Primo obiettivo della presidenza Trump era il confronto con la Cina,
arrivata nei primi anni 2020 a competere alla pari con gli Stati Uniti, e anzi a
insidiarne la supremazia, economica e politica. Su questa strada Trump ha avviato
il suo secondo mandato, con l’appeasement verso la Russia sull’Ucraina (forniture
militari, sanzioni), per farla uscire dall’isolamento e dall’abbraccio con Pechino.
Con la guerra all’Iran ha invece rimesso la Cina al centro della scena.
Con discrezione, al suo modo caratteristico, Pechino ha fornito all’Iran
materiali e tecnologie militari sensibili, specie per i droni e la missilistica.
E fa ora la pace, attraverso il Pakistan: la mediazione del Pakistan ha il peso
che ha avuto in queste settimane perché orientata da Pechino. Avanzata dal “quartetto islamico”, Arabia Saudita, Egitto, Pakistan e
Turchia a Islamabad il 24 marzo, si è definita dopo il sostegno cinese, e colloqui
sino-pakistani, nella proposta in cinque punti per il cessate il fuoco che Stati
Uniti e Iran hanno accettato il 7 aprile.
Pechino aveva già fatto fare, nel 2023 (Dichiarazione di Pechino), la pace fra Iran e Arabia Saudita, in guerra by proxy nello Yemen. Lo Stretto di Hormuz, il cui controllo doveva pesare sulla Cina, è ora sotto controllo della Cina - indiretto naturalmente, alla maniera cinese, confuciana, per non dire sorniona. Dalla Dottrina Carte alla Dottrina Xi?
(continua)

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