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martedì 6 settembre 2016

Pilato vittima, pure lui, degli ebrei

Gesù è “il Nazareno”, “vale a dire il santo”, spiega Anatole France: “Non pare si conoscesse un paese di Nazareth nel primo secolo dell’era cristiana”. Un racconto laico, ma non irridente: sfiora la bestemmia e l’antisemitismo ma si tiene entro limiti.
France si rifà, nota Sciascia, a Tacito, che non dimentica i cristiani - li ricorda nella persecuzione di Nerone – ma non li apprezza e anzi li disprezza. E alla “Guerra giudaica” di Flavio Giuseppe – è in Flavio Giuseppe l’errore di dire Pilato “procuratore”, mentre era “prefetto”.
Ponzio Pilato è vecchio, pensionato in Sicilia, dove possiede terre. Qui è a Baia, dove passa le acque sulfuree, e si incontra e conversa con un vecchio amico, Lamia, un filosofo. Ce l’ha con gli ebrei, avendo speso la sua vita attiva a Gerusalemme senza migliorare la posizione. Di Gesù il Nazareno non si ricorda. 
Con una nota di Sciascia, che ha voluto anche tradurre il racconto, e lo dice “racconto perfetto (uno dei più perfetti che il genere annoveri)”, ma è la parte migliore del libriccino.
Anatole France, Il procuratore della Giudea

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