Una
serie di personaggi, avvenimenti, aneddoti di sport, gioiosi, gloriosi, e
tristi - “lo sport che salva il mondo” è il sottotitolo. Della prima cronista
sportiva - già nazionale di tennis da tavolo, nonché pilota brevettata, tra le
prime in Italia - ad approdare a “la Repubblica” di Scalfari, che il giornale
aveva voluto senza sport, senza nemmeno l’edizione del lunedì, per non dover
pubblicare i risultati e la classifica del calcio. Una disattenzione che in
poco tempo è riuscita a rovesciare con le cronache e i cronisti più forti della
disciplina – del giornalismo sportivo. Qui raccoglie le newsletter settimanali della serie S-Print che da ultimo, sotto la
direzione di Maurizio Molinari, si è inventata, sempre per “la Repubblica”.
Storie
“diverse” per qualche motivo, o apparentemente bizzarre, ma poi risolute e
risolutive – giuste, innovatrici, fantasiose. Ma non di eroi, personaggi fuori
dall’ordinario. Anche se tutti comunque calati in situazioni sociopolitiche o
individuali eccezionali, e quindi memorabili. Ai primi due scalatori
dell’Everest, l’inglese Hillary e lo sherpa
Tenzing, che non vollero dire mai chi per primo aveva messo il piede in
cima fa da contrappunto, ridicolo ma di fatto tragico, il business ora dell’Everest, con lunghe code di prenotazioni, per
scalate servite, di champagne e caviale, in sontuosi abbigliamenti.
41
racconti della serie S-Print, “quelli che s’intrecciano più con l’oggi”, di
vite, persone, eventi. Molte storie sono americane. Tutte ben trovate, e ben
raccontate. Si comincia con Jackie Robinson, il primo giocatore nero di baseball
nel maggiore campionato, la Major League – dopo un arresto, sotto le armi, nel 1944, per “disubbidienza agli ordini”: sottotenente, aveva rifiutato di sedersi
“dietro” nell’autobus militare – questo undici anni prima del rifiuto di Rosa
Park che poi ha fatto la storia (prosciolto dalla Corte Marziale).
Storie
di impegno e simpatia, per lo più. E di sfide. Greta Andersen, la “sirenetta danese”,
o “la cavallina che nuota”, emerge “sanguinante, intorpidita dal freddo”, dopo
28 ore e 28 minuti in acqua, per aver fatto 78 km a nuoto dall’isola Catalina a
Long Beach e ritorno. Emanuela non lo dice, ma lo sport, anche se non
competitivo, è pure una lotta con se stessi, i propri limiti, psicologici e
fisici. Lysa Lion, la sollevatrice di pesi che “si issò sulle spalle Mr.
Universo”, rovesciando “l’idea della femminilità”, affascinando Helmut Newton,
Jack Nicholson, Robert Mapplethorpe, che se ne fece la modella, musa e girlfriend, era “alta 1,60, pesava poco
più di 45 chili, vita sottile, testa piena di riccioli”.
Ritratti
scolpiti, come sculture. E alcuni racconti morali. Su tutti la conquista dell’Everest.
All’opposto gli insulti razzisti, specie in Spagna e in Italia, ai calciatori
neri - in Spagna si è dovuti arrivare a condanne
penali, per le cattiverie peraltro assurde dei tifosi del Real Madrid contro
Vinicius, che non è nemmeno africano ma brasiliano, il calciatore che ha fatto
vincere il Real di Ancelotti, e lo ha tenuto a galla senza.
Una sezione Emanuela intitola
“Nemici intimi”. Con storie belle e brutte. Le turbe del giocatore di scacchi.
All’olimpiade di Hiler, 1936 a Berlino, Jesse Owens, americano nero, e Lutz
Long, tedesco, fraternizzano aiutandosi a vincere. Gli atleti ucraini rifiutano
di stringere la mano agli atleti russi che sconfiggono. A torto? La Russia è
sempre la Russia: Brittney Griner, “giocatrice professionale americana di
basket, due ori olimpici, è arrestata all’arrivo a Mosca, dove gioca nei mesi
di fermo della Lega americana, il 17 febbraio del 2022, un settimana prima dell’invasione dell’Ucraina, alla maniera
russa, cui ci aveva abituati l’Unione Sovietica – come merce di scambio nel
conflitto che va ad aprirsi con gli Stati Uniti: resterà in carcere dieci mesi,
nelle condizioni più bestiali, fino allo scambio con qualche spia. Mentre
all’opposto Nelson Mandela, che i bianchi del Sudafrica hanno tenuto in
prigione per 27 ani, difende da presidente del nuovo Sudafrica gli
Springbook¸ la nazionale di rugby tutta bianchi, odiata dai neri. E c’è comunque
sempre lealtà nello sport. Emanuela non lo racconta, ma è la normalità, raro e
esecrato lo sgambetto. Lo sport è anche una scuola.
Emanuela
Audisio,”la Repubblica”, Vite in gioco,
pp.181 € 12,90
Storie “diverse” per qualche motivo, o apparentemente bizzarre, ma poi risolute e risolutive – giuste, innovatrici, fantasiose. Ma non di eroi, personaggi fuori dall’ordinario. Anche se tutti comunque calati in situazioni sociopolitiche o individuali eccezionali, e quindi memorabili. Ai primi due scalatori dell’Everest, l’inglese Hillary e lo sherpa Tenzing, che non vollero dire mai chi per primo aveva messo il piede in cima fa da contrappunto, ridicolo ma di fatto tragico, il business ora dell’Everest, con lunghe code di prenotazioni, per scalate servite, di champagne e caviale, in sontuosi abbigliamenti.
41 racconti della serie S-Print, “quelli che s’intrecciano più con l’oggi”, di vite, persone, eventi. Molte storie sono americane. Tutte ben trovate, e ben raccontate. Si comincia con Jackie Robinson, il primo giocatore nero di baseball nel maggiore campionato, la Major League – dopo un arresto, sotto le armi, nel 1944, per “disubbidienza agli ordini”: sottotenente, aveva rifiutato di sedersi “dietro” nell’autobus militare – questo undici anni prima del rifiuto di Rosa Park che poi ha fatto la storia (prosciolto dalla Corte Marziale).
Storie di impegno e simpatia, per lo più. E di sfide. Greta Andersen, la “sirenetta danese”, o “la cavallina che nuota”, emerge “sanguinante, intorpidita dal freddo”, dopo 28 ore e 28 minuti in acqua, per aver fatto 78 km a nuoto dall’isola Catalina a Long Beach e ritorno. Emanuela non lo dice, ma lo sport, anche se non competitivo, è pure una lotta con se stessi, i propri limiti, psicologici e fisici. Lysa Lion, la sollevatrice di pesi che “si issò sulle spalle Mr. Universo”, rovesciando “l’idea della femminilità”, affascinando Helmut Newton, Jack Nicholson, Robert Mapplethorpe, che se ne fece la modella, musa e girlfriend, era “alta 1,60, pesava poco più di 45 chili, vita sottile, testa piena di riccioli”.
Ritratti scolpiti, come sculture. E alcuni racconti morali. Su tutti la conquista dell’Everest. All’opposto gli insulti razzisti, specie in Spagna e in Italia, ai calciatori neri - in Spagna si è dovuti arrivare a condanne penali, per le cattiverie peraltro assurde dei tifosi del Real Madrid contro Vinicius, che non è nemmeno africano ma brasiliano, il calciatore che ha fatto vincere il Real di Ancelotti, e lo ha tenuto a galla senza.
Una sezione Emanuela intitola “Nemici intimi”. Con storie belle e brutte. Le turbe del giocatore di scacchi. All’olimpiade di Hiler, 1936 a Berlino, Jesse Owens, americano nero, e Lutz Long, tedesco, fraternizzano aiutandosi a vincere. Gli atleti ucraini rifiutano di stringere la mano agli atleti russi che sconfiggono. A torto? La Russia è sempre la Russia: Brittney Griner, “giocatrice professionale americana di basket, due ori olimpici, è arrestata all’arrivo a Mosca, dove gioca nei mesi di fermo della Lega americana, il 17 febbraio del 2022, un settimana prima dell’invasione dell’Ucraina, alla maniera russa, cui ci aveva abituati l’Unione Sovietica – come merce di scambio nel conflitto che va ad aprirsi con gli Stati Uniti: resterà in carcere dieci mesi, nelle condizioni più bestiali, fino allo scambio con qualche spia. Mentre all’opposto Nelson Mandela, che i bianchi del Sudafrica hanno tenuto in prigione per 27 ani, difende da presidente del nuovo Sudafrica gli Springbook¸ la nazionale di rugby tutta bianchi, odiata dai neri. E c’è comunque sempre lealtà nello sport. Emanuela non lo racconta, ma è la normalità, raro e esecrato lo sgambetto. Lo sport è anche una scuola.
Emanuela Audisio,”la Repubblica”, Vite in gioco, pp.181 € 12,90

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