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lunedì 24 agosto 2026

Ma che ci raccontano - Lavitola

Settimane, mesi ormai, di Lavitola-Ranucci story e manca l'essenziale. Che il ristorante Cefalù non era trendy, non aveva tutta Roma in coda, vi si pranzava tranquillamente all' ultimo minuto. Non un bistrot, anche se arredato con buongusto - come i due bistrot del quartere, il Caffè Vert dell'architetto Quintiliani, e il Bixio della stilista Frida Giannini. Uno dei sei ristoranti del quartiere, nato come costola della pescheria che lo affianca, in un sito decentrato e anonimo, un strada di scorrimento, piccolo, stretto, su un marciapiedi non largo - in un'area che invece un caffè stile Futurismo nobilita.

Ranucci ci è capitato per incontrare una donna, amica o amante. Mieli e Cappellini ( direttore di "la Repubblica"), da soli, senza compagnia,  non per svago, nel sito decentrato e anonimo dove sta il Cefalù, per incontrarvi Ranucci? Per scoprire o concordare che?

Lavitola non nasce dal nulla, soprattutto per un giornalista. Ha un passato noto di maneggione e truffatore. Ha intascato oltre 20 milioni di contributi pubblici per un falso giornale di un falso partito socialista - forte di un'amicizia decisiva alla Direzione Editoria di Palazzo Chigi. Di questo è stato riconosciuto colpevole, ha fatto il carcere, e dovrà risarcire la somma. Il giornale faceva dirigere nominalmente da un nullafacente, che poi fece senatore con i voti di Di Pietro - e infine portò da Di Pietro a Berlusconi, che aveva bisogno di un voto in Senato. Per Berlusconi si era distinto poi nell'affare delle prosperose ragazze pugliesi desiderose di una notte nel "lettone di Putin", a palazzo Grazioli a Roma, residenza dell'allora Cav.

Tutto questo era noto a tutti i giornalisti. E tuttavia abbiamo visto un montaggio IA su molti giornali in cui un Lavitola giovanile, magro e bello sfoglia pensieroso un giornale con la testata del Psi, "Avanti!", in corsivo, invece  che la imitazione, "L'Avanti!", con cui concorreva ai fondi per l'Editoria - il partito Socialista ha dovuto fare una lunga spiegazione, per dire quello  che tutti, nei giornali e online, sanno.

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