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lunedì 7 settembre 2026

Se la Lega fa paura in Germania

Con Afd non rinasce il nazismo in Germania. È estremista ma non troppo, e in campo da tempo senza aver vinto niente, o quasi. Bossi al confronto, con appena un paio di anni di attività politica, in provincia, e un “programma”, una serie di uscite senza capo né coda, ben più radicali di Afd, “remigrazioni” e “fascismo” compresi, fu lanciato dalla Lombardia al voto nazionale del 1990, con quasi il 20 per cento dei suffragi. Dalla Lombardia. E in particolare da Milano. E per la capitale morale d’Italia da Milano 1, la circoscrizione degli intelletuali e dei ricchi.
Afd trionfa in Sassonia-Anhalt, un Land piccolo, con la popolazione più povera e più vecchia della Germania – dal 1989 si è emigrato in massa verso l’Ovest. Ha una capitale importante storicamente, Magdeburgo, ma solo due milioni di abitanti. Dei quali hanno votato 1,2 milioni. Mezzo milione dei quali, poco più, per Afd, la destra estrema. Da qui il giornalismo del panico: il nazismo è tornato.
Si può, bisogna, mettere la vittoria di Afd in Sassonia-Anhalt in quadro. Bossi aveva un “programma”, si fa per dire, molto più radicale, senza essere radicato, aveva voce da un paio d’anni, e come personaggio marginale e bislacco (Afd è in attività da un quindicennio, e strutturata come partito, dove si discute), quando nel 1990 la Lombardia, Milano, lo portarono al proscenio – e poi gli diedero, sempre Milano, anche se non più la Milano 1, ripetute sindacature. Una Lega Lombarda, non dei pochi e vecchi. Malgrado un “programma” da manicomio: la “Padania”, l’indipendenza della “Padania”, la secessione, il marco come moneta, le Camicie Verdi, l’ampolla di non si sa che.
Una Lega che fu subito adottata dal Tri-Veneto. Col “matrimonio” del Doge e altre scemenze. Nonché col vilipendio del Parlamento. Col professor Miglio, la Milano migliore, che argomentava placido: “Quando sbuco col treno su Firenze mi sento all’estero”.
La grande differenza è questa. Che Sassonia-Anhalt, anche con Afd, non potrà peggiorare, è proprio il buco del culo della Germania. Mentre Milano cosa ha avuto dalla Lega? Un quarto di secolo di barbaro provincialismo, oltre alle scemenze e agli odii – l’ha riscattata Moratti vent’anni fa, che non è lombarda.   
La Germania avrà bisogno di venticinque anni per capire di che è fatta Afd? È da dubitare.

Stop al russo a Odessa

“Una città a maggioranza russofona in Ucraina sta valutando il divieto della lingua nelle arti”, annuncia la Bbc (siamo di nuovo a Radio Londra…..). Non una città qualsiasi, Odessa, cioè cosmpolitismo, tradizioni, tolleranza: “Odessa, la terza città più grande dell’Ucraina, deciderà in settimana un controverso piano per “vietare la lingua russa nelle arti”.
“La proposta al vaglio dei consiglieri comunali mira ad inasprire le restrizioni già imposte dalla legislazione nazionale all’ingresso dei cittadini russi. La questione è particolarmente significativa perché Odessa è una città a stragrande maggioranza russofona, sebbene il divieto riguarderebbe solo gli spazi pubblici e l’uso quotidiano della lingua russa rimarrebbe inalterato.
“Per milioni di ucraini, il russo è la prima lingua, compresi molti soldati che difendono il paese nella guerra contro la Russia, anche se l’ucraino è l’unica lingua ufficiale. È parlato dalla maggioranza della popolazione, e alcuni lo considerano uno strumento di influenza russa.
“La proposta presentata a Odessa, città quotidianamente bersaglio di attacchi di droni e missili russi, prevede la completa interruzione di contenuti in lingua russa nella musica e nella letteratura, nelle strade, nei parchi, nelle istituzioni pubbliche e nei luoghi di spettacolo e artistici statali. Si raccomanda inoltre un divieto negli spazi privati.
“In una città famosa per scrittori e musicisti di lingua russa, la proposta ha suscitato forti reazioni. Il divieto si estenderebbe negli spazi pubblici anche alle vecchie canzoni di Odessa, pressoché universalmente conosciute in tutta la ex Unione Sovietica. Tutti i libri in lingua russa verrebbero rimossi dagli scaffali delle biblioteche pubbliche. Attualmente, possono essere esposti, ma non in posizione di rilievo”.
Non è una curiosità, è il cuore del problema: cancellare due o tre secoli di storia – il principio della storia che non va avanti ma guarda all’indietro, preposterous, assurdo, che tanti danno sta facendo in Medio Oriente (anche a Israele, che lo pratica). In Ucraina c’e già, con la presidenza Zelensky dal 2019, è all’origine della guerra e il cuore del problema – e lo è ancora nei paesi baltici, in Polonia, perfino in Romania (la Bessarabia, oggi Moldavia). Come già 35 anni fa nelle stragi tra gli slavi dell’ex Jugoslavia.
L’Europa all’ora degli slavi, di un tribalismo vivo e fervido, esclusivo, non sarà facile. Mentre si celebrano, ipocritamente?, gli accordi De Gasperi-Gruber, che vietarono la storia rivolta all’indietro – saggiamente: a quale indietro fermarsi, a quello del più forte? in quale momento?).

Cronache dell’altro mondo – socialiste di lusso (424)

Non c’è solo Alexandra Ocasio-Cortez arbitra dell’eleganza da sinistra. “La sezione newyorkese dei Democratic Socialists of America si trasferisce in una nuova lussuosa sede, mentre il «figlio di papà» Gustavo Gordillo e la sua compagna si assicurano lauti stipendi”, tuona implacabile il “New York Posti”, alfiere della destra nella città democratica, di proprietà di Murdoch: “Dalla misera sede storica nel Lower East Side, la sezione di New York dei Democratic Socialists of America passa in due nuovi uffici, di ottima collocazione, uno a Midtown e uno a Bed-Stuy. La presidente Grace Mausser ne ha dato la notizia ai compagni presentando il bilancio della sezione. Con la proposta al contempo di assegnare a lei, e al co-presidente Gustavo Gordillo, uno stipendio di 95 mila dolari.
“Il nuovo ufficio di Manhattan si trova in un edificio di 14 piani sulla West 35th Street a Hudson Yards, completo di portiere, sicurezza 24 ore su 24 e terrazza panoramica arredata. Con un costo di 15.000 dollari al mese, rappresenterà la seconda spesa mensile più ingente della sezione, dopo gli stipendi di Mausser e Gordillo. I loro nuovi proprietari di casa - la famiglia Chetrit - hanno dovuto affrontare numerose cause collettive promosse dagli inquilini di Brooklyn, per avere presumibilmente eluso le leggi sulla stabilizzazione degli affitti”.
Effetto del sindaco Mamdani, democratico socialista, argomenta il giornale, che mentre fa la guerra ai proprietari di immobili per gli affitti, non bada a spese per il suo. E contro il co-presidente Gordillo, punta di diamante dello schieramento pro-Palestina e anti-Israele, il quotidiano di Murdoch denuncia anche un tenore di vita milionario: nato ricco, vive in una casa dei suoi da un milione e mezzo di dollari a Brooklyn - una “casa a schiera” ma di due piani, “di quasi 200 metri quadrati, in un quartiere alberato in fase di riqualificazione a Bed-Stuy”.

Santa maternità - la Grande Madre Bruni Tedeschi

Un film sulla maternità, imprevista per lo più o casuale, negata, mortale (la madre muore dando alla luce la bambina), desiderata, mancata (sentita come mancanza). In un putiferio da vita ordinaria: famiglie allargate, anche a nonne e zie che non sano, e non gli interessa, oltre che a madri o padri che hanno anche figli ma è come se non lo avessero, e qualcuno che vorrebbe bene un figlio ma sbaglia sempre tutto, mentre il bambino o la bambina si lega a estranei simpatetici.
Un film femminile e femminista – i maschi sono mezzi personaggi, mediocri, perfino idioti. Ma tradizionale: un inno alla maternità, nel mentre che la si discute.
Un film un po’ sorprendente per la cinematografia francese, che si vuole all’ultimo grido, e un po’woke. Nelle corde della regista. E tagliato, quasi, sui modi di essere e di recitare, oltre che sul personaggio, di Valeria Bruni Tedeschi, la protagonista: donna di molta empatia, ma rassegnata ai “compagni” a tempo - “allora, ci rivediamo l’altro giovedì”. Che finisce per “sanare” tutte le situazioni – un ruolo cult, anche per l’espressione che trova giusta, a ogni inquadratura. Una santa. Ma materna, per istinto. Anche degli uomini adulti.
Carine Tardieu, L’Attachement
-La Tenerezza, Sky Cinema, Now

domenica 6 settembre 2026

Letture - 621

letterautore


Americani
- “Non siamo nati Americani”, intende Sabino Cassese domenica l’altra nel suo commento sul “Corriere della sera”. Deluso fin dal titolo: “America, nostra illusione”. Per cominciare: “Quando e perché l’Europa ha iniziato a coltivare il mito dell’America come maestra di democrazia e guida dell’Occidente”, punto interrogativo. Colpa degli entusiasmi, dice Cassese imperterrito, di Chateaubriand e poi di Tocqueville, che hanno “sottovalutato gi aspetti e i momenti critici della storia americana”. La schiavitù  l’isolazionismo (la Dottrina Monroe).
Una riflessione che il giornale mostra di non condividere – l’illustre giurista ha meno spazio di Danilo Taino. Ma sulla stessa linea proseguiva nello stesso giorno “La Lettura”, con la guerra civie, la caccia ai nativi americani (buona parte dei film western, in effetti), le quattro presidenze di F.D.Roosevelt. O il maccarthismo. Con la proposta di riconoscerci nel titolo di Emilio Cecchi, “fine americanista”, “America amara”, piuttosto che in quello  di Soldati, “America primo  amore”.
 
Brancati
– Era Longanesi? In “L’inconsapevole approccio”, il saggio-introduzione che scrisse nel 1963 per “Le opere di Dio”, il suo secondo romanzo, Berto racconta, fra le traversie incorse per pubblicare il suo primo romanzo, “Il cielo è rosso”, l’incontro, poi decisivo, con Longanesi. Longanesi lo ricevette (Berto andava a nome di Comisso), “sfogliò il grosso dattiloscritto”, e gli disse di tornare il giorno dopo. “Il giorno dopo aveva già deciso di pubblicare il romanzo, ma voleva metterci un po’ le mani, egli aveva intuito e gusto infallibili, in fin dei conti era stato lui a «fare» il ‘Don Giovanni in Sicilia’ di Brancati”.
Seguirono contestazioni (“troppe descrizioni”, titolo, percentuali), ma la cosa poi si fece.
 
Dimitri
- Il santo Dimitri è così ricordato da Camus ne “I giusti” da uno dei suoi rivoluzionari, il più puro e duro, Stepan: “Aveva appuntamento nella steppa con Dio in persona, e vi si affrettava, quando incontrò un contadino il cui carro si era impantanato. Allora santo Dimitri lo aiutò. Il fango era spesso, la pozza profonda, bisognò battagliarci per un’ora. E quando ebbero finito santo Dimitri corse all’appuntamento. Ma Dio non era più là”.
 
Gaza - “Gaza ha origini antiche, e il suo nome appare neo documenti militari del faraone Thutmose III, nel XV secolo prima della nostra era”. Parte spedito Armando Torno sulla “Domenica” del “Sole 24 Ore” 30 agosto. E subito raddoppia: e fu anche cristiana. Presentando due volumoni, di 736 e 688 pagine, che coprono solo dei personaggi minori del cristianesimo, Barsanofio e Giovanni di Gaza. Gli integristi israeliani avranno vita dura.
 
Innovazione - “Nell’“Isola misteriosa”, il romanzo di Verne, l’ingegner Cyrus Smith riconosce i minerali di ferro e li fonde, fabbrica acido solforico e nitroglicerina. Per farlo, oggi servirebbe un’équipe interdisciplinare” - Giorgio Parisi, “I cervelli delle pecore” (“La Lettura” oggi) – “abbiamo perso quelle capacità perché non ci servivano più, e ne abbiamo acquisite altre”.
 
Miguel Gotor - “Quel Miguel Gotor”, nota Bartezzaghi nella sua rubrica “Lessico e nuvole”, lo storico di Aldo Moro, “il cui nome-e-cognome... si anagramma in «Tu leggi Moro»”.
 
Kiev - A Mcensk, Russia europea, al confine occidentale, si leggono nel secondo Ottocento, al più, “le vite dei santi di Kiev” – come di quelle che sono in ogni casa (Katerina L’vovna, la “Lady Macbeth nel distretto di Mcensk”, il racconto di Leskov, 1899, moglie di ricco mercante, “di leggere non ne aveva voglia, e di libri, a parte le vite dei santi di Kiev, in casa non ce n’erano”.
 
Lettura - E' donna. Due donne su tre, secondo le statistiche sempre attente di Guliano Vigini su “La Lettura”, legge almeno un libro, solo un uomo su due. Le statistiche esatte sono: lettori il 62,6 per cento dell’universo femminile, di quello maschile il 51,2 per cento.
 
Meneghello - Di Meneghello, tra Vicenza e Treviso, non c’è solo Luigi, lo scrittore di Cambridge, c’è anche una Antonietta Meneghèl, attesta Berto nella prefazione (“L’inconsapevole approccio”) a “Le opere d Dio, pp. 13-14), di cui sua madre fu “compagna d’infanzia” – “la quale era per il momento sconosciuta, ma avrebbe ben tosto acquistato larga fama e ancor più larghe ricchezze cantando sotto il nome di Toti Dal Monte”.
 
Montale – La prima e unica edizione del premio letterario Firenze, assegnato nel 1948 all’esordiente Berto per “Il cielo è rosso”, fu contestato da Carlo Coccioli, candidato sconfitto, per un fatto di datazione, se il romanzo di Berto era uscito nel 1947, come il regolamento prevedeva, o non a fine 1946. Lo racconta Berto nella prefazione che accompagna dal 1963 il suo secondo romanzo, “Le opere di Do” (“L’inconsapevole approccio”, p. 48), ma non per il reclamo di Coccioli: “Un secondo incidente, sotto ceti aspetti più doloroso ancora, fu la confidenza fatta dal poeta Montale al giovane romanziere che lui non aveva letto il libro, e tuttavia aveva egualmente votato a favore perché l’editore Longanesi lo aveva pregato di farlo”. Membro influente della ristretta commissione del premio, con Pancrazi, Palazzeschi e Momigliano, presidente Silvio Benco.
 
Quaresima – Da “quadragesima”, cioè i quaranta giorni di preparazione alla Pasqua: “Quaranta è nella Bibbia un numero compiuto e perfetto, un arco temporale emblematico” - Giancarlo Ravasi, “La forza del digiuno. Anche di parole”.
Il digiuno accomuna le tre religioni monoteiste, cristiani, mussulmani ed ebrei: “L’astinenza come segno di lutto, penitenza e ascesi”.
Digiuno anche di parole come il silenzio negli esercizi spirituali di Loyola.
 
Riduttore – È, era, al cinema l’autore della “riduzione” di un romanzo per il cinema. Flaiano ne fa l’elogio recensendo, il 19 giugno 1949, l’“Anna Karenina” di Duvivier – che non apprezza: un buon “riduttore” sa reinventare la storia per il cinema. Perché “la verità è che il cinema non è così brutto come credono i romanzieri, e nemmeno così bambino”. Ha un suo linguaggio al quale rapportare i buoni racconti…. Graham Greene sostiene che un film ha maggiori probabilità di buona riuscita se tratto da un romanzo che da un soggetto di poche righe”, argomenta Flaiano: ma, “se la sua regola fosse giusta, dovremmo credere che i romanzi di Tolstoj sono mediocri, perché sempre mediocri risultano film che se ne traggono.... E anche Flaubert non sapeva scrivere un romanzo, se dobbiamo credere al cinema. E che pensare di Stendhal? I suoi romanzi vengono così traviati….”.
 
Ungrounding - Sarebbe “sradicamento” in sento lato, ma vuole essere un neologismo per lo politica di Israele a Gaza e nei confronti dei residui palestinesi. L’architetto israeliano Eyal Weizman, che lo ha coniato, intende esattamente lo scoperchiamento e la distruzione di Gaza, della città sotterranea costruita da Hamas a Gaza, che l’esercito israeliano, in tre anni ormai di occupazione e distruzione, non sarebbe riuscito a sradicare che in parte.

letterautore@antiit.eu

Cronache dell’altro mondo – socialiste (423)

Alexandra Ocasio-Cortes, la deputata democratico-socialista di New York, ha decretato l’abbandono dell’ideologia woke. Per un passaggio da woke 1 a woke 2? A un impegno più costante dei socialisti dentro il partito Demcratico: numerose primarie per il voto di medio termine a novembre vedono dei candidati democratici di sinistra, e un buon numero di candidature sono state vinte.
È l’effetto Mamdani, il sindaco di New York plebiscitato su una piattaforma di sinistra radicale  (contro i proprietari di case, etc.) un anno fa? È quello che sostiene il “New York Post”, il quotidiano di destra di proprietà di Murdoch, che ha Mamdani come suo tema, e obiettivo, quotidiano. Ma le piattaforme dei candidati democratico-socialista vincenti alle primarie sono diversificati, a seconda dei problemi locali.

 

Quel giovanotto senza morale sembra ora di famiglia

A suo tempo, 1999, il ricordo è di un film freddo, giusto il talento – o il bisogno – demolitore di Patricia Highsmith, l’inventrice del personaggio – un immoralista alla Gide (senza morale). Rivedendolo, non ha più la secchezza e le asperità della prima programmazione, una delle tante storie fredde dell’immaginario distruttivo di Highsmith (non si ricorda, non si programma più, la prima riduzione al cinema del romanzo, nel 1960, opera di René Clément, col morbido Alain Delon al posto del muso chiuso e l’occhio velato di Matt Damon). Rivedendolo, acquista prevedibilità, quasi familiarità.
Effetto dela seconda visione - rispetto all’aspettativa? O la sensibilità è cambiata? In trent’anni? Più indurita – più a suo agio con la violenza cupa?
Anthony Minghella, Il talento di Mr. Ripley, Sky Cinema