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A Sud del S ud - il Sud visto da sotto (625)
Giuseppe Leuzzi
Una Olimpiade invernale è necessariamente una
Olimpiade del Nord. Ma in questa di Milano-Cortina lombardo-veneta lo è anche
in modo ideologico. Non solo perché gli atleti sono lombardi, veneti e valdostani.
Si inneggia al Nord-Nord sotto le specie della Norvegia: tutti giganti. Nel senso
dei due metri. Che non vuole dire nulla –abbiamo anche noi centravanti di due
metri che non sanno giocare, mentre Haaland è un’altra cosa. Mentre la Norvegia
– che è nostro incubo anche nel calcio, non solo sulla neve, noi che siamo
tri-campioni del mondo – ha da quarant’anni uno statuto speciale per lo sport
dei bambini, dai 6 ai 12 anni. Che consente a tutti di fare sport, in campagna
come in città, con e senza soldi. E nove, quasi dieci, bambini su dieci lo praticano - normalmente più di uno.
Con cadenza mensile, se non ora
settimanale, “Il Sole 24 Ore” affligge il lettore con le classifiche del meglio
e del peggio, dove si vive meglio, dove ci si cura meglio, dove l’aria è
migliore. Etc. Che è la maniera milanese di celebrare il Nord: sono graduatorie
per cristallizzare le “inferiorità” del Sud. Ma l’ultima è curiosa. Per tutti
gli esami clinici la regione peggiore (dove più lunga è l’attesa) è l’Abruzzo –
solo per cardiologia e colonoscopia fa peggio la Puglia. Mentre dove tutto fila
liscio è il Veneto - eccetto per l’ecodoppler dei tronchi sovraortici: qui
viene prima Trento.
Solo per ortopedia viene primo
- peggio – il Friuli Venezia Giulia. Cioè una regione di montagne.
Rocco Scotellaro “è vissuto
molto poco ma ha dato tantissimo ed è rimasto un personaggio mitico nella cultura
italiana e meridionale. Quello che ha fatto nella sua breve vita (è morto di
trent’anni, n.d.r.) è bastato a farne um mito, perché?”, si chiede Goffredo Fofi
in “Arcipelago Sud”. E si risponde: “Perché figlio di gente molto povera cresciuto
in un paese di contadini”. E perché “ha avuto una madre di grande forza, come
spesso nel Sud, che ha raccontato e pianto suo figlio”. La famigerata “donna
del Sud”.
E l’uomo del Sud – sempre di Fofi,
a proposito di Sellerio marito? “Enzo Sellerio, palermitano di forte ceppo
ispanico e liberalmente barocco, era un uomo e un artista di forte carattere, un
individualista vero, come ho avuto la fortuna di conoscerne pochi (come Sciascia,
come Levi, come Pasolini, come la Morante e la Ortese)”.
Il Settentrione si
capisce dal Meridione
“Forse adesso ti starai
chiedendo”, dice Belpoliti a “Nord Nord” illustrando Villa Palagonia all’ipotetico
interlocutore con cui sviluppa la narrazione, “perché sto qui a scrivere del
Meridione in un libro che s’intitola ‘Nord Nord’”. E gli risponde. “Credo che tu
sappia bene come il Settentrione lo si capisca solo attraverso il suo
contrario, il Meridione”. Certo, si è il Nord di un Sud – anche Milano, poi,
così piena di sé, è un Sud. E si spiega così, sempre Belpoliti col suo
interlocutore, la “Lombardia siciliana” di Sciascia, “sulla scorta di Vittorini”
– che, “nato a Siracusa, nella Magna Grecia, …s’era trasferito anche lui (come Ferdinando
Scianna, il fotografo, n.dr.) a Milano e del tutto identificato con il Nord odierno,
industriale, pragmatico”.
E dunque, com’è il Nord visto
da Sud? “Secondo Vittorini, spiega Sciascia, il Nord si presenta come una forma
d’ordine anche quando è scosso da conflitti; è in contrapposizione all’Isola,
che invece è sempre caos, dispersione, negazione della Storia”.
Bisognava pensarci, a questo
Nord “creato” dal Sud. Come un complesso di colpa. Una impossibilità. Un’impotenza.
Altrimenti, anche
geograficamente la distinzione si complica. Risalendo alle sorgenti della
Drava, “il più lungo fiume nato in Italia”, Belpoliti poi ricorda che fluisce
nel Danubio, e quindi nel Mar Nero, e si
chiede: “Allora il Mar Nero dov’è: a nord o a sud? È a est, anche se nel suo
percorso il Danubio dopo Budapest sembra flettere verso sud: attraversa la
Serbia e la Bulgaria, poi si rialza un poco e sbocca un po’ più in alto”. Ma
“il Mar Nero comunque non è a nord” – suona orientale.
È come al militare, ai questi della
prova per ufficiale di complemento: è più a est Trieste o Napoli, è più a sud
Napoli o Bari. E la verità è che l’Italia è come la diceva Churchill, non un pene
eretto ma uno flaccido. Per concludere – sempre Belpoliti col suo anonimo interlocutore:
“L’avrai già capito anche tu: il Nord non esiste, o meglio è qualcosa di
fluttuante, legato a fattori di varia natura, non solo geografici, ma anche
linguistici e storici. Per cui tutto è relativo e dipende da come si guardano
le cose” – tanto più considerando che “anche la bussola, indispensabile per
orientarsi, è alla fine solo un punto di vista”.
Non è una conclusione, ma Belpoliti
se la “fa bastare”. L’aveva avanzata con il Meridione, di Dante e di Petrarca.
Non c’era allora, Belpoliti fa notare, il Nord – non un “cosa” italiana. Ma
solo la connotazione geografica, di Settentrione e Meridione. E non tra una
parte e l’altra dell’Italia, si può aggiungere – l’Italia era una, e ben definita
dalle Alpi, benché non ”esistesse”.
Sudismi\sadismi - Mafia Capitale
L’ex
inchiesta Mafia Capitale, poi ribattezzata Mondo di Mezzo (dopo che la Cassazione ha decretato
l’assenza di metodi mafiosi), continua a sgonfiarsi. I giudici della prima sezione penale di
Roma hanno dichiarato, nell’ultimo rivolo dell’inchiesta con venti indagati, il
non doversi procedere per intervenuta prescrizione per
Salvatore Buzzi. Assoluzione
con formula piena, invece, per l’ex segretario del Pd romano, e capogruppo al
Consiglio comunale, Francesco D’ausilio.
D’Ausilio allora giovane, nel 2014, viene
assolto dopo undici anni e una carriera politica troncata dall’accusa di mafia
in un processo farlocco con cui si immortalarono alcuni giudici siciliani, che
non vedevano l’ora di avere la mafia a capo della Città Eterna. Si penserebbe
che la guerra alla mafia si faccia circoscrivendone l’influenza e la
disseminazione. Invece, e questo non è il solo caso, ci si compiace nel vederla
ovunque.
Tra le tante vittime, questa antimafia ha
fatto le cooperative sociali. Di ex detenuti in varie attività. Che il Buzzi, condannato a venti o trenta anni
per assassinio, ma plurilaureato, in Lettere prima e poi in Legge, a Rebibbia, attivista
per la riorganizzazione delle carceri, graziato da Scalfaro nel 1994, aveva
creato nel quadro della Lega delle Cooperative. Attive a Roma in molti servizi,
e tutti efficienti. Poi svanite nel nulla – centinaia di ex carcerati senza più
un’attività. Non difese dal Pd né dalla Lega, il sospetto di mafia è
cancerogeno.
Cronache
della differenza: Sicilia
Nell’ampio affettuoso medaglione che fa di Vincenzo
Consolo siciliano di Milano, “Enzo”, nel suo “Nord Nord”, Marco Belpoliti lo
ricorda anche spietato giornalista - corrispondente da Milano de “L’Ora” di
Palermo – a proposito del suicidio di Franco Verga, un notabile democristiano
milanese figlio di siciliani, “nel suo articolo ‘Morte d’un samaritano fra
cinismo e kitsch’”.
“Canis canem non est”, cane non mangia
cane, si diceva in antico. Ma evidentemente siciliano morde siciliano.
Il “Meridione-del-Meridione” la vuole lo stesso
Belpoliti, raccontando di Ferdinando Scianna, la sua Bagheria rifiutata, e la “mostruosa”
Villa Palagonia.
Vincenzo Ferrea, palermitano, è di casa nei teatri di
Napoli. Roberto Andò, palermitano, è direttore del Mercadante a Napoli – città cui
ha dedicato due o tre dei suoi film. Alfio Scuderi, palermitano, è regista importante
a Napoli. Le Due Sicilie si fanno, tardi, a teatro.
“Quando vivevo a Palermo”, Goffredo Fofi ricorda nella
galleria di personaggi che ha lasciato intitolata “Arcipelago Sud”, “dovetti
accompagnare in giro per la città il sindaco (o il vice-sindaco?)
di Oslo, insieme a una traduttrice, e questo signore voleva vedere due cose della Sicilia.
La prima: i fichi d’India, perché aveva letto Grazia Deledda!” – la seconda i casini
(“voleva sapere come fa uno Stato a prendere dei soldi su ogni cito, le
cosiddette «marchette»”).
Ricordando Vittorio De Seta, il cineasta di
“documentari bellissimi di venti minuti o poco più”, dedicati al Sud, specie alla
Sicilia, “Isole di fuoco” (Eolie), “Lu tempu di li pisci spata”, lo Stretto,
“Contadini del mare”, contadini in certi periodi, in altri pescatori, Fofi aggiunge
la sua testimonianza, sui pescatori siciliani che non sapevano nuotare: “Un
fatto che mi sbalordì quando vivevo tra Partinico e Trappeto, non sapevano
nuotare, i loro figli spesso sì, ma loro no, dei vecchi nessuno sapeva nuotare,
anche se di notte andavano in mare a pescare, anche in modi pericolosi, perché, per esempio, il pesce spada non era
facile da catturare”.
“Quasi tutte le città siciliane hanno sante patrone:
Agata, Rosalia, Lucia, Barbara, Venera”, Francesco Merlo, “Posta e riposta”, la
rubrica dei lettori di “la Repubblica” -
e Febronia, Catena, l’Immacolata, l’Assunta, la Madonna della Lettera, dell’Alemanna,
Nera del Tindari, quella di Capo d’Orlando…
Il
catanese Verga “fu il maggiore narratore italiano del Novecento, come asseriva
Elsa Morante”, ricorda Fofi, sempre in “Arcipelago Sud”. E aggiunge che “non
era solo a reggere la bandiera della nuova letteratura”, citando gli altri catanesi,
De Roberto, Capuana, Brancati, “i girgentini Pirandello e Sciascia”, “il
nisseno Savarese”, Tomasi di Lampedusa, Consolo. Ai quali si possono aggiungere
Martoglio e Ignazio Buttitta, perché no? E Natoli (“Wiliam Galt”). E Vittorini,
Quasimodo, Piccolo, Bufalino, Camilleri, Terranova, la stessa “Luisa Adorno”.
leuzzi@antiit.eu
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