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Giallo semplice
Un
commissario non onnisciente né taumaturgo, come vogliono i gialli. Nemmeno
fortunato, non specialmente. Uno in età, come lo sono i più, che si arrabatta
con amicizie (femminili) vecchie e nuove. Un commissario infatti che non è
venuto dal nulla: è stagionato e si occupa di persone e cose che conosce da sempre
– o, per essere precisi, di un mondo che lo conosce meglio di quanto lui si
conosca.
Un
“giallo” della normalità. Vita di paese, con le fisse del cibo, dei luoghi, dei
personaggi, pettegolezzi compresi e malignità, e conoscenze vecchie che si ritrovano.
Genitori, di ventenni, ragazzi soprattutto, disorientati, tra canne, mamme, e niente da
fare - non ci sono le zie, ma ci sono i cugini. E Bisio che ci mette la faccia
senza trucco, il commissario come il vecchio maresciallo dei Carabinieri, un po’
stordito dagli eventi. Qui anche dai ricordi, essendo tornato dove aveva
cominciato.
Un
mondo frusto. E senza sorprese. Che però ha il suo fascino – volendo proprio essere
frusto e senza sorprese? Certo, è una novità. Ma il segreto della ricetta è forse
la collocazione nell’Appennino emiliano – Castiglione dei Pepoli. Un mondo altro,
talmente è semplice. Per liberarsi-ci dalle fruste mafie, Napoli, la Sicilia, la
Calabria, Bari, la Rai le ha provate tutte: le Alpi, Torino, Ferrara perfino,
ora ci prova con l’Appennino emiliano.
Renato
De Maria, Uno sbirro in Appennino, Rai 1, RaiPlay
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