Il titolo non è un errore. Il Medio Oriente ha avuto da settant'anni lungo tempo un assetto "americano". Dalla guerra di Suez nel 1956 , che vide il presidente Eisenhower, il "generale della vittoria", schierarsi a favore dell'Egitto, del nazionalismo arabo, contro le potenze coloniali Francia e Gran Bretagna, che, aiutate da Israele, dal generale Dayan, volevano riprendersi il canale di Suez, che i generali egiziani avevano nazionalizzato. Sull'esempio egiziano, poi, un riassetto-modernizzazione del mondo arabo in forma bonapartista promuovendo, con la sostituzione delle inette monarchie dell'ultimo colonialismo con regimi forti, militari - fino a Gheddafi in Libia, nel 1969. O, nelle petromonarchie, Kuwait, Arabia Saudita, Qatar, Emirati, con un decisa spinta alla modernizzazione delle vecchie dinastie. Questo assetto è ora saltato
O forse no. Ma è saltato il controllo americano sull" area. Che naviga ora autonomamente, sul piano commerciale con Cina e India, e su quello militare con Pakistan e Turchia, seppure con armamento americano. Per i timori che suscita il militatismo di Israele e per l 'incapacità americana stessa di dettare l'ordine e l'agenda alla regione, ora manifesta dopo una guerrs inconcludente di quattro mesi contro l'Iran. Dopo un giro di walzer, si può aggiungere, una decina di anni fa con la Russia di Putin, sul piano energetico e in funzione anti Is, della lotta comune contro il radicalismo islamico.
Non tutto è perduto conclude lo studioso, l'America ha margini per rimontare: non c'è un riassetto solo tentativi. Ma non se ne vede traccia.
Marc Lynch insegna Relazioni Internazionali alla Washington University e vi coordina gli studi sul Medio Oriente.
Marc Lynch The End of the the American Middle East , "Foreign Affairs", sett.,ott. 2026, leggibile online, anche in italiano, La fine del Medio Oriente americano

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