia – “La vera conoscenza della storia è un procedimento di immedesimazione emotiva. La sua origine è l’ignavia del cuore, l’acedia” – W.Benjamin, ultimo appunto.
 
Verità - Demostene era spia del re di Persia. Il severo difensore della patria ateniese era al soldo del nemico. Alessandro Magno lo scoprì quando aprì gli archivi persiani. Non per questo Demostene era stato meno patriota per Atene contro Filippo, il padre di Alessandro. Ma sono più greci i macedoni, che combattono i persiani, o l’ateniese Demostene che ai persiani invece si allea, contro Sparta e i macedoni? Ermia, nobile amico di Aristotele, cui diede in moglie la Pizia, sua amante e forse sorella, doppiogiochista, messo in croce ebbe queste ultime parole: “Dite agli amici e compagni che non ho commesso nulla che non convenisse alla filosofia e alla dignità”. Per Ermia crocefisso Aristotele scrisse una bella poesia.
 
“Dio è un ente solo per i peccatori”, spiega Meister Eckhart, per la convenienza del devoto, che “segue Dio come un cane segue la donna che porta le salsicce”. Mentre il destino è individuale e non si sfugge, si è soli al mondo. Dov’è smarrito l’occhio d’aquila, che afferra d’un colpo gli anfratti della storia? Gli uomini sono rinviati in gregge a Teseo, si può leggere così il deserto dei sentimenti, che un mattino abbandonò Arianna, bella, nobile, gravida. Per sopravvivere - le vestali della Luna, Arianna lo era, sposavano i giovani e li uccidevano, re inclusi.
La pernice, Geremia spiegò criticando le danze lascive sul labirinto, cova figli che non ha generato. La società si rifugia nei consumi, la famiglia nell’Edipo e più non sopravvivono, e con esse il sacro. Di cui tuttavia persiste il bisogno.
 
Ognuno ha un oracolo personale. Lo sostiene Senofonte in difesa di Socrate, ed è filosofia: non tutto è prevedibile, segnato, logico.

zeulig@antiit.eu

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