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mercoledì 12 agosto 2026

Quando c’era l’umorismo

C’erano gli umoristi, Campanile, Marchesi, Fortebraccio, che ogni giorno divertivano e si leggevano, e non ci sono più. Benni, che ha ravvivato il mestiere, ma in teatro e in libreria, è morto da un anno. L’umorismo da molto più tempo – lo stesso Benni se ne asteneva, e non solo per la malattia, paralizzante.
Insomma, non ce n’è più. Non alla lettura. Resiste in teatro e in tv, col vecchio cabaret, francesismo ora sostituito  dall’americanismo stand-up comedy. Ma senza bonomia, anzi con una buona misura di acredine.
Il revival del Bar Sport di Benni che “la Repubblica” propone si sfoglia ridendo. Per la freschezza delle “cose viste”, il biliardo, il distributore automatico, il flipper, il juke-box. Ma per questo con un senso di pena. Come vergogna da tenere celata.
Diverso il racconto, del mondo a rovescio – “Il sax della nuvola rossa” in questi primi fascicoli. Qui invece  l’esagerazione s’impone, come di una “critica radicale”, e stanca.

Sei raccoltine di tre racconti accompagneranno il quotidiano fino a Ferragosto.
Stefano Benni, Ridere sul serio (“La Luisona”, etc.), “la Repubblica”, pp. 42, gratuito col quotidiano 

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