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mercoledì 15 giugno 2022

La violenza della solitudine

La Medea di Tremestieri, che ha ucciso la figlia dopo averla accudita con amore, non è la vittima di un disturbo mentale. O allora di una sindrome di cui soffriamo tutti: la solitudine. La stessa che è all’origine degli uxoricidi, sempre più immotivati e truculenti, che si moltiplicano: sono carnefici che sono anche vittime. Solitudine di uomini, e anche di donne (la madre di Catania non è la prima che uccide il figlio o la figlia). Per una generale difficoltà di relazionarsi, che sempreeno trova limiti alla violenza.È l’effetto dell’isolamento invasivo. Senza più i rifugi tradizionali, la famiglia, il confessore, la maestra. E senza sostegni nuovi – i telefoni di pronto intervento psicologico semmai acuiscono la solitudine, sono come la Asl per il malato in carne. L’effetto di una modernità si direbbe vuota. Di sostegni esterni nella presunzione di una liberazione. Che invece è un carcere, duro, di fantasmi e demoni. Il buon saggio non c'è. Non comunque che si veda, mentre l’essere umano si vuole socievole.



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