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martedì 24 febbraio 2026

Letture - 607

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Artiste – “Nella ‘Storia dell’arte italiana’ di Giulio Carlo Argan, su cui ho studiato, non era citata neppure una donna!”, Maria Grazia Chiuri. Argan sindaco comunista di Roma, 1976-1979: la sua “Storia” è del 1968, quando già da oltre mezzo secolo, 1913, Longhi aveva “scoperto” Artemisia Gentileschi.
 
Asciugatori delle Pareti – O inquilini asciugatori,”Trockenmieter” nella parlata di Berlino, in uso nella Berlino guglielmina, che cresceva troppo, troppo in fretta: “Si era diffusa l’abitudine di affittare gli appartamenti quando l’intonaco non era ancora asciugato a inquilini che per la scomodità dell’ambiente pagavano una pigione ridotta” – Saverio Campanini lo spiega, a proposito dello stesso Scholem, nel lungo saggio con cui presenta gli studi di Gershom Scholem su Pico della Mirandola e le sue fonti in materia di Qabbalah, “Cabbalisti cristiani”.  
 
Caratteri nazionali – “All’America devo i favori della fortuna”, spiega Peer Gynt ai compagni di avventure in Marocco, all’atto quarto: “La biblioteca ben fornita proviene dalla giovane scuola tedesca (siamo negli anni 1860. n.d.r.); la Francia mi ha dato l’abito, i modi, e quel pochino di spirito, l’Inghilterra l’assiduità al lavoro e la acuta percezione del mio interesse. Dagli ebrei ho imparato l’arte di aspettare, dagli italiani il piacere del dolce far niente…”.
I caratteri nazionali erano in voga nel secondo Ottocento, l’epoca dei nazionalismi – Ibsen scriveva “Peer Gynt”, a Casamicciola e poi a Sorrento, nell’estate del 1867. Ma non si pensa diversamente oggi.
Il primo volume, oltre mille pagine, della “Storia d’Italia Einaudi” del 1972, sei volumi, dieci tomi, i curatori Romano e Vivanti hanno intitolato “I caratteri originali”.
 
Complessità – La follia – nell’accostamento di Guido Paduano, che ci ha scritto sopra un trattato, “Follia e letteratura”, nella sintesi che ne fa a Gnoli su “Robinson”? “Non c’è un denominatore comune nella follia. Per parafrasare una celebre frase: tutti i sani sono uguali alla stessa maniera, mentre ogni folle è diverso a suo modo. Re Lear e don Chisciotte sono quasi contemporanei e rappresentano il punto più profondo al quale la follia si è spinta nell’abisso della complessità”.
 
Dante – La “Commedia” “di base è un’autobiografia” - la stilista Maria Grazia Chiuri, costumista per l’opera “Inferno” di Lucia Ronchetti all’Opera di Roma. Un selfie ante litteram? È per questo, continua Chiuri, che “nei versi ci si può identificare ancora adesso. Sottolinea l’importanza dell’amore come motore universale, parla di etica e di decadenza politica, di esilio e sradicamento”.
Per Lucia Rnchetti “la ‘Divina Commedia’ è una Bibbia studiata e ristudiata, il primo libro erotico e horror avuto tra le mani”.
 
Etna –“L’unico vulcano femmina della nostra Penisola”, Marco Belpoliti, “Nord Nord” - attribuito a Nadia (Ballo?).
 
Gaza Dreamland – Il sogno di Trump era già di “Peer Gynt”, nella sua fantasia in Marocco, al bordo del Sahara, all’atto quarto: “Gli balena un’idea” nelle note di scena, annaffiare il deserto - una cornucopia segue, di ogni bene e meraviglia.  
 
Kafka – Cosa ne resta a Praga? “È diventato una fonte di guadagno per un’intera città, fra gadget, guide, musei, caffè. c’è sempre più Kafka a Praga, ma è sempre meno vivo. Questo mi ha spinto a guardarlo dalla prospettiva di oggi”, Agnieszka Holland del suo ultimo film, “Franz”.
Holland aveva studiato a Praga, alla Scuola del Cinema, all’epoca della “Primavera” politica, 1968, quando Cecoslovacchia, Polonia et al. erano parte dell’impero sovietico. E ricorda: “Milan Kundera insegnava storia della letteratura. Trasmetteva il fascino di Kafka e della letteratura di lingua tedesca. Parlava di Broch, Musil e altri autori di quel mondo. In Cecoslovacchia all’epoca erano sconosciuti. Io in Polonia li avevo letti”.
 
Lotteria – Il lotto, che il Devoto fa derivare dal gotico “klauts”, sorte, Marco Belpoliti in “Nord Nord”, p.214, si compiace di associare a Lorenzo Lotto, che in Ancona, in tarda età, “ridotto in miseria”, accudito dai frati domenicani, ne organizzò una: “La mise in piedi nell’agosto del 1550, per vendere sedici quadri e trenta cartoni che aveva preparato per le tarsie di Bergamo, ma vendette quasi nulla”.
 
Mutilazioni di guerra – Molto praticate dagli italiani in guerra, soprattutto nella Grande Guerra, secondo gli alti comandi, da arte dei soldati per sfuggire al fronte, sono prassi normale nel “Peer Gynt” di Ibsen, 1867, in aperura dell’atto terzo, dove il coboldo protagonista di fughe oniriche “vede” tra i suoi esseri immaginari un ragazzo che “s’è mozzato netto il dito. Un dito insostituibile! Tutto il dito! Senza che nessuno lo obbligasse!” E poi si piega il perché: “Ah adesso mi ricordo… È l’unico modo per liberarsi dal servizio del re. Dev’essere così. Volevano mandarlo in guerra e lui, si capisce, non voleva partire. Ma mutilarsi….? Per sempre?”.
 
Lucio Piccolo – “Teneva concioni interminabili”, Belpoliti in “Nord Nord” , p. 80, sa fa dire da Vincenzo Consolo, “Enzo”, che lo aveva praticato in gioventù – “un suo maestro diceva lui”.
 
Poeti maledetti – Ma è solo una definizione di Verlaine perseguitato dall’alcol e dagli ufficiali i giudiziari. Lo ricorda Piero Boitani recensendone la riedizione nella Pléiade. Era il titolo che appose all’antologia di Corbière, Rimbaud e Mallarmé, con se stesso nel ruolo di curatore, con lo pseudonimo “Pauvre Lélian”, nel 1884.  
 
Russia-Urss – L’ultimo impero europeo? Ma con “il capovolgimento completo dei valori che avevano costruito l’Europa” – card. Ratzinger (poi papa Benedetto XVI), “Conferenza alla Biblioteca del Senato”, 13 maggio 2004, ora in “L’Occidente vincerà”). Per “il modello totalitario”, che “si collegava a una filosofia della storia rigidamente materialistica e ateistica”. Dopo la “rottura” operata dall’Illuminismo: “Non ci sono più valori indipendenti dagli scopi del progresso, tutto può, in un dato momento, essere permesso e persino necessario… Anche l’uomo può diventare uno strumento”. Ed è un fatto che “i sistemi comunisti sono naufragati innanzitutto per il loro falso dogmatismo economico”. Non per il totalitarismo, per il pil  - è la lezione che Deng Hsiao Ping aveva tratto dai fallimenti del maoismo, e su cui ha impiantato il robusto impero cinese, seppure sempre comunista, strumentale - semplicemente, rilevava Ratzinger vent’anni fa, “i veterocomunisti sono diventati senza esitazioni liberali in economia”.

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