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lunedì 1 giugno 2026

L’America è un altro mondo

Un documento d’archivio interessante per più aspetti: la ricostituzione di un’intervista lunga poco meno di un’ora di Hannah Arendt su Tf 1, la Rai 1 francese, con Roger Errera, il 4 luglio 1974, montaggio di più di otto ore di conversazione registrate nell’ottobre 1973. Specialmente interessante sul totalitarismo, la Costituzione americana e il Watergate, Israele e il rapporto degli ebrei con Israele. L’interlocutore, Errera, era un civil servant francese di grado elevato, ex allievo dell’Ena, l‘alta scuola di amministrazione, consigliere di Stato subito dopo la laurea, quarantenne all’epoca – di famiglia ebraica, che sotto l’occupazione tedesca si era salvata nelle Alpes Maritimes, sotto la protezione italiana.
Qualche anno più tardi, nel numero del 26 ottobre 1978, la “New York Review of Books” pubblicò la trascrizione dell’intervista con l’interpolazione di alcuni tagli recuperati dai materiali preparatori – è il testo qui riproposto.
Sull’America, da europea emigrata a 32 anni: “La mia impressione predominante è che l’America non sia uno stato-nazione. Gli europei hanno grandi difficoltà a comprendere questo semplice fatto, che in teoria dovrebbero conoscere. Questo paese non è unito né dalla eredità, né dalla memoria, né dal suolo, né dalla lingua, né da un’origine comune. Non ci sono veri americani qui, eccetto i nativi americani. Tutti gli altri sono cittadini, e questi cittadini sono uniti da una sola cosa, ed è una cosa importantissima: si diventa cittadini degli Stati Uniti semplicemente accettando la Costituzione.
“Dal punto di vista francese o tedesco, la Costituzione è semplicemente un pezzo di carta. Può essere emendata. Ma qui, è un documento sacro. È il costante promemoria di un atto unico e sacro: l’atto fondativo degli Stati Uniti. La sua fondazione consistette nell’unire in un'unica entità minoranze etniche e regioni completamente diverse, senza tuttavia appiattire o cancellare tali differenze.
“Tutto ciò è molto difficile da comprendere per uno straniero. Possiamo quindi affermare che in questo sistema politico è la legge a regnare, non gli uomini”.
Sul Watergate e la recente crisi tra la presidenza americana e il Congresso. Il problema nasce dalla Costituzione, che lo ha lasciato aperto, se non lo ha aperto: “I Padri Fondatori non credevano che la tirannia potesse scaturire dal potere esecutivo, perché lo consideravano nient’altro che la semplice esecuzione, in varie forme, di quanto deciso dal potere legislativo; mi fermo qui. Oggi sappiamo che il pericolo maggiore di tirannia proviene proprio dal potere esecutivo.
“Ma se prendiamo alla lettera lo spirito della Costituzione, cosa pensavano i Padri Fondatori? Credevano di essersi prima liberati dal dominio della maggioranza, ed è per questo che sarebbe un grave errore pensare che ciò che abbiamo sia una democrazia. Un errore che molti americani condividono. Quello che abbiamo qui è un sistema repubblicano. I Padri Fondatori erano principalmente preoccupati di preservare i diritti delle minoranze perché credevano che in un organo politico sano debba esserci una pluralità di opinioni”.
Sull’opinione pubblica: se non c’è, non c’è democrazia, libertà – si è liberi se si è informati: “Quando non avremo più una stampa libera, tutto può succedere. Ciò che permette a una dittatura totalitaria, o a qualsiasi altra dittatura, di regnare è la mancanza di informazione; come si può avere un'’opinione se non si è informati? Quando tutti ti mentono costantemente, il risultato non è che tu creda a quelle bugie, ma che nessuno creda più a niente”.
Le considerazioni finali sono su Israele e la diaspora ebraica. Da un punto divista sionista, quale Arendt era stata e si professava – benché non convinta da un viaggio in Israele prima della guerra. Israele è nato come “rifugio per ebrei polacchi”, e ne risente nell’atteggiamento vero i palestinesi: “L’atteggiamento verso gli arabi dipende in gran arte da un’identificazione che gli ebrei provenienti dall’Europa centrale hanno sempre avuto istintivamente, senza riflettere”. Ma Israele “deve essere necessariamente uno Stato-Nazione”, come c’è la Germania, c’è la Francia. La diaspora è come l’emigrazione da questi paesi. Senza religione: “Si dice «religione», ovviamente pensando al cristianesimo, che è un credo, una credenza, una fede. Non è assolutamente così per l’ebraismo. È una religione nazionale in cui religione e nazione coincidono”. Si è ebrei per nascita - e quindi per razza?: “Secondo la legge ebraica, si nasce ebrei e si rimane sempre ebrei. Finché una persona nasce da madre ebrea, il test di paternità è proibito; è ebrea per natura”.
Roger Errera, Entretien avec Hannah Arendt (1973), “Les-Crises”, free online (leggibile anche in italiano, Intervista con Hannah Arendt)

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