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martedì 28 luglio 2026

Piano piano, il piano Mattei va

Bilancio già sostanzioso, il terzo del “Piano Mattei” per l’Africa. Mobilitate risorse per 5 miliardi e mezzo. Di cui 4 attraverso la Sace, a garanzia di investimenti, e 1,2 a valere sul Fondo per il clima, per energia e infrastrutture – i debiti abbuonati valgono un po’ meno di 300 miIioni. I Paesi coinvolti sono raddoppiati rispetto al lancio del Piano, nel 2024, da 9 a 18.
Il Piano è rimasto una iniziativa nazionale, quindi fatalmente limitata. Ma ha innescato un 00discorso”, se non un approccio, di politica africana e mediterranea nella provincialissima Bruxelles. E si muove secondo un’idea giusta: agganciare l’Africa al mercato.
Per molti aspetti l’Africa è ancora quella dell’hic sunt leones: ha perso troppo tempo e troppe occasioni. Soprattutto perché agganciava il su sviluppo economico all’ideologia occidentale degli aiuti. Dell’Onu, della Banca Mondiale, degli Usa, dell’Urss, nonché, perfino, delle micro-imprese – di quello che poi si è chiamato Terzo settore. Mentre il piano italiano si basa sul “fai da te”, o “aiutati che noi ti aiutiamo”: nella formazione, nelle infrastrutture, fisiche e digitali, negli aspetti sociali (igiene, sanità, risparmio delle risorse).
Il cammino da fare resta immenso – il Piano Mattei è una piccola cosa. L’Africa è un continente da un miliardo e mezzo, con un’età media di nemmeno vent’anni, quindi con tassi di fertilità in aumento. Ma è anche un continente che, pur tra tanti bisogni, cresce in economia del 4 per cento l’anno.

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