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sabato 9 maggio 2026

Hormuz all’opera

“Tarare”, l’opera che consacrò Antonio Salieri sulla scena parigina - dopo il successo delle “Danaïdes”, l’opera che aveva composto su richiesta di Gluck, il compositore principe di Vienna, che se ne era incaricato ma aveva problemi di salute (morirà pochi mesi dopo) - è ambientata a Hormuz. Un dispotico re Atar, invidioso dell’eroico soldato Tarare, ne fa rapire la moglie e la rinchiude in un harem. Il tiranno verrà naturalmente sconfitto, e Tarare diventerà re.
Un’opera del 1787, due anni prima della Rivoluzione, voluta da, e su libretto di, Beaumarchais, l’ex segretario di luigi XV, protagonista di ricche speculazioni finanziarie che lo portarono a processo, drammaturgo, promotore di una Società degli autori di teatro, per la quale teorizzò il “diritto d’autore” (verrà riconosciuto dalla Rivoluzione, nel 1791), autore del “Matrimonio di Figaro”, col quale si qualificava un protodemocratico.
“Tarare” più del Figaro” si vuole scopertamente anti-aristocratico. Con figure allegoriche che proclamano il merito, un messaggio anti-aristocratico: “Uomo! La tua grandezza sulla terra / Non ha nulla a che fare con il tuo status /Tutto ha a che fare con il tuo carattere”. Dopo la Rivoluzione Beaumarchais accrediterà “Tarare”, il suo unico libretto d’opera, come una bozza di Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Hormuz, dunque, come il nido dei diritti dell’uomo.
Salieri riprese il soggetto l’anno dopo a Vienna, su toni più largamente comici, in un adattamento di Da Ponte - che lui stesso, Salieri, aveva introdotto qualche anno prima, in fuga da Venezia, presso l’imperatore Giuseppe II, come “poeta di corte”. La nuova opera venne intitolata “Axur, Re d’Ormus”, ed era già in scena sei mesi dopo il “Tarare” di Parigi.
L’adattamento era stato voluto, secondo le storie della musica, come una semplice traduzione in italiano del libretto di Beaumarchais, per dare lavoro alla compagnia di opera buffa, italiana (l’opera buffa era italiana), che si dava il cambio con gli artisti di lingua tedesca al Burgtheater, a Vienna.
In contemporanea con “Axur, Re d’Ormus” Da Ponte lavorava a “Le nozze di Figaro”(1786), sempre su testo di Beaumarchais, e al “Don Giovanni” (1787).

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