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domenica 20 gennaio 2013

La corruzione non desiste, insiste

L’Indice di Percezione della Corruzione (Cpi) di Transparency International lega il pil all’onestà: un punto di Cpi vale 4 punti di pil (più gli operatori si fidano meglio vanno gli affari) – in Italia 60 miliardi. Sarà qui l’origine vera della crisi?Quindici anni fa non c’erano elezioni, ma il tema “La criminalità dei colletti bianchi. L’illecito nel mercato e nelle imprese” non era diverso:
“Ma quanto si ruba nel mercato e nelle imprese in Italia? Il quesito è d’obbligo dopo le ripetute denunce sulla diffusione della corruzione nel mondo degli affari, che vengono dalla presidenza dell’Abi, dalla presidenza della Camera, dalla Confindustria, dalla magistratura. Il riferimento non è alla criminalità organizzata ma ai comportamenti dei cosiddetti colletti bianchi: imprenditori, manager, proprietari, e i tanti professionisti del mercato, intermediari finanziari, promotori, consulenti, pubblicitari. Sono i gruppi sociali che si definiscono anche borghesia in senso proprio, quella del denaro, e classe dirigente.
“Tentiamo una risposta al quesito analizzando le decisioni delle autorità di controllo del mercato, e alcuni casi di cronaca che hanno coinvolto grandi aziende, Eni, Ferfin-Montedison e Rizzoli Corriere della sera. La magistratura, che con Mani Pulite ha affinato gli strumenti d'intervento contro la corruzione, li ha però limitati alla funzione pubblica, partiti, burocrazia e aziende pubbliche.
“Edwin Sutherland, che nel dopoguerra con “Il crimine dei colletti bianchi” ha avviato questa branca della criminologia, ha individuato una dozzina di comportamenti illeciti: accordi monopolistici, truffe commerciali, frodi finanziarie, contraffazione di marchi, manipolazione sociale (pubblicità ingannevole), manipolazione dei bilanci, sfruttamento del lavoro, e varie forme di abusi di fiducia, a danno degli azionisti, di altri manager, dell'azienda. La casistica si è da allora moltiplicata, sopratutto a danno del fisco e delle stesse aziende prima ancora che degli utenti, per la liberalizzazione dei movimenti di capitale, la deregolamentazione dei mercati e il loro sviluppo. Per l’economia di questa nota ricorreremo a una classificazione semplice: gli illeciti nel mercato e gli illeciti nelle aziende.
“La Consob, Commissione di vigilanza sulle società e la Borsa, in esercizio da un ventennio, ha intensificato ultimamente l'attività repressiva, sancita dagli statuti ma inapplicata nella prassi avviata dal suo primo presidente, Guido Rossi. Nel 1994 ha sporto 284 denunce, 230 nel 1995 e 217 nel 1996. La progressione è in calo perché sono diminuite le infrazioni accertate a carico degli operatori finanziari pullulati con la liberalizzazione (sim, promotori, agenti di cambio): oggetto dell’80-85 per cento degli esposti, questo settore è ora meglio regolato, anche per la selezione operata dal mercato. Sono invece in aumento i reati societari: le denunce sono state 43 nel 1994, e 47 nel 1995.
“Le denunce Consob vertono quasi tutte sul falso in bilancio o in comunicazioni sociali. Questo è l'unico crimine di natura finanziaria che il codice, che risale al 1942, persegue. Per questo reato la Consob ha denunciato Gemina, nell'agosto del 1996. Per il successivo progetto di SuperGemina, poi fatto abortire dagli stessi proponenti, ha minacciato di denunciare Mediobanca. L'insider trading, o utilizzo a fini speculativi delle informazioni riservate ai manager, punibile in Italia da due anni, ha avuto già una vittima illustre in Carlo De Benedetti: a suo carico la Consob ha promosso tre procedimenti alla Procura di Torino, per operazioni sui titoli Olivetti nel 1993 (aumento di capitale), nel 1994 (accordo con Digital), nell'agosto-settembre 1996 (perdite record).
“L'Antitrust, Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha accertato un numero rilevante, e in accelerazione, di casi di pubblicità ingannevole nei suoi cinque anni di esercizio - 282 nel 1996, su 421 denunce. Il rapporto tra le violazioni accertate e le denunce è sempre molto elevato, sul 70 per cento. Le denunce, in prevalenza di consumatori e associazioni di consumo, e i casi d'infrazione riguardano, in ordine decrescente, l’istruzione e la formazione, le cure cosmetiche e dietetiche, le vendite per corrispondenza, i maghi, i servizi informatici, i concorsi a premio, l’editoria (il caso più importante è quello della rivista “Millionaire”), i viaggi.
“Altre autorità non sono così attive. È il caso in particolare del Garante per la televisione e l’editoria, e dell’Isvap, che controlla le assicurazioni. Ma i due campi non sono esenti da infrazioni e illegalità, residuo in particolare della loro recente espansione selvaggia. Il mercato dell’etere è ancora anomico, mentre restano zone d’ombra sulla proprietà effettiva delle emittenti tv e sul carattere surrettizio di alcune forme di pubblicità e promozione.
“Un settore del tutto scoperto è quello ambientale, dove i controlli sono locali, e quindi erratici, e le infrazioni sono la regola: dalla diga del Vajont (duemila morti) a quella di Stava (250 morti), da Seveso all’Acna di Cengio e alla Montedison di Massa, dagli scarichi alle discariche. Un filone importante, e per le dimensioni economiche delle irregolarità e per gli effetti negativi che induce sull’affidabilità dell'Italia in Europa,è quello delle infrazioni alla politica agricola comunitaria, alle quote di produzione (latte, vino, agrumi), alle integrazioni di prezzo (olio, granaglie), agli “incentivi dissuasivi” (maggese, abbattimento bestiame).
“I comportamenti illeciti diventano la norma negli affari di piccole dimensioni, per la paralisi della giustizia civile. Non conviene più perseguire un recupero crediti inferiore ai 10 milioni, o una bancarotta per meno di 100 milioni. Buona parte delle sofferenze delle banche è costituita dai mutui casa. Un noto avvocato romano, che ha preso un mutuo di 800 milioni, non ha pagato nemmeno la prima rata e ha proposto alla banca una transazione di 150 milioni: a tanto ha attualizzato i tempi e l’economia del recupero. Il capitolo maggiore è però Nerolandia, una ragnatela fertile di innovazioni per truffare il fisco e le contribuzioni parafiscali obbligatorie, con l'occultamento di poste di bilancio e la creazione di disponibilità extracontabili (fondi neri).
“Nerolandia è, insieme con la pratica inveterata delle regalie e tangenti sugli acquisti, sperimentata da qualsiasi fornitore di beni e servizi a un’azienda, grande o piccola, il canale principale della corruzione all'interno delle aziende. In Gemina-Rcs la società di revisione Kpmg, indagando su 22 delle oltre 70 mila operazioni messe in opera dalla finanziaria e dalla casa editrice tra il 1988 e il 1995, ha individuato “anomalie” per una settantina di miliardi, a favore di soci, manager, consulenti e sindaci. La casa editrice del “Corriere della sera” tenta ora di rivalersi con azioni di responsabilità con gli ex amministratori Giorgio Fattori, Lorenzo Folio e Giovanni Cobolli Gigli, e con una richiesta di danni per 80 miliardi all’Ifi-Fiat, per la vendita giudicata truffaldina del gruppo Fabbri nel 1990. Fattori ha a sua volta chiamato in causa tutti gli ex amministratori Rcs e Fabbri, da Furio Colombo a Luca di Montezemolo.
“L’azione di responsabilità contro gli ex dirigenti sta diventando una norma nelle grandi aziende. All’Eni un'indagine contabile interna ha valutato che 535 miliardi sono stati sottratti negli anni Ottanta da manager e amministratori. Non si riconosce l’esito delle azioni di rivalsa all’Eni. Alla Ferfin-Montedison l’azione di recupero è stata invece fruttuosa: 310 miliardi sono stati restituiti in diciotto mesi, con rapide transazioni extra-giudiziarie, da una ventina di ex manager e amministratori”.

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