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Mettiamo la Russia a ferro e fuoco
Ci hanno messo poco von der
Leyen e i suoi sponsor a Bruxelles a
capire che porsi sulla linea dei Baltici – e della Polonia, e dell’Ucraina
in arrivo - in politica estera, cioè contro la Russia, è solo rovina. A prescindere dal fatto che la Germania non è
più tanto antirussa, sia a destra che a sinistra, non più quanto lo era col canceliere
socialista Scholz. Nonché la difesa, la politica estera è la maggiore debolezza
dell’Europa.
In politica estera ci vuole accortezza, le armi non sono tutto. Non è un bizzarria come sembra la critica
di von der Leyen ai Baltici.
Il cammino dell’Europa fra i
grandi della terra – prima Usa-Urss, ora Usa-Cina – avrebe molto da apprendere
p.es. dall’Italia. Che, essendo res nullius
nel lungo dopoguerra, non solo per la sconfitta vergognosa ma anche a fronte
dell’asse franco-tedesco costruito e sbandierato come dominante, senza riguardo
per gli altri, anche se fondatori, eccettuato il servizievole Benelux – senza
riguardo per l’Italia, per intendersi - dalla superchieria si è difesa e si
difende con la sponda transatlantica. Stretta in tutti i campi, politico,
militare ed economico. Molto facile fare affari in America e con gli americani.
Impossibili con la Germania (solo ora, forse, per la debolezza in cui la
Germania versa - ma non è detto), solo condiscendenti con la Francia (del tipo:
compratevi quello che volete, banche, lusso, qualche immigrato).
Non c’è disegno in Europa. Sembra strano doverlo ancora dire, ma
ècome non detto. L’asse franco-tedesco era ed è necessario, dopo tante guerre.
Ma non può essere l’anima dell’Europa. Per tutti i motivi possibili. Per es.
l’inadeguatezza delle leadership
politiche nei due paesi. In assenza di una opinione critica negli stessi – uno
legge “Le Monde” negli anni di Macron, così imberbe primo della classe, e gli cascano
le braccia.
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