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giovedì 30 luglio 2026

Mauro De Mauro fascista forever

Mauro De Mauro, scomparso in circostanze misteriose il 16 settembre 1970, davanti a casa sua, mentre scaricava l’auto dopo la spesa fatta con la figlia, e mai più ritrovato, probabilmente assassinato, probabilmente dalla mafia, non era uno stinco di santo: era stato fascista e trafficava col neo-fascismo. Non è una novità, si sapeva, ma Canali, topo d’archivio, ne esuma le prove. Al momento della scomparsa era cronista giudiziario di punta del quotidiano palermitano del Pci, “L’Ora”, e uno di molto peso, nelle cronache locali e nazionali - nonché fratello maggiore del rispettato linguista Tullio, che sarà anche ministro dell’Istruzione Pubblica nel 2000-2001, nel governo Amato II, quello che precedette il ritorno di Berlusconi a palazzo Chigi.
Canali ricostruisce e documenta il passato avventuroso di De Mauro, iperfascista nei suoi anni venti, e fino al 1948-49. Volontario nelle SS italiane dopo l’8 settembre, collaboratore di Kappler a Roma – “lavorava contro stipendio, e forse anche per motivi idealistici”. Assolto dopo varie condanne per le Fosse Ardeatine - ma tra le operazioni di cui De Mauro di vantava, può scrivere Canali, c’era la cattura di Giuseppe di Montezemolo, il capo della Resistenza fra i militari, poi fucilato alle Fosse Ardeatine. Documentata è anche la sua collaborazione con le bande repubblichine famigerate per le torture – Canali documenta i rapporti (delazioni, tranelli) con la banda Koch.
Soprattutto, De Mauro era o si voleva legato alla Decima Mas di Junio Valerio Borghese. Di cui era  intimo ancora nel 1970, nelle oscure vicende del “golpe Borghese”, tramato in quell'anno e finito male. E quindi, perché escludere che De Mauro sapesse troppo del golpe, e non fosse più un camerata sicuro? La pista Borghese è una di quelle esplorate al tempo della sparizione, presto abbandonata in favore di quella “Mattei”: De Mauro, che Francesco Rosi aveva incaricato di fornire materiali per il film su Enrico 
Mattei che stava preparando, fatto scomparire in un incidente aereo da qualche servizio segreto, italiano o straniero (una delle tesi sulla morte del fondatore dell’Eni, volendo escludere l’incidente, vede implicata la Cia, oppure lo Sdece francese, con la compiacenza dei servizi italiani).

Canali, avendo ricostruito la personalità di De Mauro, le sue convinzioni politiche e le sue frequentazioni, non esclude la pista Borghese: De Mauro aveva saputo troppo del progetto di golpe.
Anche perché le ipotesi sulla morte di Mattei erano tema privilegiato della chiacchiera isolana. E qui Canali fa rivivere una stagione palermitana di finte o vere “teste del serpente”, centri del potere cittadino e isolano, Vito Guarrasi e Graziano Verzotto, su cui è inutile estendersi, nonché uno sperduto fiscalista di nome Antonino Buttafuoco. Personaggi autoreferenziali, grandi chiacchieroni, sempre in confidenza, ognuno per poteri segretamente condizionanti sull’isola, di cui le tracce si sono presto perdute. Ma dopo essersi divertiti ad alimentare le cronache delle più varie supposizioni – p.es., attribuire la fine di Mattei, il 27 ottobre 1962, al gasdotto Italia-Algeria, di cui si comincerà a parlare soltanto dopo il 1974 (si può testimoniare per averlo in gran parte propiziato).
Importante è una delle poche cose chiare della storia, “L’Ora”.  Era “L’Ora del Popolo”, un giornale dei Ventennio, organo della federazione fascista siciliana. È ancora “L’Ora del popolo” nel 1951, quando De Mauro, defascistizzato, anche se con difficoltà, comincia a scrivervi. Diventa “L’Ora”, del Pci, nel 1954. La cosa non piacque a De Mauro che si dimise polemicamente, benché non avesse altra attività. Vi rientrò cinque anni più tardi, quando il Pci si alleò con la Dc, nella figura di Silvio Milazzo presidente della Regione. Un fanfaniano (allora ala destra della Dc) che lasciò il partito con qualche fedelissimo per formare una giunta regionale con i voti delle opposizioni, del Pci e dell’Msi: “L’Ora” è il giornale di questa giunta destra-sinistra.
Mauro Canali, Ritratto di un giovane fascista, Donzelli, pp. 224 € 18

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