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Giallo Shakespeare, in-edito
Will,
Shakespeare of course (ma chissà, Sakesbirre? Scontespir? Scachespeare?
Sicechsepare? Scarsesber? Sgripir? Sghechesper? Sghrpwer? Sgrichspir? Sckechesberro?
Sciachespero? Scachespeare? Schertspir? Segheswer? Pennacchi imita il camilleresco,
ribattezzato patavino-padovano, nella versione “Catarella”) sbarca a Padova. Si
professa guantaio, e correttore di bozze. Ma si confessa incaricato
(segretamente, of course) di cercare un Edward Kelly, (giovane)
favorito di lord Southampton - di cui sa già tutto, che si è fatto frate ma
frequenta i ragazzi inglesi. I quali, chissà perché, numerosi sono a Padova,
all’università, e per di più, bevitori di birra e maneschi, invisi ai patavini.
Tutto
infatti avviene a Padova, che è la città di Pennacchi e il centro del mondo,
della Serenissima, e anche dei Capuleti (Cappelletti) e Montecchi – con tutto
quello che Will ci monterà sopra. Ci saranno di mezzo, oltre un
Saviolo-Pennacchi, mezza età e mezza pancetta, preti, nobili, mezzane, medici,
maghi, “veri” e presunti, lamie e fattucchiere, uomini d’arme e no, e qualche
omicidio. Con un sospetto di gaytudine diffusa, Will compreso - dalle cui opere
si trae un largo fraseggio, con i thou, hath, etc., l’inglese
biblico (si colloquia anche con citazioni dalla Bibbia). Incontri
sgradevoli, sempre a Padova, con l’arcinemico Marlowe. Oltre, naturalmente, ai
Capuleti e ai Montecchi.
Un
divertimento? Non si ride. Un guazzabuglio. Pennacchi, attore simpatico,
specialista dei ruoli di “spalla”, burbero-faceto, ama Shakespeare
(“Shakespeare and me” è un suo titolo) e prova a metterlo in scena. Ma senza editing,
evidentemente.
Andrea
Pennacchi, Se la rosa non avesse il suo nome, Feltrinelli, p. 299 €
11,90 (promozione Feltrinelli, 2 libri Ue € 11.90)
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