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giovedì 4 giugno 2026

La faccia nera dell’impero italiano

Arrivati nella seconda puntata alla conquista dell’Impero, e poi alla sua gestione, ancorché breve, di cinque o sei anni, è stato d’obbligo parlare del regime di apartheid  che l’Italia fascista si sforzò di imporre nella vastissima civilissima cristiana Etiopia. E della brutalità di Graziani, tra il governatorato del maresciallo Badoglio, che aveva operato la conquista, e quello del duca d’Aosta, che la perderà nella guerra con l’Inghilterra: l’uso della proibitissima iprite e delle bombe incendiarie, le stragi – specie nei conventi – di centinaia e di migliaia di persone, dopo l’attentato alla bomba subito ad Addis Abeba. Uno che Cazzullo può dire “poco intelligente”, ma pure stava lì – dopo avere brutalizzato la Libia.
Resta singolare la scelta del programma. Che si pensava alla prima puntata potesse avvalersi di documentazioni fotografiche e cinematografiche inedite. E invece no. Anche come appiglio, è sembrato debole: la ripubblicazione del diario-racconto del novizio Montanelli, nuovo al giornalismo e all’Africa. Ma di Montanelli poche batture – giustamente: aveva solo di che vergognarsene, per giovane che fosse. Inevitabilmente il racconto – fatto da Cazzullo in prima persona – è delle grandi battaglie, in cui migliaia di italiani morirono, per colonie inutili: Dogali, Adua, le due Amba Aradam, Cher en.  In cui i pesi altrettanto inevitabilmente si dividono, tra abilità (e fortune) e incapacità (e sfortune). L’esito è rianimare un passato che sembra remotissmo e quasi avulso, e invece c’è stato, faticoso, costoso e anche sacrilego, a nessun fine e anzi fallimentare.
Unica consolazione, che sorprende e rallegra lo stesso Cazzullo, evidentemente digiuno di Africa, è la scoperta di una Eritrea “italiana”, nobilmente tale. A Massaua soprattutto, ma anche all’Asmara. Nell’urbanistica, l’edilizia, la lingua parlata, i caffè, gli alberghi, i dolci, la cucina, i cinema, le strade, le ferrovie. Anche linda e operosa. Di cui forse sarebbe stato opportuno aggiungere che è a forte emigrazione (oggi sotto regime dittatoriale, dopo una guerra di quasi mezzo secolo contro l’Etiopia), non verso l’Italia. E che la guerra di liberazione dall’Etiopia, a cui il governo inglese improvvidamente l’aveva assegnata nel dopoguerra, nella divisione delle spoglie dell’impero italiano, l’Eritrea la combatté sul piano giuridico, all’Onu e altrove, con le c arte e i documenti italiani, da Assab in poi, 1869, il primo sbarco italiano in Africa nel nome di Rubbettino, l’armatore genovese. Il colonialismo è parte dell’Africa come è.

Due puntate, cinque ore piene di tramissione.
Aldo Cazzullo,
Faccetta nera, La 7

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