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giovedì 16 aprile 2026

Riscoprirsi a settant’anni, in rima

Di virgiliano, come da titolo, c’è poco: ritmo e rima, Patrizia Vaulduga parte incazzata contro i guerrafondai “liberati”. Più non si sfidano a duello ma si divertono ad assassinare, impuniti, in massa, inattaccabili. Al punto che la morte fa solo rima con se stessa, come in copertina: “Padroni della guerra e della morte,\ che gestite patrimoni di morte\ e fate investimenti sulla morte,\ cosa posso augurarvi se non morte?”
Come darle torto. Ma noi, “i nessuno”? “Siamo merce al mercato del virtuale”. Altro centro. Se non che il mondo resta fuori, Patrizia fa settant’anni. Sembra che vada sempre di fretta, l’endecasillabo è marciante, e invece segna il passo. Irritata, perché per il perimetro interiore l’osservazione non è buona: “Ci sono almeno state evoluzioni\ sotto l’aspetto affetti… o anche passioni?”. No, sempre “con sogni vecchi niente vita nuova”, da vent’anni, dal fu Giovanni Raboni. Non più vedova, inconsolabile, ma sì. Se a settant’anni di sé può aggiungere, famosamente: “Nasco alla morte….strana gestazione”.
Dopo una lunga pausa, interrotta da un ritorno all’origine, “Belluno”, Valduga si risveglia con le bombe, per fare i conti con i signori della guerra. Con l’età. E con Milano, che l’ha adottata ventenne ma le è matrigna - “Di Milano che finge d’esser viva\ meglio Venezia morta per davvero”.
Dalla lingua l’età non si direbbe. E dal brio: la plaquette viene dotata di una perfida appendice. Dove Raboni usa il vetriolo contro la pax americana (“Avvenire”, 1970, recensendo il film agiografico “”Tora! Tora! Tora!”), e contro la sua Milano (che lo ha dimenticato, Patrizia non cessa di ripeterlo), sul suo “Corriere della sera”, “Le mosche della capitale”, il 9 aprile 1992 (dopo il “mariuolo” Chiesa, certo).
Con qualche dubbio: “Ma sono stata, almeno qualche volta?”. E un ricordo grato dei vent’anni, accudita dal geniale Tadeusz Kantor - la memorialistica può essere, è, potente analgesico, di consolazione, quand’anche fosse irritata, anche rabbiosa.
Patrizia Valduga, Lacrimae rerum, Einaudi, pp. 78 € 10

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