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Mauro De Mauro fascista forever
Mauro De Mauro,
scomparso in circostanze misteriose il 16 settembre 1970, davanti a casa sua,
mentre scaricava l’auto dopo la spesa fatta con la figlia, e mai più ritrovato,
probabilmente assassinato, probabilmente dalla mafia, non era uno stinco di
santo: era stato fascista e trafficava col neo-fascismo. Non è una novità, si
sapeva, ma Canali, topo d’archivio, ne esuma le prove. Al momento della
scomparsa era cronista giudiziario di punta del quotidiano palermitano del Pci, “L’Ora”,
e uno di molto peso, nelle cronache locali e nazionali - nonché fratello maggiore
del rispettato linguista Tullio, che sarà anche ministro dell’Istruzione
Pubblica nel 2000-2001, nel governo Amato II, quello che precedette il ritorno di Berlusconi
a palazzo Chigi.
Canali ricostruisce
e documenta il passato avventuroso di De Mauro, iperfascista nei suoi anni
venti, e fino al 1948-49. Volontario nelle SS italiane dopo l’8 settembre, collaboratore
di Kappler a Roma – “lavorava contro stipendio, e forse anche per motivi
idealistici”. Assolto dopo varie condanne per le Fosse Ardeatine - ma tra le operazioni
di cui De Mauro di vantava, può scrivere Canali, c’era la cattura di Giuseppe di
Montezemolo, il capo della Resistenza fra i militari, poi fucilato alle Fosse Ardeatine.
Documentata è anche la sua collaborazione con le bande repubblichine famigerate
per le torture – Canali documenta i rapporti (delazioni, tranelli) con la banda
Koch.
Soprattutto, De
Mauro era o si voleva legato alla Decima Mas di Junio Valerio Borghese. Di cui
era intimo ancora nel 1970, nelle oscure
vicende del “golpe Borghese”, tramato in quell'anno e finito male. E quindi, perché
escludere che De Mauro sapesse troppo del golpe, e non fosse più un camerata
sicuro? La pista Borghese è una di quelle esplorate al tempo della sparizione, presto
abbandonata in favore di quella “Mattei”: De Mauro, che Francesco Rosi aveva incaricato
di fornire materiali per il film su Enrico Mattei che stava preparando, fatto scomparire in un incidente aereo da qualche servizio segreto, italiano o straniero (una delle tesi sulla morte del
fondatore dell’Eni, volendo escludere l’incidente, vede implicata la Cia, oppure
lo Sdece francese, con la compiacenza dei servizi italiani).
Canali, avendo ricostruito
la personalità di De Mauro, le sue convinzioni politiche e le sue frequentazioni,
non esclude la pista Borghese: De Mauro aveva saputo troppo del progetto di golpe.
Anche perché le ipotesi sulla morte di Mattei erano tema privilegiato della chiacchiera isolana. E qui Canali fa rivivere una stagione palermitana di finte o vere “teste del
serpente”, centri del potere cittadino e isolano, Vito Guarrasi e Graziano
Verzotto, su cui è inutile estendersi, nonché uno sperduto fiscalista di nome
Antonino Buttafuoco. Personaggi autoreferenziali, grandi chiacchieroni, sempre in confidenza, ognuno per poteri segretamente
condizionanti sull’isola, di cui le tracce si sono presto perdute. Ma dopo essersi divertiti ad alimentare le cronache delle più varie supposizioni – p.es., attribuire
la fine di Mattei, il 27 ottobre 1962, al gasdotto Italia-Algeria, di cui si
comincerà a parlare soltanto dopo il 1974 (si può testimoniare per averlo in
gran parte propiziato).
Importante è una
delle poche cose chiare della storia, “L’Ora”.
Era “L’Ora del Popolo”, un giornale dei Ventennio, organo della federazione
fascista siciliana. È ancora “L’Ora del popolo” nel 1951, quando De Mauro,
defascistizzato, anche se con difficoltà, comincia a scrivervi. Diventa “L’Ora”,
del Pci, nel 1954. La cosa non piacque a De Mauro che si dimise polemicamente,
benché non avesse altra attività. Vi rientrò cinque anni più tardi, quando il Pci
si alleò con la Dc, nella figura di Silvio Milazzo presidente della Regione. Un
fanfaniano (allora ala destra della Dc) che lasciò il partito con qualche fedelissimo
per formare una giunta regionale con i voti delle opposizioni, del Pci e dell’Msi:
“L’Ora” è il giornale di questa giunta destra-sinistra.
Mauro Canali, Ritratto di un giovane fascista,
Donzelli, pp. 224 € 18
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