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sabato 28 febbraio 2026

L'azzardo di Trump lo isola

Lo scià ha perso il trono, e l’Iran, non per la modernizzazione forzata, e forzatamente laica (che poi era la militarizzazione dei maestri rurali, per obbligare all’alfabetizzazione, e il lavoro alle donne, retribuito, in pubblico), ma per il colpo di Stato, ora si dice regime change, della Cia nel 1953 contro il premier eletto Mossadeq, da lui abbandonato. Aveva fatto il Paese potente e ricco, e niente: trentacinque anni dopo lo scià “triste” si ritrovò solo, oscurato da un ayatollah di terz’ordine - “portato” dai servizi segreti francesi e americani. L’Iran non è un “paese del Terzo mondo” (non è l’Iraq, creazione di Gertrude Bell un secolo fa), ha storia e memoria. Nessuno, nemmeno i familiari delle migliaia, decine di migliaia, di giovani e manifestanti contro il regime il mese scorso, sosterrà un colpo di mano israelo-americano. Anche se - tanto più se - liquidasse Khamenei.

L’attacco sarà comunque un “divide” tra Europa e Usa. Vero questa volta, non come la commedia dei dazi. L’attacco è stato organizzato da Israele - stamani lo annunciava perfino sul “Foglio”. Con la protezione americana, il formidabile schieramento aeronavale americano di copertura. E questo, nei concitati scambi tra le cancellerie europee questa mattina, che non ne sapevano nulla, è già due fatti: Trump, per un qualche motivo, è subordinato a Netanyahu, gli Stati Uniti non hanno più potere negoziale, non in Medio Oriente e neppure in Ucraina. Questa voltala sorpresa di Trump è vista come un azzardo - un colpo di Stato dallesterno.

Sono inoltre attesi contraccolpi tra i principati della penisola arabica. Sia che il regime change fallisca sia, peggio, che riesca. Sono regimi personali, familiari (“stati patrimoniali” nel vecchio diritto), che si reggono con la protezione americana, per i quali la protezione, che ha portato agli “accordi di Abramo, potrebbe ora risultare ingombrante – l’Arabia Saudita si è già aperto varchi in altre direzioni.
L’attacco, seppure indiretto, all’Iran mentre con l’Iran era aperto un negoziato a Mascate, potrebbe anche aprire una crisi nella “diplomazia personale” di Trump. Con dimissioni o proteste al Dipartimento di Stato, se non con le dimissioni del ministro degli Esteri Rubio.
 

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