astolfo
Paul
Goodman – Dimenticato, e anzi cancellato, dall’editoria e dagli
studi, storico-letterari e critici, è immortalato come suo maestro e ispiratore
da Susan Sontag da sempre, da quando adolescente puntava all’università. Sui
16-17 anni, nel suo ricordo in morte di Goodman, sulla “New York Review of
Books nel 1972 (il ricordo apre la raccolta “Sotto il sole di Saturno”): “Ho
letto tutti i suo libri.. .. Non c’è stato appartamento in cui ho vissuto gli
ultimi ventidue anni che non abbia contenuto la maggior parte dei suoi libri”.
Era all’epoca, ancora nel 1972, uno degli ispiratori
della ricolta giovanile degli anni 1960. Molto attivo già negli anni 1940. alla
rivista “Politics”, alla quale lavora con C. Wright Mills e Dwight McDonald, e
nell’introduzione in America della psicologia e terapia della Gesaltt. E ancora
negli ani Cinquanta, col Living Teathre di Julian Beck e Judith Malina. Uno dei
protagonisti della scena intellettuale newyorchese e americana. Ha anche una pagina
nella Anarcopedia. Ma del tutto dimenticato.
Xavier
Milei – Il presidente argentino dalla folta zazzera con la
motosega, per disboscare lo Stato, è di formazione economista, studioso della
Scuola Austriaca (Carl Menger, Bōhm-Bawerk, von Wieser, von Mises, von Hayek –
molto barbuti, molto rispettabili). Da lui elaborata in una prospettiva
“anarco-capitalista” - una non avventata elaborazione del liberalismo lo fa
approdare, coerentemente, all’anarchia.
Pondus
– È la parola latina e la misura probabilmente di
più lungo corso e di più vasta applicazione: pound in inglese, Pfund in tedesco, funt in russo. E dovunque con la stessa portata\misura, 0,453 kg.
Solo in italiano (nelle lingue neo-latine:
castigliano, francese, rumeno, ladino) la stessa misura si denomina
diversamente: lìbbra - da libra¸la
bilancia.
Savitri Devi – Michel
Houellebecq la menziona nel suo ultimo romanzo, “Annientare”, come Maximine
Portaz. È il suo vero nome. Morta nel 1982, in Inghilterra, e presto
dimenticata, è stata un personaggio di peso, severa e nello stesso tempo molto
impegnata, dell’estrema destra nel campo ecologico. Nazista entusiasta in gioventù,
negli anni1930, apostola e organizzatrice del neonazismo, anche non ecologico,
nel dopoguerra.
Si può definire in’intellettuale francese – ma lei
ambiva a un’origine franco-greca - di metà Novecento. Al secolo Maximine Portaz,
o Maximiani Julia Portgas, come lei si declinava, nata a Lione, 1905 (data di
nascita più attendibile) -1982. Nata in Francia da madre inglese e padre italo-greco,
addottorata in Matematiche, con tesi di dottorato su Gottlob Frege e Bertrand
Russell. Ammiratrice fervente di Hitler, antisemita, futura negatrice dell’Olocusto,
e forse spia tedesca in India – allora sotto dominio britannico – nella guerra.
Prese il nome Savitri Devi, divinità-dea del sole,
dopo essersi convertita all’induismo ed aver sposato un bramino. Animatrice e
\o anticipatrice dell’ecologia radicale o
profonda. Sostenitrice del sistema delle
razze in India, archetipo delle leggi razziali che avrebbero governato il mondo
ordinatamente, tenendo separate le razze. Sostenitrici dell’arianesimo. Di cui
ha teorizzato da ultimo l’origine “polare”.
Johnny
Torrio – È esistito, ed è anche un personaggio (minore) di
da Empoli, “Il mago del Cremlino”. “Presidente del consiglio” dei mafiosi di
Chicago, subito dopo la guerra, la Grande Guerra, un vero boss, “rispettato” da tutti. Fino a quando non emerse nelle sue
truppe un tipo che voleva prendere il suo posto e si chiamava A.Capone. E fu
così che, nel 1924, un pomeriggio di gennaio, verso le cinque, Johnny Torrio,
il presidente del consiglio dei mafiosi di Chicago, si accascia crivellato di
pallottole davanti casa. Lo portano all’ospedale, e lui dice alla polizia: “So
chi ha fatto il colpo, ma non sono un confidente”. Poi, quando sta meglio,
chiama Al Capone, gli dà le chiavi del business
e gli dice che ha voglia di rientrare in Italia. Risultato: “Ha vissuto ancora
quindici anni, per grazia di Dio, ed è morto tranquillamente nella sua casa a
Brooklyn”. (G. da Empoli,”Il mago del Cremlino” § 25).
Rodolfo
Valentino – Si celebra per i cento anni della morte, il 24
agosto 1926, a New York (a 31 anni, di peritonite trascurata), da ultimo su
otto pagine del settimanale “Robinson”, sempre e solo come il modello del latin lover. Per la capigliatura folta impomatata, e lo sguardo assassino, da
miope. Trascurando, anche nelle biografie, i dati familiari e personali delle origini. Si sa che è pugliese di
origine, ma non che di madre francese, Marie Gabrielle Bardin, istitutrice o
dama di compagnia dei marchesi Giovinazzi di Ducenta (la marchesa era una Ruffo
di Calabria), e di padre veterinario, già capitano di cavalleria, appassionato
di araldica (per la quale s’inventerà molti avi), Giovanni Guglielmi.
Battezzato come Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi. Terzo di quattro
figli, Beatrice, Alberto e Maria. Con la famiglia costretta presto a spostarsi,
prima a Taranto in casa di amici, poi a Perugia, dove la madre aveva trovato
occupazione. A Perugia fu interno per tre anni, fino ai 154, in un
convitto dell’Onaosi (Opera Nazionale
Assistenza Orfani Sanitari Italiani). Un adolescente sgraziato, e
indisciplinato. Espulso, tentò l’Istituto Nautico di Venezia. Ma non fu accettato
per la miopia, e altri problemi fisici. Riuscì a diplomarsi in Agraria, a 18
anni, a Genova, e ritornò a Taranto, da famiglie amiche.
Una biografia giovanile molto “contemporanea”, da
generazione Z. Da Taranto partì all’avventura per Parigi. Dove si trovò
occupazione come ballerino nei club.
Non guadagnò abbastanza e se ne tornò a Taranto. Dove si diffondeva la fama dei
successi in America di un musicista locale, Domenico Savino, di famiglia amica
dei Guglielmi. Partì allora, aveva 18 anni, per New York. Savino lo introdusse
al night-club di buona fama “Maxim”, dove fu assunto come taxi dancer, “partner a pagamento per
balli di coppia”. E la fortuna cominciò, con le gentildonne.
Rodolfo aveva preso l’onda giusta. Rafforzata dai
legami che presto stabilì con ballerine di lungo corso che avevano formazioni
proprie,Bonnie Glass e poi Joan Sawyer. Si fece un certo nome, e passò sulla
West Coast, a San Francisco, attore-cantante-ballerino di operette. Poi Hollywood.
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