skip to main |
skip to sidebar
La faccia nera dell’impero italiano
Arrivati nella
seconda puntata alla conquista dell’Impero, e poi alla sua gestione, ancorché
breve, di cinque o sei anni, è stato d’obbligo parlare del regime di apartheid
che l’Italia fascista si sforzò di
imporre nella vastissima civilissima cristiana Etiopia. E della brutalità di Graziani,
tra il governatorato del maresciallo Badoglio, che aveva operato la conquista,
e quello del duca d’Aosta, che la perderà nella guerra con l’Inghilterra: l’uso
della proibitissima iprite e delle bombe incendiarie, le stragi – specie nei conventi
– di centinaia e di migliaia di persone, dopo l’attentato alla bomba subito ad
Addis Abeba. Uno che Cazzullo può dire “poco intelligente”, ma pure stava lì –
dopo avere brutalizzato la Libia.
Resta singolare la
scelta del programma. Che si pensava alla prima puntata potesse avvalersi di documentazioni
fotografiche e cinematografiche inedite. E invece no. Anche come appiglio, è
sembrato debole: la ripubblicazione del diario-racconto del novizio Montanelli,
nuovo al giornalismo e all’Africa. Ma di Montanelli poche batture – giustamente:
aveva solo di che vergognarsene, per giovane che fosse. Inevitabilmente il racconto
– fatto da Cazzullo in prima persona – è delle grandi battaglie, in cui
migliaia di italiani morirono, per colonie inutili: Dogali, Adua, le due Amba Aradam,
Cher en. In cui i pesi altrettanto inevitabilmente
si dividono, tra abilità (e fortune) e incapacità (e sfortune). L’esito è rianimare
un passato che sembra remotissmo e quasi avulso, e invece c’è stato, faticoso, costoso
e anche sacrilego, a nessun fine e anzi fallimentare.
Unica
consolazione, che sorprende e rallegra lo stesso Cazzullo, evidentemente digiuno
di Africa, è la scoperta di una Eritrea “italiana”, nobilmente tale. A Massaua
soprattutto, ma anche all’Asmara. Nell’urbanistica, l’edilizia, la lingua parlata,
i caffè, gli alberghi, i dolci, la cucina, i cinema, le strade, le ferrovie. Anche
linda e operosa. Di cui forse sarebbe stato opportuno aggiungere che è a forte
emigrazione (oggi sotto regime dittatoriale, dopo una guerra di quasi mezzo
secolo contro l’Etiopia), non verso l’Italia. E che la guerra di liberazione dall’Etiopia,
a cui il governo inglese improvvidamente l’aveva assegnata nel dopoguerra, nella
divisione delle spoglie dell’impero italiano, l’Eritrea la combatté sul piano
giuridico, all’Onu e altrove, con le c arte e i documenti italiani, da Assab in
poi, 1869, il primo sbarco italiano in Africa nel nome di Rubbettino, l’armatore
genovese. Il colonialismo è parte dell’Africa come è.
Due puntate, cinque ore piene di tramissione.
Aldo Cazzullo,
Faccetta nera, La 7
Nessun commento:
Posta un commento