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mercoledì 10 giugno 2026

Se l’Europa “non esiste”

L’Europa è abbastanza grande da poter essere una grande potenza, ma deve ancora affermarsi come attore sovrano”: sembra il solito parere scontato, questo dell’imprenditrice italo-svizzera di molte iniziative economiche in Europa, e docente di Economia a Ginevra, all’Institute of International and Development Studies, ma ha molte pointes che più aderiscono alla realtà.
Fin dal discorso del Primo Ministro canadese Mark Carney a Davos, l’Europa viene comunemente descritta come una “potenza di medio livello”. Questo è alquanto strano. L’economia europea,  dieci volte più grande di quella canadese, è paragonabile per dimensioni a quelle degli Stati Uniti e della Cina. Collettivamente, le nazioni europee sono il secondo paese al mondo per spese militari, dopo gli Stati Uniti. Persino alcuni europei accettano l’appellativo di “potenza di medio livello”. Perché?
“Innanzitutto, l'Europa evita di affrontare la verità. Washington ha segnalato la fine dell’era delle garanzie di sicurezza statunitensi. Eppure gran parte dell'Europa si comporta come se si trattasse di una fase passeggera. I piani di difesa vengono elaborati partendo dal presupposto che la vecchia normalità tornerà, che l’America sarà sempre presente. Questa non è strategia, è un’illusione. E rimanda la scomoda verità, che l’autosufficienza non può essere esternalizzata.
Definire l’Europa una potenza di medio livello significa minimizzare il problema. Abbassa le aspettative e limita le responsabilità. Suggerisce che l’Europa possa rimanere in disparte mentre la vera competizione si svolge tra gli altri. La fantasia di essere una "Grande Svizzera” – geopoliticamente periferica ma economicamente prospera – è allettante. Ma l’Europa non è periferica : è il  luogo in cui si consuma la rivalità tra le grandi potenze.
La seconda possibilità è ancora più inquietante: L’Europa nonesiste . L’Europa non si è mai affermata come attore politico sovrano. La maggior parte dei leader politici si rivolge agli elettori nazionali, non al pubblico europeo. I dibattiti sulla sicurezza sono filtrati attraverso la politica interna. I riflessi nazionali dominano e sono rafforzati dall'ascesa di movimenti apertamente nazionalisti.
“Singolarmente, Francia, Germania e Regno Unito potrebbero rientrare nella definizione di potenze di medio livello. Collettivamente, no. Usare questa etichetta a livello europeo significa frammentare il potere. Anticipa e forse facilita la divisione dell'Europa in sfere d’influenza. Il rischio non è che l'’Europa diventi una potenza modesta, ma che diventi oggetto di giochi di potere – il palcoscenico di una rinnovata corsa all’influenza da parte di potenze esterne, anziché un attore a pieno titolo”. L’Europa sembra per certi aspetti averlo capito. Ne discute. E si riarma. Ma come? La Germania,  “fondamentale per la capacità dell’Europa di agire in modo proporzionato alle sue dimensioni”, sembra averlo capito prima di ogni altro e ha deciso un “cambiamento epocale”, Zeitenwende, con il riarmo massiccio. Che però fa svogliatamente, scoordinatamente, senza piani strategici, e con lentezza – nei quattro anni della Zeitenwende nulla.
Una lettura, se si vuole, che tutti si fanno, ma nessuno fa.              
Beatrice Weder Di Mauro, Europe’s Power Paradox, Imf “F&D” Finance&Development, free online, leggibile anche in italiano, Il paradosso del potere in Europa)

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