Kalyaev, giovane poeta neo rivoluzionario, è incaricato a Mosca dell'attentato al granduca Serge, che governa la città con pugno di ferro. Lanciando una bomba che Dora, rivoluzionaria sperimentata, ha preparato. Tra i mugugni degli altri rivoluzionari con più esperienza.
Una prima volta Kalyaev esita, perché nella vettura sono col granduca i figli piccoli e la granduchessa. Animose discussioni seguono. Ma al secondo tentativo la bomba è lanciata. Nella repressione successiva la granduchessa Elisabeth offre la grazia, per pacificare gli animi. Ma Kalyaev la rifiuta, e va alla forca. Dora si prepara a sua volta al sacrificio per ricongiungersi all'amato. Non c'è giustizia, non c'è pace - forse in un aldilà che non esiste?
Camus si è cimentato quattro volte col teatro. Questo dramma è l'ultimo, 1949, quando era difficile drammatizzare la rivoluzione, con la guerra fredda all'apice. La rivoluzione è dunque il rifiuto di sé stessi, o un atto (privato anch'esso) di amore. Immedesimarsi nella temperie del pre-bolscevismo dev'essere stato difficile per Camus. Che del resto non si trova a suo agio nelle rivoluzioni, intese come violenza (terrorismo, sommossa). Una scommessa? Una sfida, ai professionisti della rivoluzione?
Kalyaev è ucraino. Ma non fa differenza.
Albert Camus Les justes, Folio, pp. 150 € 6

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