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Hormuz riapre quando chiude Hezbollah
Trump ostenta il viso dell’arme, nel mentre che assicura la pace – “dettagli”.
Perché tutto era stato già deciso - per le diplomazie europee non ci sono dubbi. A Islamabad si trattava di mettere l’imprinting
a una sua pace, di Trump. Con qualche impedimento spettacolare, come la non
firma del suo vice-presidente. Ma il solo punto conteso è l’arricchimento dell’uranio
in Iran, che è già stato regolato nel 2015 da un accordo, P5 + 1, Joint
Comprehensive Plan, firmato a Vienna il 14 luglio 2015, dall’Iran con i cinque membri permanenti
del consiglio di sicurezza dell’Onu, più la Germania, e dall’Unione Europea. L’accordo
troncava il regime si sanzioni. Tre anni dopo Trump ha denunciato l’accordo. Al
quale ora si ritorna.
E dunque per la pace (armistizio – ma non c’è stata una dichiarazione di
guerra – o accordo per un negoziato) si aspetta solo che scada il penultimatum
di Trump? Un po’ di suspense, da riempire con le colorate
fantasie che il presidente Usa ogni pomeriggio dispensa. Si capiva da Islamabad (Pakistan e Turchia, i “mediatori”
non avevano carte da spendere, solo l’obbedienza a Washington), conoscendo i temi
in gioco e anche solo un poco i soggetti, che la mediazione era finta e la
volontà di “chiuderla qui” vicendevole, come si poteva scrivere domenica
http://www.antiit.com/2026/04/ombre-819.html
Il regime iraniano non era un casus belli, né per Trump e
soprattutto non per Netanyahu. L’attacco all’Iran è come era stato quello di giugno,
i disonorevoli bombardamenti contro la vita pacifica di un paese, contro le persone
– le case, i ponti, le centrali elettriche - che non hanno vinto nessuna guerra
ma servono a dire chi è il più forte. Conditi dagli assassinii mirati. Non
erano programmati per rovesciare il regime, e anzi lo hanno rafforzato.
L’unico motivo plausibile della guerra è aprire la strada all’invasione
israeliana del Libano, contro Hezbollah. E questo è anche l’unico motivo reale della fine posposta della guerra: a Hormuz tornerà l’ordinarietà quando Hezbollah
sarà stato distrutto, come Gaza. Resterà il disastro economico provocato da questa
“guerra di copertura”, naturalmente per i paesi più poveri, ma anche per l’Europa
– per l’America, contrariamente a quello che si dice, no: ne esce molto rafforzata l’importante e influente industria dell’energia.
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