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venerdì 26 giugno 2026

Povera Emma islamizzata, non volendo

Due cugini, di cui uno "mentalmente divergente”, cioè pazzo, teorico delle cospirazioni extraterrestri, rapiscono la pdg di un’azienda farmaceutica perché infiltrata degli Andromediani, una delle specie aliene che insidiano la terra. E convinti che lei comunichi con i suoi sopracciò alieni attraverso i capelli la rasano a zero. E così via.

Non mancano i riferimenti reali – il fondamento di ogni convinzione cospirativa: la madre del cugino sano ha fatto da cavia per un disintossicante prodotto dalla rapita, finendo per questo in coma, scandalo che la rapita aveva insabbiato. Seguono torture, il piano della rapita di convincere il cugino raziocinante che lei effettivamente è una andromediana, l’uscita della mamma dal coma, e insomma si va avanti per un paio d’ore, con continui colpi di scena, l’uno più freddo del precedente. Nella più completa staticità, cioè, contando semmai i minuti, impazienti di come andrà a finire.

Bugonia si dice parola greca – Lanthimos, cineasta americano, multicandidato agli Oscar, beniamino di Cannes e di Venezia, è pur sempre nato a Pangrati, il Trastevere di Atene - che significherebbe la generazione spontanea della vita. Ma la storia prende senso scoprendo che questa Bugonia è il remake di un vecchio film sud-coreano, del 2003, del regista Jang Joon-hwan.

Si presenta come commedia\Sci-fi ma non si ride, e anche un po’ si ha ribrezzo. Anche se gli eccessi di Lanthimos sono troppo alambiccati, con la povera Emma Stone ormai addetta a sua vittima sacrificale, un manichino nei suoi tanti film per qualche verso senza espressione. Con una forte sensazione, al terzo o quarto film del genere, di spregio della condizione femminile: nulla più, per un qualche motivo, di un manichino. È l’unica spiegazione che dà un senso alla ripetitività ossessionante delle due ore. O c’è un segreto: la donna senza capelli non è il sogno islamico?

Yorgos Lanthimos, Bugonia, Sky Cinema Uno, Now 

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