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domenica 22 febbraio 2026

A Sud del S ud - il Sud visto da sotto (625)

Giuseppe Leuzzi


Una Olimpiade invernale è necessariamente una Olimpiade del Nord. Ma in questa di Milano-Cortina lombardo-veneta lo è anche in modo ideologico. Non solo perché gli atleti sono lombardi, veneti e valdostani. Si inneggia al Nord-Nord sotto le specie della Norvegia: tutti giganti. Nel senso dei due metri. Che non vuole dire nulla –abbiamo anche noi centravanti di due metri che non sanno giocare, mentre Haaland è un’altra cosa. Mentre la Norvegia – che è nostro incubo anche nel calcio, non solo sulla neve, noi che siamo tri-campioni del mondo – ha da quarant’anni uno statuto speciale per lo sport dei bambini, dai 6 ai 12 anni. Che consente a tutti di fare sport, in campagna come in città, con e senza soldi. E nove, quasi dieci, bambini su dieci lo praticano - normalmente più di uno.
 
Con cadenza mensile, se non ora settimanale, “Il Sole 24 Ore” affligge il lettore con le classifiche del meglio e del peggio, dove si vive meglio, dove ci si cura meglio, dove l’aria è migliore. Etc. Che è la maniera milanese di celebrare il Nord: sono graduatorie per cristallizzare le “inferiorità” del Sud. Ma l’ultima è curiosa. Per tutti gli esami clinici la regione peggiore (dove più lunga è l’attesa) è l’Abruzzo – solo per cardiologia e colonoscopia fa peggio la Puglia. Mentre dove tutto fila liscio è il Veneto - eccetto per l’ecodoppler dei tronchi sovraortici: qui viene prima Trento.
Solo per ortopedia viene primo - peggio – il Friuli Venezia Giulia. Cioè una regione di montagne.
 
Rocco Scotellaro “è vissuto molto poco ma ha dato tantissimo ed è rimasto un personaggio mitico nella cultura italiana e meridionale. Quello che ha fatto nella sua breve vita (è morto di trent’anni, n.d.r.) è bastato a farne um mito, perché?”, si chiede Goffredo Fofi in “Arcipelago Sud”. E si risponde: “Perché figlio di gente molto povera cresciuto in un paese di contadini”. E perché “ha avuto una madre di grande forza, come spesso nel Sud, che ha raccontato e pianto suo figlio”. La famigerata “donna del Sud”.
 
E l’uomo del Sud – sempre di Fofi, a proposito di Sellerio marito? “Enzo Sellerio, palermitano di forte ceppo ispanico e liberalmente barocco, era un uomo e un artista di forte carattere, un individualista vero, come ho avuto la fortuna di conoscerne pochi (come Sciascia, come Levi, come Pasolini, come la Morante e la Ortese)”.
 
Il Settentrione si capisce dal Meridione
“Forse adesso ti starai chiedendo”, dice Belpoliti a “Nord Nord” illustrando Villa Palagonia all’ipotetico interlocutore con cui sviluppa la narrazione, “perché sto qui a scrivere del Meridione in un libro che s’intitola ‘Nord Nord’”. E gli risponde. “Credo che tu sappia bene come il Settentrione lo si capisca solo attraverso il suo contrario, il Meridione”. Certo, si è il Nord di un Sud – anche Milano, poi, così piena di sé, è un Sud. E si spiega così, sempre Belpoliti col suo interlocutore, la “Lombardia siciliana” di Sciascia, “sulla scorta di Vittorini” – che, “nato a Siracusa, nella Magna Grecia, …s’era trasferito anche lui (come Ferdinando Scianna, il fotografo, n.dr.) a Milano e del tutto identificato con il Nord odierno, industriale, pragmatico”.
E dunque, com’è il Nord visto da Sud? “Secondo Vittorini, spiega Sciascia, il Nord si presenta come una forma d’ordine anche quando è scosso da conflitti; è in contrapposizione all’Isola, che invece è sempre caos, dispersione, negazione della Storia”.
Bisognava pensarci, a questo Nord “creato” dal Sud. Come un complesso di colpa. Una impossibilità. Un’impotenza.
Altrimenti, anche geograficamente la distinzione si complica. Risalendo alle sorgenti della Drava, “il più lungo fiume nato in Italia”, Belpoliti poi ricorda che fluisce nel Danubio, e quindi nel Mar  Nero, e si chiede: “Allora il Mar Nero dov’è: a nord o a sud? È a est, anche se nel suo percorso il Danubio dopo Budapest sembra flettere verso sud: attraversa la Serbia e la Bulgaria, poi si rialza un poco e sbocca un po’ più in alto”. Ma “il Mar Nero comunque non è a nord” – suona orientale.
È come al militare, ai questi della prova per ufficiale di complemento: è più a est Trieste o Napoli, è più a sud Napoli o Bari. E la verità è che l’Italia è come la diceva Churchill, non un pene eretto ma uno flaccido. Per concludere – sempre Belpoliti col suo anonimo interlocutore: “L’avrai già capito anche tu: il Nord non esiste, o meglio è qualcosa di fluttuante, legato a fattori di varia natura, non solo geografici, ma anche linguistici e storici. Per cui tutto è relativo e dipende da come si guardano le cose” – tanto più considerando che “anche la bussola, indispensabile per orientarsi, è alla fine solo un punto di vista”.
Non è una conclusione, ma Belpoliti se la “fa bastare”. L’aveva avanzata con il Meridione, di Dante e di Petrarca. Non c’era allora, Belpoliti fa notare, il Nord – non un “cosa” italiana. Ma solo la connotazione geografica, di Settentrione e Meridione. E non tra una parte e l’altra dell’Italia, si può aggiungere – l’Italia era una, e ben definita dalle Alpi, benché non ”esistesse”.
 
Sudismi\sadismi - Mafia Capitale
L’ex inchiesta Mafia Capitale, poi ribattezzata Mondo di Mezzo (dopo che la Cassazione ha decretato l’assenza di metodi mafiosi), continua a sgonfiarsi. I giudici della prima sezione penale di Roma hanno dichiarato, nell’ultimo rivolo dell’inchiesta con venti indagati, il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per Salvatore Buzzi. Assoluzione con formula piena, invece, per l’ex segretario del Pd romano, e capogruppo al Consiglio comunale, Francesco D’ausilio.
D’Ausilio allora giovane, nel 2014, viene assolto dopo undici anni e una carriera politica troncata dall’accusa di mafia in un processo farlocco con cui si immortalarono alcuni giudici siciliani, che non vedevano l’ora di avere la mafia a capo della Città Eterna. Si penserebbe che la guerra alla mafia si faccia circoscrivendone l’influenza e la disseminazione. Invece, e questo non è il solo caso, ci si compiace nel vederla ovunque.
Tra le tante vittime, questa antimafia ha fatto le cooperative sociali. Di ex detenuti in varie attività.  Che il Buzzi, condannato a venti o trenta anni per assassinio, ma plurilaureato, in Lettere prima e poi in Legge, a Rebibbia, attivista per la riorganizzazione delle carceri, graziato da Scalfaro nel 1994, aveva creato nel quadro della Lega delle Cooperative. Attive a Roma in molti servizi, e tutti efficienti. Poi svanite nel nulla – centinaia di ex carcerati senza più un’attività. Non difese dal Pd né dalla Lega, il sospetto di mafia è cancerogeno.
 
Cronache della differenza: Sicilia
Nell’ampio affettuoso medaglione che fa di Vincenzo Consolo siciliano di Milano, “Enzo”, nel suo “Nord Nord”, Marco Belpoliti lo ricorda anche spietato giornalista - corrispondente da Milano de “L’Ora” di Palermo – a proposito del suicidio di Franco Verga, un notabile democristiano milanese figlio di siciliani, “nel suo articolo ‘Morte d’un samaritano fra cinismo e kitsch’”.
Canis canem non est”, cane non mangia cane, si diceva in antico. Ma evidentemente  siciliano morde siciliano.
 
Il “Meridione-del-Meridione” la vuole lo stesso Belpoliti, raccontando di Ferdinando Scianna, la sua Bagheria rifiutata, e la “mostruosa” Villa Palagonia.
 
Vincenzo Ferrea, palermitano, è di casa nei teatri di Napoli. Roberto Andò, palermitano, è direttore del Mercadante a Napoli – città cui ha dedicato due o tre dei suoi film. Alfio Scuderi, palermitano, è regista importante a Napoli. Le Due Sicilie si fanno, tardi, a teatro.
 
“Quando vivevo a Palermo”, Goffredo Fofi ricorda nella galleria di personaggi che ha lasciato intitolata “Arcipelago Sud”, “dovetti accompagnare in giro per la città il sindaco (o il vice-sindaco?) di Oslo, insieme a una traduttrice, e questo signore voleva vedere due cose della Sicilia. La prima: i fichi d’India, perché aveva letto Grazia Deledda!” – la seconda i casini (“voleva sapere come fa uno Stato a prendere dei soldi su ogni cito, le cosiddette «marchette»”).
 
Ricordando Vittorio De Seta, il cineasta di “documentari bellissimi di venti minuti o poco più”, dedicati al Sud, specie alla Sicilia, “Isole di fuoco” (Eolie), “Lu tempu di li pisci spata”, lo Stretto, “Contadini del mare”, contadini in certi periodi, in altri pescatori, Fofi aggiunge la sua testimonianza, sui pescatori siciliani che non sapevano nuotare: “Un fatto che mi sbalordì quando vivevo tra Partinico e Trappeto, non sapevano nuotare, i loro figli spesso sì, ma loro no, dei vecchi nessuno sapeva nuotare, anche se di notte andavano in mare a pescare, anche in modi pericolosi,  perché, per esempio, il pesce spada non era facile da catturare”.
 
“Quasi tutte le città siciliane hanno sante patrone: Agata, Rosalia, Lucia, Barbara, Venera”, Francesco Merlo, “Posta e riposta”, la rubrica dei lettori di “la Repubblica”  - e Febronia, Catena, l’Immacolata, l’Assunta, la Madonna della Lettera, dell’Alemanna, Nera del Tindari, quella di Capo d’Orlando… 
 
Il catanese Verga “fu il maggiore narratore italiano del Novecento, come asseriva Elsa Morante”, ricorda Fofi, sempre in “Arcipelago Sud”. E aggiunge che “non era solo a reggere la bandiera della nuova letteratura”, citando gli altri catanesi, De Roberto, Capuana, Brancati, “i girgentini Pirandello e Sciascia”, “il nisseno Savarese”, Tomasi di Lampedusa, Consolo. Ai quali si possono aggiungere Martoglio e Ignazio Buttitta, perché no? E Natoli (“Wiliam Galt”). E Vittorini, Quasimodo, Piccolo, Bufalino, Camilleri, Terranova, la stessa “Luisa Adorno”.


leuzzi@antiit.eu

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