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Giallo paraipnotico
A
ogni posa una piega si aggiunge – donna sola vittima di vicino maleducato, psichiatra
perseguitata dal paziente, psichiatra persecutrice, consulti meticolosamente
registrati in audiocassette, registrazioni trafugate, ipnosi e magia, paziente trascurata,
oppure amata?, Parigi occupata ai nazisti, un suicidio che forse è un assassinio…
La mente sconvolta della psichiatra – ci può stare, anzi grande soggetto –
naviga a zigzag nella confusione.
La
suspense inseguita alla Argento, per atmosfere. Però interrotte in
continuazione da contro-suspense, da pieghe realistiche, ordinarie. Un
genere che Jodie Foster, la psichiatra, in gioventù pluricandidata e
pluripremiata Oscar, dal “Silenzio degli innocenti” in qua, straordinario successo
di cassetta trent’anni fa, coltiva, con effetti da serie B.
Un
film che ha aperto l’ultimo Cannes, e non si vede perché – forse perché figura
film francese. Anche Auteuil sembra sorpreso di esserci: fa il marito
divorziato della psichiatra, per la quale si spende come detective, smascheratore,
inseguitore - e si confronta in una scena notturna impensabile, in un garage, col
nemico (supposto, non ne sappiamo nulla, se non che è collerico e ebreo) che è integralmente
nudo, reduce da una sveltina in terrazza sotto la pioggia, ma non si ride.
Rebecca
Zlotowski, Vita privata, Sky Cinema, Now
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