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Quando c’era l’umorismo
C’erano
gli umoristi, Campanile, Marchesi, Fortebraccio, che ogni giorno
divertivano e si leggevano, e non ci sono più. Benni, che ha ravvivato il
mestiere, ma in teatro e in libreria, è morto da un anno. L’umorismo da molto
più tempo – lo stesso Benni se ne asteneva, e non solo per la malattia,
paralizzante.
Insomma, non ce n’è più. Non alla lettura. Resiste
in teatro e in tv, col vecchio cabaret,
francesismo ora sostituito
dall’americanismo stand-up comedy.
Ma senza bonomia, anzi con una buona misura di acredine.
Il revival del Bar Sport di Benni che “la
Repubblica” propone si sfoglia ridendo. Per la freschezza delle “cose viste”,
il biliardo, il distributore automatico, il flipper, il juke-box. Ma per questo
con un senso di pena. Come vergogna da tenere celata.
Diverso il racconto, del mondo a rovescio – “Il sax
della nuvola rossa” in questi primi fascicoli. Qui invece l’esagerazione s’impone, come di una “critica
radicale”, e stanca.
Sei raccoltine di tre racconti accompagneranno il
quotidiano fino a Ferragosto.
Stefano Benni, Ridere
sul serio (“La Luisona”, etc.), “la Repubblica”, pp. 42, gratuito col
quotidiano
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