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lunedì 13 aprile 2026

La storia è sempre un piacere

Che cosa “fa” storia, e quali sono o devono essere i propositi dello storico, e i metodi, o le esigenze, che lo storico deve porsi. Natalie Zemon Davis, che ha aperto un filone di studi in America sulla storia della Francia nel Cinquecento, e nella stessa storiografia francese ha aperto nuovi sbocchi e metodi di ricerca specie per il Cinquecento – il personaggio di Martin Guerre, gli charivari, sorta di “gilets jaunes, movimenti improvvisi di protesta, in ambito rurale, le “guerre” fra cattolici e protestanti, Rabelais ripreso nel manstream, accostato a Montaigne – e per questo specialmente celebrata in Francia, discute in forma d’intervista con Denis Crouzet, lui stesso storico dell’età moderna, l’evoluzione e i criteri metodologici della storiografia. A coronamento di mezzo secolo di ricerche e pubblicazioni, la prima nel 1955, l’ultima qui censita nel 2006 (la bibliografia, sommaria, prende quindici pagine).
L’intervista è lunga perché c’è molto da dire. A credito della storica, oltre la revisione del Cinquecento francese, l’assunzione del femminismo negli studi storici, con “Gender and Genre”, 1980, “le donne storiografe”, e “Donne ai margini”, le prime ricerche storiche sugli indiani d’America (gli Algonchini), le complesse articolazioni del rapporto fra antropologia e storiografia, la “scoperta” di Leone l’Africano, lo scrittore afro alla corte di Leone X a Roma (e di passaggio, in quanto primo autobiografo, di Leone di Modena, il rabbino convertito primo “storico” di se stesso”), “Il dono”, una ricerca storiografica sulla traccia, e sotto il controllo  professorale, da studente a Lione, di Marcel Mauss, e molto altro. Con rapidi ricordi degli studiosi con cui ha lavorato o si è confrontata, Le Roy Ladurie, Carlo Ginzburg, de Certeau, Lévi-Strauss fra i tanti, perfino Marc Bloch da ragazza, e molti americani. Con due critiche radicali, tra parentesi, a Foucault: sulla società come “epistéme insieme inconscio e consensuale” (ci sono sempre “dei punti di disaccordo o di controversia”), e sulla storia individuale come “nuova iscrizione del «potere», dell’ordine del dominio, in una persona particolare…. Ci sono anche dei conflitti soggettivi!”. Con un ricordo dettagliato, che è una traccia di storia, delle migrazioni e ramificazioni familiari, tanto più cospicuo perché immune alla solita jattanza degli autobiografismi, degli inventori di radici .Con un approccio, anche in tarda età, avventuroso e come gioioso, alla ricerca: “Provo sempre un brivido prima di entrate in un archivio o in una biblioteca”, e “che fortuna aver potuto leggere tante storie interessanti”. Come dire che anche la storiografia è letteratura – creatività. Un omaggio alla prima Grande Storica, la prima del genere femminile, da poco scomparsa, in Canada dove aveva da ultimo insegnato, nel 2023, quindi di 95 anni, con ben cinquant’anni almeno di studi di ricerche e pubblicazioni – compresi gli otto anni di esilio interno negli Stati Uniti, vittima anche lei del maccarthysmo, privata del passaporto per otto anni. A cura di Angiolina Arru, storica contemporanea, e Sofia Boesch Gajano, storica medievista.

Natalie Zemon Davis, La passione della storia, Viella, pp.190 € 8,80 (remainders Ibs-la Feltrinelli)


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