skip to main |
skip to sidebar
Se l’Europa “non esiste”
“L’Europa è abbastanza grande da poter
essere una grande potenza, ma deve ancora affermarsi come attore sovrano”:
sembra il solito parere scontato, questo dell’imprenditrice italo-svizzera di
molte iniziative economiche in Europa, e docente di Economia a Ginevra, all’Institute of International and Development Studies, ma ha molte pointes che più aderiscono alla realtà.
“Fin dal discorso del Primo Ministro canadese Mark Carney a Davos, l’Europa viene comunemente descritta come una “potenza
di medio livello”. Questo è alquanto strano. L’economia europea, dieci
volte più grande di quella canadese, è paragonabile per dimensioni a
quelle degli Stati Uniti e della Cina. Collettivamente, le nazioni europee sono
il secondo paese al mondo per spese militari, dopo gli Stati Uniti. Persino
alcuni europei accettano l’appellativo di “potenza di medio livello”. Perché?
“Innanzitutto, l'Europa evita di affrontare la
verità. Washington ha segnalato la fine dell’era delle garanzie di sicurezza
statunitensi. Eppure gran parte dell'Europa si comporta come se si trattasse di
una fase passeggera. I piani di difesa vengono elaborati partendo dal
presupposto che la vecchia normalità tornerà, che l’America sarà sempre presente.
Questa non è strategia, è un’illusione. E rimanda la scomoda verità, che l’autosufficienza
non può essere esternalizzata.
Definire l’Europa una potenza di medio livello
significa minimizzare il problema. Abbassa le aspettative e limita le
responsabilità. Suggerisce che l’Europa possa rimanere in disparte mentre la
vera competizione si svolge tra gli altri. La fantasia di essere una "Grande Svizzera” – geopoliticamente periferica ma
economicamente prospera – è allettante. Ma l’Europa non è periferica :
è il luogo in cui si consuma la rivalità tra le
grandi potenze.
La seconda possibilità è
ancora più inquietante: L’Europa nonesiste . L’Europa non si è mai
affermata come attore politico sovrano. La maggior parte dei leader politici si
rivolge agli elettori nazionali, non al pubblico europeo. I dibattiti sulla
sicurezza sono filtrati attraverso la politica interna. I riflessi nazionali
dominano e sono rafforzati dall'ascesa di movimenti apertamente nazionalisti.
“Singolarmente, Francia, Germania e Regno Unito
potrebbero rientrare nella definizione di potenze di medio livello.
Collettivamente, no. Usare questa etichetta a livello europeo significa
frammentare il potere. Anticipa e forse facilita la divisione dell'Europa in
sfere d’influenza. Il rischio non è che l'’Europa diventi una potenza modesta,
ma che diventi oggetto di giochi di potere – il palcoscenico di una rinnovata
corsa all’influenza da parte di potenze esterne, anziché un attore a pieno
titolo”. L’Europa sembra per certi aspetti averlo capito. Ne discute. E si
riarma. Ma come? La Germania, “fondamentale per la capacità dell’Europa di
agire in modo proporzionato alle sue dimensioni”, sembra averlo capito prima di
ogni altro e ha deciso un “cambiamento epocale”, Zeitenwende, con il riarmo massiccio. Che però fa svogliatamente,
scoordinatamente, senza piani strategici, e con lentezza – nei quattro anni della
Zeitenwende nulla.
Una lettura, se si vuole, che tutti si fanno, ma
nessuno fa.
Beatrice
Weder Di Mauro, Europe’s Power Paradox,
Imf “F&D” Finance&Development, free online, leggibile anche in
italiano, Il paradosso del potere in
Europa)
Nessun commento:
Posta un commento