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La storia è sempre un piacere
Che cosa “fa”
storia, e quali sono o devono essere i propositi dello storico, e i metodi, o
le esigenze, che lo storico deve porsi. Natalie Zemon Davis, che ha aperto un
filone di studi in America sulla storia della Francia nel Cinquecento, e nella
stessa storiografia francese ha aperto nuovi sbocchi e metodi di ricerca specie
per il Cinquecento – il personaggio di Martin Guerre, gli charivari,
sorta di “gilets jaunes”, movimenti improvvisi di protesta, in
ambito rurale, le “guerre” fra cattolici e protestanti, Rabelais ripreso nel manstream,
accostato a Montaigne – e per questo specialmente celebrata in Francia, discute
in forma d’intervista con Denis Crouzet, lui stesso storico dell’età moderna,
l’evoluzione e i criteri metodologici della storiografia. A coronamento di
mezzo secolo di ricerche e pubblicazioni, la prima nel 1955, l’ultima qui
censita nel 2006 (la bibliografia, sommaria, prende quindici pagine).
L’intervista è
lunga perché c’è molto da dire. A credito della storica, oltre la revisione del
Cinquecento francese, l’assunzione del femminismo negli studi storici, con
“Gender and Genre”, 1980, “le donne storiografe”, e “Donne ai margini”, le
prime ricerche storiche sugli indiani d’America (gli Algonchini), le complesse
articolazioni del rapporto fra antropologia e storiografia, la “scoperta” di
Leone l’Africano, lo scrittore afro alla corte di Leone X a Roma (e di
passaggio, in quanto primo autobiografo, di Leone di Modena, il rabbino
convertito primo “storico” di se stesso”), “Il dono”, una ricerca storiografica
sulla traccia, e sotto il controllo
professorale, da studente a Lione, di Marcel Mauss, e molto altro. Con rapidi ricordi degli studiosi con cui ha lavorato o si è confrontata, Le Roy
Ladurie, Carlo Ginzburg, de Certeau, Lévi-Strauss fra i tanti, perfino Marc Bloch da ragazza, e molti americani. Con due critiche radicali, tra
parentesi, a Foucault: sulla società come “epistéme insieme inconscio e
consensuale” (ci sono sempre “dei punti di disaccordo o di controversia”), e
sulla storia individuale come “nuova iscrizione del «potere», dell’ordine del
dominio, in una persona particolare…. Ci sono anche dei conflitti soggettivi!”. Con un ricordo dettagliato, che è una traccia di storia, delle migrazioni e ramificazioni familiari, tanto più cospicuo perché immune alla solita jattanza degli autobiografismi, degli inventori di radici .Con un
approccio, anche in tarda età, avventuroso e come gioioso, alla ricerca: “Provo
sempre un brivido prima di entrate in un archivio o in una biblioteca”, e “che
fortuna aver potuto leggere tante storie interessanti”. Come dire che anche la
storiografia è letteratura – creatività. Un
omaggio alla prima Grande Storica, la prima del genere femminile, da poco
scomparsa, in Canada dove aveva da ultimo insegnato, nel 2023, quindi di 95
anni, con ben cinquant’anni almeno di studi di ricerche e pubblicazioni –
compresi gli otto anni di esilio interno negli Stati Uniti, vittima anche lei
del maccarthysmo, privata del passaporto per otto anni. A cura di Angiolina
Arru, storica contemporanea, e Sofia Boesch Gajano, storica medievista.
Natalie
Zemon Davis, La passione della storia, Viella, pp.190 € 8,80 (remainders
Ibs-la Feltrinelli)
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