Molto sdegno e nessuna analisi, se non
di maniera, per il trionfo dell’estrema destra tedesca nella Sassonia-Anhalt.
Grande vittoria in un piccolo Land. Ma è anche vero che non viene per caso
o all’improvviso, è il culmine di un’ascesa politica ben annunciata: in soli
quindici anni, quindi eccezionale, fino al 27-28 per cento dell’opinione nazionale.
Chi ci prova a spiegarlo, oggi Mario Monti sul “Corriere dela sera”, arretra di
fronte al nome sacro di Merkel. Mentre la verità semplice è questa, che i quindici
anni trionfali di Merkel, all’insegna dell’egemonia tedesca (crisi bancaria, crisi
del debito, Ucraina, immigrazione, gas), hanno prodotto o moltiplicato i nazionalismi: Merkel
rideva anche della Francia, oltre che dell’Italia, governando con i “no” l’Europa,
o altrimenti con il troppo poco troppo tardi. Forte di una Germania che cinque
anni prima di lei, al tornante del millennio, era la malata d’Europa, con 5 milioni
di disoccupati, effetto della globalizzazione. E la verità, dietro la vittoria di Afd, è che ora torna a esserlo - dopo che
Merkel si è potuta giovare nei sui quindici anni delle leggi Hartz 2003-2005. Di un governo socialista, anche se se le fece disegnare da una commissione di “esperti”, che un Peter Hartz, manager
Volkswagen, presiedeva: praticamente la liberalizzazione del mercato del lavoro, per contrastare la globalizzazione-delocalizzazione. E che ora paga per questo - un partito socialista forte di 150 anni praticamente sparito.
Ora la stessa Germania si ribella a se
stessa. È come se. Perché la rendita dei quattro decreti Hartz non basta più e
bisogna intaccare il capitale. Spariti i socialisti, in via di sparizione i democristiani, altre politiche bisogna cercare.
In Germania come già in Europa. La produzione
ristagna, il reddito reale si riduce, e si minacciano guerre non si sa perché. Perché il voto dovrebbe essere entusiasta invece
che risentito?

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