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L'azzardo di Trump lo isola
Lo scià ha perso il trono,
e l’Iran, non per la modernizzazione forzata, e forzatamente laica (che poi era
la militarizzazione dei maestri rurali, per obbligare all’alfabetizzazione, e il
lavoro alle donne, retribuito, in pubblico), ma per il colpo di Stato, ora si
dice regime change, della Cia nel 1953 contro il premier eletto
Mossadeq, da lui abbandonato. Aveva fatto il Paese potente e ricco, e niente: trentacinque anni dopo lo scià “triste” si ritrovò
solo, oscurato da un ayatollah di terz’ordine - “portato” dai servizi segreti francesi e americani. L’Iran non è un “paese del Terzo
mondo” (non è l’Iraq, creazione di Gertrude Bell un secolo fa), ha storia e memoria. Nessuno, nemmeno i familiari delle migliaia,
decine di migliaia, di giovani e manifestanti contro il regime il mese scorso,
sosterrà un colpo di mano israelo-americano. Anche se - tanto più se - liquidasse Khamenei.
L’attacco sarà comunque
un “divide” tra Europa e Usa. Vero questa volta, non come la commedia dei dazi.
L’attacco è stato organizzato da Israele - stamani lo annunciava perfino sul “Foglio”.
Con la protezione americana, il formidabile schieramento aeronavale americano
di copertura. E questo, nei concitati scambi tra le cancellerie europee questa
mattina, che non ne sapevano nulla, è già due fatti: Trump, per un qualche motivo, è subordinato a
Netanyahu, gli Stati Uniti non hanno più potere negoziale, non in Medio Oriente
e neppure in Ucraina. Questa voltala sorpresa di Trump è vista come un azzardo - un colpo di Stato dall’esterno.
Sono inoltre attesi
contraccolpi tra i principati della penisola arabica. Sia che il regime
change fallisca sia, peggio, che riesca. Sono regimi personali, familiari
(“stati patrimoniali” nel vecchio diritto), che si reggono con la protezione
americana, per i quali la protezione, che ha portato agli “accordi di Abramo,
potrebbe ora risultare ingombrante – l’Arabia Saudita si è già aperto varchi in
altre direzioni.
L’attacco, seppure
indiretto, all’Iran mentre con l’Iran era aperto un negoziato a Mascate, potrebbe
anche aprire una crisi nella “diplomazia personale” di Trump. Con dimissioni o
proteste al Dipartimento di Stato, se non con le dimissioni del ministro degli
Esteri Rubio.
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