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Hormuz all’opera
“Tarare”,
l’opera che consacrò Antonio Salieri sulla scena parigina - dopo il successo
delle “Danaïdes”, l’opera che aveva composto su richiesta di Gluck, il
compositore principe di Vienna, che se ne era incaricato ma aveva problemi di salute
(morirà pochi mesi dopo) - è ambientata a Hormuz. Un dispotico re Atar,
invidioso dell’eroico soldato Tarare, ne fa rapire la moglie e la rinchiude in
un harem. Il tiranno verrà naturalmente sconfitto, e Tarare diventerà re.
Un’opera
del 1787, due anni prima della Rivoluzione, voluta da, e su libretto di,
Beaumarchais, l’ex segretario di luigi XV, protagonista di ricche speculazioni
finanziarie che lo portarono a processo, drammaturgo, promotore di una Società
degli autori di teatro, per la quale teorizzò il “diritto d’autore” (verrà
riconosciuto dalla Rivoluzione, nel 1791), autore del “Matrimonio di Figaro”,
col quale si qualificava un protodemocratico.
“Tarare”
più del Figaro” si vuole scopertamente anti-aristocratico. Con figure
allegoriche che proclamano il merito, un messaggio anti-aristocratico: “Uomo!
La tua grandezza sulla terra / Non ha nulla a che fare con il tuo status /Tutto
ha a che fare con il tuo carattere”. Dopo la Rivoluzione Beaumarchais accrediterà
“Tarare”, il suo unico libretto d’opera, come una bozza di Dichiarazione dei
Diritti dell’Uomo. Hormuz, dunque, come il nido dei diritti dell’uomo.
Salieri riprese il soggetto l’anno dopo a Vienna, su toni più largamente
comici, in un adattamento di Da Ponte - che lui stesso, Salieri, aveva
introdotto qualche anno prima, in fuga da Venezia, presso l’imperatore Giuseppe
II, come “poeta di corte”. La nuova opera venne intitolata “Axur, Re d’Ormus”, ed
era già in scena sei mesi dopo il “Tarare” di Parigi.
L’adattamento era stato voluto, secondo le storie della musica, come una
semplice traduzione in italiano del libretto di Beaumarchais, per dare lavoro
alla compagnia di opera buffa, italiana (l’opera buffa era italiana), che
si dava il cambio con gli artisti di lingua tedesca al Burgtheater, a Vienna.
In contemporanea con “Axur, Re d’Ormus” Da Ponte lavorava a “Le nozze
di Figaro”(1786), sempre su testo di Beaumarchais, e al “Don Giovanni” (1787).
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