sabato 19 settembre 2026
La protesta insaziabile
Vannacci fa passi da gigante - senza organizzazione, con i media contro: sarà lui il nuovo astro della destra? Dopo Meloni. Che venne dopo Grillo. Che venne dopo Salvini. Che venne dopo Berlusconi. La destra è intrattabile? O insaziabile?
Le verità di Feltri nei fatti
"Non è giusto che tutti i lavoratori che sbagliano ci rimettono del proprio, tranne quelli con la toga" - Enzo Tortora, 14 novembre 1984. ""Aberrante la sentenza contro Muccioli". Lo scrivo e tre giudici mi portano in tribunale""- Montanelli, 3 aprile 1985. E il femminicidio quando non c'era il femminicidio, 6 gennaio 1977:"botte, ogni, calci. Sono fuggita da mii mariti lasciando 5 figli. Mi sono finta morta per 40 anni", a Milano sotto falso nome. A Ferragosto del 1987: "i problemi sono maturi: il Golfo Persico, il petrolio che rincara la Borsa inquieta". E Andreotti una settimana dopo: "L'Iran è il più interessato alla navigazione nel Golfo: chiuso Hormuz, il petrolio iraniano resterebbe invenduto". E: "La bonifica delle mime è necessaria a erga omnes". Avrà ragione - il fatto è posto correttamente? Anche allora il ministro della Difesa continuava "a ripetere che la Marina è pronta a partire .
Di destra che più di destra non si può, trinariciuto , - Feltri ora fa il testimonial a Vannacci, al vincente di destra, dopo averlo fatto a Meloni, e prima a SLvini, e prima a lungo a Berlusconi. Ma sul pezzo ci vedeva, questo fascicolo glielo riconosce.
Una antologia di interviste. Non le "interviste celebri", quelle di cui si cita la frase celebre, ma incontri giornalistici, che dicono qualcosa.
Vittorio Feltri, I miei anni in via Solferino, "Corriere della sera", pp. 62 gratuito col giornale
venerdì 18 settembre 2026
Appalti, fisco, abusi (249)
Prima era il Comieco, il consorzio per il
riciclo degli imballaggi a base cellulosica, insomma di carte e cartoni, a non
ritirare i rifiuti, che invece si moltiplicano con la diffusione delle vendite
online. Creando l’impensabile inquinamente da cartone. Ora è il Corepla, il consorzio
per le plastiche – è anche sotto inchiesta giudiziaria, per truffa nel trattamento.
Decisamente, la transizione è partita male.
“Comieco: C’è
un dato, nel 31esimo Rapporto Annuale di Comieco sulla raccolta e il riciclo di
carta e cartone in Italia, capace di rendere concreta una cifra altrimenti
astratta: le oltre 400mila tonnellate raccolte nel Lazio nel 2025, se pressate,
occuperebbero un volume quasi pari all’intero Circo Massimo”. Una volta si tagliava
un bosco per fare un giornale, che durava un giorno. Ora che si ricicla, anche
il giornale, non c’è più limite allo spreco.
“Sempre più mezzi a due ruote, sempre
più rischi e decessi”. Da motorino. A Roma
circa 400 mila circolano ogni giorno – 14 romani ogni cento quotidianamente
usano il due ruote. Pagando “il prezzo più alto sulle strade: la metà dei morti
per incidente stradale, secondo i dati Istat-Aci, sono su due ruote”. Molti di
più gli invalidi, più spesso a vita, paraplegici – si sa, anche se l’Aci non li
conteggia. Per una circolazione che il Campidoglio a fine Millennio favorì a
due ruote – si arriva prima, si parcheggia ovunque. Obbligando il Policlinico a sdoppiare e triplicare il padiglione del Pronto Soccorso.
Povero Putin, quanti torti
Un ex collaboratore
di Putin ne racconta l’ascesa politica e la metodologia, la mentalità. Come la
Russia si è conforrmata al “putinismo”. Dalla direzione del controspionaggio
alla guerra all’Ucraina.
“Vadim Baranov”,
un ex teatrante che per quindici anni è stato il “consigliori” di Putin, invita
uno studioso americano di letteratura russa, a Mosca per indagare sul suo autore
preferito, di Zamijatin, per raccontargli
in una una notte tutto di sé e di Putin. Figlio e nipote di gerarchi sovietici,
morti per nulla, un’affermazione-negazione di sé che lo tormenta. Per il
resto sarebbe la controfigura di un personaggio reale, Vladislav Surkov, che,
come lui, “Baranov”, è stato cantante rap, scrittore, regista teatrale,
produttore tv, e ha accompagnato l’ascesa dello “zar” da San Pietroburgo a
Mosca, fino al 2015.
Un film lungo e
politico, tutto basato sulla recitazione, e monologante, eppure coinvolgente. Per
il rilievo, e la capacità mimetica, dei tanti personaggi di contorno, arricchiti
perlopiù e tutti poliedrici, intelligenti, che via via sostengono Putin e se lo
fanno nemico. Curiosamente attraente. Persuasivo, in ogni aspetto della lenta,
frammentata, particolareggiata, narrazione. Con l’eccezione forse del Putin di
Jude Law, il nome di maggior spicco del casting, sempre corrugato, come
incerto o indispettito, mentre Putin fa sempre lo sportivo, disteso – perlomeno
così si esibisce, appare.
Curiosamente,
anche, non anti-zar, come si presenta. Alla fine l’impressione è che lo “zar”,
il putinismo, non abbia tutti i torti. Perlomeno nella salvaguardia della Russia
dalla dissoluzione: il racconto, a tratti rappresentazione, dei torti subiti e
degli intrighi ostili non ha contravveleni, solo misurate obiezioni.
Ma questo corrisponde
nella sceneggiatura al “tono” del romanzo sottostante, che è opera di uno scienziato
politico, Da Empoli – quando, smessi i panni del Savarov di Renzi, a Firenze e
a Roma, , è diventato titolare di cattedra a Sciences Politiques alla Sorbona. E
quindi?
Olivier Assayas, Il
mago del Cremlino, Sky Cinema, Now
giovedì 17 settembre 2026
Problemi di base terroristi - 932
spock
Terroristi si nasce o si diventa?
C’è una scuola, un percorso?
C’è un terrorismo buono, sociale, nazionale, rivoluzionario, egualitario, e uno cattivo?
E quando il terrorismo diventa Stato?
E le bombe, come si distinguono quelle buone da quelle terroristiche?
Le bombe buone piovono dal cielo?
spock@antiit.eu
Easy Rider inseguendo il padre
De Luigi e
Accorsi, fratelli dispersi, si ritrovano cinquantenni, quali sono di fatto, a
dover disporre delle ceneri
dell’esecrato babbo. Tra Milano e Cervia. Sui ciclomotori da ragazzi, un
Piaggio e un Atala. In una serie di gag che li diverte, partner affiatatissimi,
e diverte.
Un film
citazionista pieno di gusto – e con un po’ di misura (due ore, e troppe
spiegazioni) di culto.
Tra “Easy Rider”,
citazione scoperta, ma certo senza Nicholson, e senza la Harley Davidson, e
“Blues Brothers”.
Un altro film alla
ricerca del padre - la figura, che si era abolita, torna a imporsi.
Fabio De Luigi, 50
km all’ora, Sky Cinema, Mediaset Infinity
mercoledì 16 settembre 2026
Secondi pensieri - 591
zeulig
Democrazia
– La democrazia è in crisi o è in crisi
l’Occidente? La democrazia è in crisi perché è in crisi l’Occidente? Dopo tre
secoli dallo “Spirito delle leggi”, il fondamento della democrazia
moderna - la legalizzazione o costituzionalizzazione del potere (divisione e controllo
dei poteri), e l’universalizzazione del voto, singolo, individuale, “popolare”
- si discute la democrazia come se fosse defunta, o persa, o perfino irredimibile,
comunque non protettiva (certa, stabile, sicura). Perché l’Occidente vota a
destra – l’Europa e gli Stati Uniti.
Ciò sembra un segno di forza, ridiscutersi, rifondarsi.
E invece si assume di confusione, cioè di debolezza, o come suole dirsi di crisi.
L’alternanza politica dei poteri si direbbe un segno di forza, della democrazia,
e dunque questa deriva – questo panico – a che è dovuto? Esaminate tutte le
prospettive (immigrazione di massa, insicurezza del lavoro, terrorismo,
islamismo), si direbbe dall’arrivo al benessere di due terzi del mondo. Che si vorrebbe
arrivasse anche alla democrazia: il mondo islamico, una marea di Stati, circa
due miliardi di persone, e l’impero comunista cinese. Da questo mondo una sfida
viene all’Occidente nei livelli di reddito, per un’offerta di lavoro che li appiattisce.
Da qui la crisi occidentale. Che allora, però, è di ciclo economico, di un
processo di livellamento dell’offerta di lavoro. Una crisi di percorso. Che non
arresta o incide sulla democrazia – alla quale anzi, si direbbe, il mercato “mondiale”
del lavoro apre una platea vastissima.
Democrazia è la legge. Che può – poteva, quando
se ne fecero le prime esperienze – risultare avversa. Ad Antigone, p.es.. Ma è
la forma migliore di gestione della violenza pubblica, dell’autorità, del potere
- di quello che poi è diventato lo Stato, le istituzioni. Affinata via via come
strumento con le costituzioni. E ampliato, dalla giustizia propriamente detta,
penale e civile, alla convivenza sotto ogni forma, e alla politica, all’esercizio
della violenza. Che riduce a un assist, si direbbe con terminologia
sportiva, periodico, minimo, il voto.
La democrazia è semplice, è la legalità. Non
contro il crimine penale, la legalità del potere – l’addomesticamento, l’addestramento,
l’ammaestramento del potere. Della violenza del potere. Della violenza interna
alla società, da distinguere dalla guerra. Nelle forme legali, costituzionali. Su
alcuni prerequisiti: l’uguaglianza tra gli individui, la non discriminazione, per
qualsiasi motivo che non sia la violenza, con un po’ di impegno sociale, a
favore dell’uguaglianza di fatto (a favore degli svantaggiati), e per il contenimento
della violenza. In un metodo o sistema compromissorio e non coercitivo – il più
possibile democratico, cioè accettato dal più gran numero.
Tutto ciò è basilare. Va ripetuto perché non se
ne tiene conto, anche in sede scientifica, di studio, forse per motivi
politici. E mentre i motivi reali di crisi sono altri, non politici in senso
stretto, di orientamento o obbedienza.
Male – Guido Morseli nel diario, “Mi sono conosciuto nel sogno”, sintetizza il
problema da (ex? credente, allievo dei gesuiti, interrogandosi sui “fatti,
nella storia privata dei singoli individui come nella storia dell’umanità, che smentiscono
in pieno l’amore e la giustizia, la «Provvidenza» di Dio. L’ingiustizia e la
sofferenza imperversano… Insomma: c’è il male”. C’è ma non regge, poiché alla
sommatoria siamo qua, benché sempre feroci. E ce la spassiamo sempre meglio di
prima. Ma non si capisce bene l’istinto di sopravvivenza, anche solo nella
riduzione darwiniana-spenceriana, il survival of the fittest, se e perché
siamo organizzati-ci organizziamo per sopravvivere piuttosto che per morire, e
migliorare. Per vivere cioè oltre ogni aspettativa e pretendendo, a diritto,
che tutto sia messo in opera per a questo fine.
Si procede in salita, per ostacoli. Superandoli,
aggirandoli, anche abbattendoli. Singolarmente e in gruppo. Il vero quesito sarebbe:
unde bonum.
Vita – È un lasso di tempo, un segmento, deperibile, perento. E un principio,
il principio dell’inestinguibilità – da cosa nasce cosa, anche dall’Apocalisse,
c’è sempre un day after, sia pure mostruoso.
Il problema del tempo è quello della vita. Non ci
sarebbe senza una vita – una cosa vitale, cioè in evoluzione, per quanto
minima o, apparenemente, in surplace.
Ha un principio e una fine, il ciclo vitale, ma nell’apparenza
– cronologia. Il “fatto” è una essenza
- “restanza” si potrebbe dire, non nel
senso dell’antropologo Teti: una permanenza. È l’eterno - un tempo che ci attraversa, gli umani, ma
attraversa anche la “natura”, il mondo quale è. Che si trasforma, e anche scompare,
ma permane, in qualche forma – nei luoghi, nei materiali, nella memoria, nelle
idee, nelle trasformazioni: nella tecnologia e nella filosofia, il farsi del
tempo.
La morte è una tappa della vita.
zeulig@antiit.eu
Cronache dell’altro mondo – universitarie (426)
Nell‘anno accademico che si apre sedici
college e università americane hanno tasse universitarie annuali superiori a
100 mila dollari, secondo i dati di “The Princeton Review”. Un anno fa
erano solo due,
La retta è comprensiva di tasse, insegnamento, vitto e alloggio, libri, trasporti.
Non fanno parte delle sedici le università più reputate, della Ivy League –
eccetto qualche college femminile, come Vassar.
Questa la lista dei sedici college
da 100 mila dollari in su:
1.
Harvey Mudd College: $104.512
2.
Università Duke: 103.975 dollari
3.
Università di Chicago: $103.821
4.
Università della California del Sud: $103.162
5.
Barnard College: 103.000 dollari
6.
Università di Washington: $102.260
7.
Smith College: $102.226
8.
Università Fordham: $102.188
9.
Claremont McKenna: $101.990
10. Vassar
College: $101.051
11. Università
Wesleyana: $101.030
12. Università
di New York: $100.998
13. Università
di Georgetown: $100.864
14. Bates
College: $100.437
15. Università
Colgate: $100.224
16. Haverford
College: $100.026
Il padre ritrovato in pista, a tutta velocità
Come un rider diventa
un campione di MotoGP? Grazie al padre ritrovato – un padre assente.
Gli “idoli” sono specificamente
italo-spagnoli, come si vuole per una coproduzione italo-spagnola, come usava
ai bei tempi – quando il cinema italiano illuminava mezza Europa: i campioni
motociclìsti, il motociclismo essendo disciplina, in fatto di piloti, latina,
italo-spagnola. Il tutto diretto da un regista britannico, da oltremanica venendo
ancora gli specialisti di motori veloci, nella gestione delle corse (le squadre
dietro i motori, un tempo italo-inglesi, ora sono predominantemente inglesi,
anche in Mercedes, anche in Ferrari).
Quindi, su due ore
di immagini, una buona di corse “spettacolari” e rombanti: scintille, sportellate,
capitomboli, gelosie e liti. Mentre un paziente Santamaria, l’ex Grande
Campione dei Due Mondi, italo-spagnoli, si ritrova infine padre accudente, e il
figli pure, riconosce e accetta il padre. Nel quadro del filone dell’epoca, la
ricerca-riscoperta del padre – a opera anche di figlie, ma soprattutto di figli
(il padre ritorna col genere all male).
Mat Whitecross, Idoli:
fino all’ultimo corsa, Sky Cinema, Now
martedì 15 settembre 2026
Se l'Europa torna a destra
Oggi come novant’anni fa una trentina di paesi europei sta a destra. Con una differenza, non da poco: quest Europa vota per la destra, in regime di libertà d’informazione e di voto. Che è un’attenuante, ma può essere un’aggravante: è una destra d’opinione, “popolare”, non di regimi.
Il conteggo si può fare agevolmente su vari repertori. CentroAnalytica ne fa una rappresentazione grafica, con i colori. Che danno subito un’immagine di dove va il mondo. Le Americhe sono suddivise fra centro-destra, azzurro: Usa, Argentina, Paraguay, Colombia. E rosso scuro, sinistra: Messico, Cuba, Nicaragua, Brasile, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Perù, Cile. E un solo centro-sinistra, Canada.
L'Africa, il mondo arabo e buona parte dell'Aspia meridionale restano nell'indistinto, grigio. Su tutta l'Asia e l'Oceania due macchie azzurre relativamente piccole emergono, India e Giappone con Corea del Sud. Mentre giganteggua il rosso scuro, con qualche approssimazione: Cina e Corea del Nord certamente, mentre Vietnam, Indonesia e Australia, sarebbero in realtà rosso sbiadito, centro sinistra.
Contro le Americhe e l'Asia-Oceania si legge invece l'Europa. Niente sinistra e poco centro-sinistra: Spagna, UK, Norvegia, Danimarca, Islanda, Albania, Malta, Ungheria, Bulgaria e, volendo, Germania e Olanda. E domani forse la Svezia. Però con tre sicure eccezioni, anti-immigrazione - effetto islamismo, troppa la paura: Gran Bretagna, Danimarca e Svezia e domani forse la Germania. E una filo-russa, Bulgaria.
Tre sole presenze al centro: Austria, Irlanda e Francia. Mentre tre governi si collocano a destra, Macedonia del Nord, Slovacchia, Slovenia - e a metà anche la Polonia. Lunga la lista del centro-destra: Belgio, Bosnia, Repubblica. Ceca, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Grecia Ista, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Moldavia, Montenegro, Polonia (a metà), Portogallo, Romania, Serbia.
Una cartina non propriamente di destra. Se non che il panorama cambia al "colore politico del partito più votato": l'Europa è nera, Italia compresa. Nei Paesi a maggiore peso politico e demografico. Nero ma non radicale, controrivoluzionario? Un nero sicuramente elettorale, democratico: Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda Austria, Rep. Ceca, Slovacchia, Polonia, Romania, Slovacchia, Macedonia del Nord. Il colpo d'occhio è impressionante. E anche la lista, ben più significativa che quella dei governi, necessariamente di coalizione.
Gadda buffone
“I nostri polli, a corte, hanno sempre due colli. Sono della covata dell’aquila bicipite…. Per la corte doppia, imperiale e regale, ci vogliono polli adeguati. Anche i nostri generali andavano contro Napoleone a due a due….”. Il tono è questo, da farsa - bicipite, cioè ungherese. Attorno a un Liederspiel di Zoltàn Kodaly, 1926, ricavato da un poema comico ungherese, “Az Obstoes” (il congedato) di Janos Garay, primo Ottocento, che l’Orchestra Sinfonica del Terzo Programma Rai eseguiva in prima italiana nel 1955. Gadda, redattore del Terzo Programma, si incaricò del testo italiano - il Liederspiel ha lunghi passaggi recitati e poche musiche. Ci teneva al teatro, anche per ragioni alimentari – il successo era in fieri, col “Pasticciaccio”, ma si manifesterà con corposi diritti un paio d’anni dopo.
Qui si produce in
una burla, che è il suo genere naturale, attorno a uno sbruffone, Háry, il
falso eroe del “Congedato”, che è afrodisiaco, a suo dire naturalmente, per
ogni femmina. Ci sbavano tutte, giovani e non, contadine e principesse, e
soprattutto Maria Luisa, l’imperatrice doppia, di Vienna e di Parigi – è Háry
che ha sconfitto naturalmente Napoleone, “Zufolino”, “il Pancetta”. Con la
vocazione già netta per i gerghi. Qui per le forme toscane, accentuate a ogni
scena e quasi a ogni battuta.
L’aneddoto è
debole – e più a una lettura non avvezza al personaggio, alle sue guasconate.
Si va avanti per allusioni più o meno salaci – poco: le battute più spinte sarebbero state biffate dalla censura (allora preventiva) e non recuperabili, non
esistendo copia di prima della censura. Nell’edizione del Saggiatore la nota ai testi introduttiva di
Claudio Vela spiega le vicende editoriali.
L’edizione del
Saggiatore si vuole anche un punto di riferimento per gli interessi teatrali di
Gadda (siamo nel 1982, gli unici aggiornamenti successivi in tema sono del “The
Edinburgh Journal of Gadda Studies”). A seguire sul radiodramma una sezione
raccoglie le recensioni teatrali di Gadda – alcune da lui già ripubblicate in
“I viaggi la morte” e “Le meraviglie d’Italia”.
Una terza sezione riproduce “Per un barbiere” – il testo de “Il Giorno”
già ripreso in “Verso la Certosa” e “Le meraviglie d’Italia”. Infine anche le
famose “Norme per la redazione di un testo radiofonico”.
Carlo Emilio
Gadda, Un radiodramma per modo di dire, Adelphi, pp. 56, € 6
Il Saggiatore, pp.
XII + 112, pp.vv.
