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La dottrina Netanyahu non piace a Washington
La dottrina Netanyahu potrebbe sopravvivere a Netanyahu? S’interrogano gli
Stati Uniti, a valle del fallito Blitzkrieg contro l’Iran, e del contemporaneo
rilancio politico e militare del movimento dei coloni, in Cisgiordania, a Gerusalemme
e a Gaza (che a Washington si classifica come terrorismo, per ora solo a fini classificatori, archivistici).
C’è dunque una “dottrina Netanyahu”, detta anche della “guerra senza
fine”. Che si declinerebbe in questi termini – come esito dell’attacco di Hamas
il 7 ottobre 2023: “Israele deve intraprendere azioni militari preventive
contro ogni potenziale minaccia alla sicurezza che deve affrontare,
indipendentemente dalle conseguenze”. Una dottrina d’attacco, senza alcuna
considerazione dell’impreparazione, e\o della sguarnizione del dispositivo di
difesa alla frontiera con Gaza.
È una “dottrina” che non troverebbe sostenitori nell’amministrazione
Trump, la più vicina a Netanyahu. perché significa una guerra senza fine, e un
appoggio americano, in armamenti, anch’esso senza fine.
Il problema non viene posto in attesa delle elezioni il 27
ottobre. Ma si dà per scontato che questa dottrina faccia sua anche Gadi
Eisenkot, l’ex generale che si presume lo sfidante più importante di Netanyahu al
voto politico.
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