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lunedì 7 settembre 2026

Stop al russo a Odessa

“Una città a maggioranza russofona in Ucraina sta valutando il divieto della lingua nelle arti”, annuncia la Bbc (siamo di nuovo a Radio Londra…..). Non una città qualsiasi, Odessa, cioè cosmpolitismo, tradizioni, tolleranza: “Odessa, la terza città più grande dell’Ucraina, deciderà in settimana un controverso piano per “vietare la lingua russa nelle arti”.
“La proposta al vaglio dei consiglieri comunali mira ad inasprire le restrizioni già imposte dalla legislazione nazionale all’ingresso dei cittadini russi. La questione è particolarmente significativa perché Odessa è una città a stragrande maggioranza russofona, sebbene il divieto riguarderebbe solo gli spazi pubblici e l’uso quotidiano della lingua russa rimarrebbe inalterato.
“Per milioni di ucraini, il russo è la prima lingua, compresi molti soldati che difendono il paese nella guerra contro la Russia, anche se l’ucraino è l’unica lingua ufficiale. È parlato dalla maggioranza della popolazione, e alcuni lo considerano uno strumento di influenza russa.
“La proposta presentata a Odessa, città quotidianamente bersaglio di attacchi di droni e missili russi, prevede la completa interruzione di contenuti in lingua russa nella musica e nella letteratura, nelle strade, nei parchi, nelle istituzioni pubbliche e nei luoghi di spettacolo e artistici statali. Si raccomanda inoltre un divieto negli spazi privati.
“In una città famosa per scrittori e musicisti di lingua russa, la proposta ha suscitato forti reazioni. Il divieto si estenderebbe negli spazi pubblici anche alle vecchie canzoni di Odessa, pressoché universalmente conosciute in tutta la ex Unione Sovietica. Tutti i libri in lingua russa verrebbero rimossi dagli scaffali delle biblioteche pubbliche. Attualmente, possono essere esposti, ma non in posizione di rilievo”.
Non è una curiosità, è il cuore del problema: cancellare due o tre secoli di storia – il principio della storia che non va avanti ma guarda all’indietro, preposterous, assurdo, che tanti danno sta facendo in Medio Oriente (anche a Israele, che lo pratica). In Ucraina c’e già, con la presidenza Zelensky dal 2019, è all’origine della guerra e il cuore del problema – e lo è ancora nei paesi baltici, in Polonia, perfino in Romania (la Bessarabia, oggi Moldavia). Come già 35 anni fa nelle stragi tra gli slavi dell’ex Jugoslavia.
L’Europa all’ora degli slavi, di un tribalismo vivo e fervido, esclusivo, non sarà facile. Mentre si celebrano, ipocritamente?, gli accordi De Gasperi-Gruber, che vietarono la storia rivolta all’indietro – saggiamente: a quale indietro fermarsi, a quello del più forte? in quale momento?).

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