Due cugini, di cui uno "mentalmente divergente”, cioè pazzo, teorico delle cospirazioni extraterrestri, rapiscono la pdg di un’azienda farmaceutica perché infiltrata degli Andromediani, una delle specie aliene che insidiano la terra. E convinti che lei comunichi con i suoi sopracciò alieni attraverso i capelli la rasano a zero. E così via.
Non mancano i riferimenti reali – il fondamento di
ogni convinzione cospirativa: la madre del cugino sano ha fatto da cavia per un
disintossicante prodotto dalla rapita, finendo per questo in coma, scandalo che la
rapita aveva insabbiato. Seguono torture, il piano della rapita di convincere il
cugino raziocinante che lei effettivamente è una andromediana, l’uscita della
mamma dal coma, e insomma si va avanti per un paio d’ore, con continui colpi di
scena, l’uno più freddo del precedente. Nella più completa staticità, cioè,
contando semmai i minuti, impazienti di come andrà a finire.
Bugonia si dice parola greca – Lanthimos, cineasta
americano, multicandidato agli Oscar, beniamino di Cannes e di Venezia, è pur
sempre nato a Pangrati, il Trastevere di Atene - che significherebbe la
generazione spontanea della vita. Ma la storia prende senso scoprendo che questa Bugonia è il remake di un vecchio film sud-coreano,
del 2003, del regista Jang Joon-hwan.
Si
presenta come commedia\Sci-fi ma non si ride, e anche un po’ si ha ribrezzo. Anche
se gli eccessi di Lanthimos sono troppo alambiccati, con la povera Emma Stone
ormai addetta a sua vittima sacrificale, un manichino nei suoi tanti film per
qualche verso senza espressione. Con una forte sensazione, al terzo o quarto
film del genere, di spregio della condizione femminile: nulla più, per un
qualche motivo, di un manichino. È l’unica spiegazione che dà un senso alla
ripetitività ossessionante delle due ore. O c’è un segreto: la donna senza
capelli non è il sogno islamico?
Yorgos
Lanthimos, Bugonia, Sky Cinema Uno,
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