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Migranti al mercatino
Ci sono criteri
per l’accettazione dei migranti irregolari? Ce ne sono per il rifiuto? No. Cioè,
ci sono, ma in complessi regolamenti. Che poi ogni polizia si adatta - i
regolamenti europei sono un optional,
si possono seguire e anche no (basta l’ermeneutica, la interpretazione).
Ora c’è in Germania
un ministro dell’Interno, che “la Repubblica” oggi consacra statista, a cui
altrove non farebbero gestire una drogheria, uno della destra democristiana, la
parte Csu della Cdu-Csu, insomma un bavarese, che ha il compito di “fare la
faccia feroce” contro il partito concorrente Alternative für Deutschland, e rimanda
all’Italia e alla Grecia un buon numero di migranti. In quanto Paesi di primo
approdo. Dicendo semplicemente: non li vogliamo, riprendenteveli, come se fossero
italiani o greci.
Questa conclusione
non è per ridere. Il ministro dell’Interno a Berlino si chiama Dobrindt, ed è
quello che nel 2011 chiese, con dichiarazioni pubbliche, il fallimento dell’Italia.
Come se con l’Italia non sarebbe fallita anche la Germania.
Che fare con
personaggi del genere – lasciamo stare l’Europa? Forse come fa Piantedosi: sì,
me li riprendo (non se li ripretnde, in realtà . n.d.r. – non è prassi
europea, tropppo lineare), ma defalcando tutti quelli che le ong tedesche hanno
depositato in Italia. Altro che politica.
L’immigrazione è
un cosa seria. L’Austria, per ditre, che per decenni dopo la guerra, pur a
corto di uomini, faticatori, ha fatto una politica di crescita zero per non avere
immigrati tra i piedi (melglio poveri che pieni di gastarbeiter – quando gli immigrati erano italiani, spanoli, greci
e portoghesi…), ha oggi la percentuale più alta (escluso il Lussemburgo, alla pari
con Cipro e con Malta) di residenti stranieri nati all’estero, il 20 per cento.
Però, non si riesce a prendela sul serio – l’immigrazione.
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