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Stop al russo a Odessa
“Una città a maggioranza russofona in
Ucraina sta valutando il divieto della lingua nelle arti”, annuncia la Bbc
(siamo di nuovo a Radio Londra…..). Non una città qualsiasi, Odessa, cioè
cosmpolitismo, tradizioni, tolleranza: “Odessa, la terza città più grande dell’Ucraina,
deciderà in settimana un controverso piano per “vietare la lingua russa nelle
arti”.
“La proposta al vaglio dei consiglieri
comunali mira ad inasprire le restrizioni già imposte dalla legislazione
nazionale all’ingresso dei cittadini russi. La questione è particolarmente
significativa perché Odessa è una città a stragrande maggioranza russofona,
sebbene il divieto riguarderebbe solo gli spazi pubblici e l’uso quotidiano
della lingua russa rimarrebbe inalterato.
“Per milioni di ucraini, il russo è la
prima lingua, compresi molti soldati che difendono il paese nella guerra contro
la Russia, anche se l’ucraino è l’unica lingua ufficiale. È parlato dalla
maggioranza della popolazione, e alcuni lo considerano uno strumento di
influenza russa.
“La proposta presentata a Odessa, città
quotidianamente bersaglio di attacchi di droni e missili russi, prevede la
completa interruzione di contenuti in lingua russa nella musica e nella
letteratura, nelle strade, nei parchi, nelle istituzioni pubbliche e nei luoghi
di spettacolo e artistici statali. Si raccomanda inoltre un divieto negli spazi
privati.
“In una città famosa per scrittori e
musicisti di lingua russa, la proposta ha suscitato forti reazioni. Il divieto si estenderebbe negli spazi
pubblici anche alle vecchie canzoni di Odessa, pressoché universalmente
conosciute in tutta la ex Unione Sovietica. Tutti i libri in lingua russa
verrebbero rimossi dagli scaffali delle biblioteche pubbliche. Attualmente,
possono essere esposti, ma non in posizione di rilievo”.
Non è una curiosità, è il cuore del
problema: cancellare due o tre secoli di storia – il principio della storia che
non va avanti ma guarda all’indietro, preposterous, assurdo, che tanti
danno sta facendo in Medio Oriente (anche a Israele, che lo pratica). In Ucraina
c’e già, con la presidenza Zelensky dal 2019, è all’origine della guerra e il
cuore del problema – e lo è ancora nei paesi baltici, in Polonia, perfino in Romania
(la Bessarabia, oggi Moldavia). Come già 35 anni fa nelle stragi tra gli slavi
dell’ex Jugoslavia.
L’Europa all’ora degli slavi, di un
tribalismo vivo e fervido, esclusivo, non sarà facile. Mentre si celebrano, ipocritamente?,
gli accordi De Gasperi-Gruber, che vietarono la storia rivolta all’indietro – saggiamente:
a quale indietro fermarsi, a quello del più forte? in quale momento?).
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