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venerdì 4 settembre 2026

La dottrina Netanyahu non piace a Washington

La dottrina Netanyahu potrebbe sopravvivere a Netanyahu? S’interrogano gli Stati Uniti, a valle del fallito Blitzkrieg contro l’Iran, e del contemporaneo rilancio politico e militare del movimento dei coloni, in Cisgiordania, a Gerusalemme e a Gaza (che a Washington si classifica come terrorismo, per ora solo a fini classificatori, archivistici).

C’è dunque una “dottrina Netanyahu”, detta anche della “guerra senza fine”. Che si declinerebbe in questi termini – come esito dell’attacco di Hamas il 7 ottobre 2023: “Israele deve intraprendere azioni militari preventive contro ogni potenziale minaccia alla sicurezza che deve affrontare, indipendentemente dalle conseguenze”. Una dottrina d’attacco, senza alcuna considerazione dell’impreparazione, e\o della sguarnizione del dispositivo di difesa alla frontiera con Gaza.  
È una “dottrina” che non troverebbe sostenitori nell’amministrazione Trump, la più vicina a Netanyahu. perché significa una guerra senza fine, e un appoggio americano, in armamenti, anch’esso senza fine.
Il problema non viene posto in attesa delle elezioni il 27 ottobre. Ma si dà per scontato che questa dottrina faccia sua anche Gadi Eisenkot, l’ex generale che si presume lo sfidante più importante di Netanyahu al voto politico.  

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