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domenica 4 ottobre 2026

L'antisemitismo è un falso scopo

L’antisemitismo è di comodo - quello che in artiglieria si dice "falso scopo". Con chi poteva prendersela la Germania dopo la sconfitta – non la Francia, non considerata, chi nel grande mondo? “Se nemiche dell’umanità fossero state dichiarate le razze anglosassoni, il loro sabotaggio si sarebbe limitato alle isole britanniche e agli Stati Uniti d’America. Avendo invece scelto gli ebrei quali vittime della propria demagogia, il nazionalsocialismo si è tenute le mani libere contro tuti i popoli del mondo e tutte le classi sociali”. Un’analisi acuta, potrebbe tornare utile, su un odio ancora poco decifrabile, sebbene sicuramente nel quadro del “capro espiatorio”, ma dalla Germania al tempo di Hitler accortamente scelto.
“Prima del 22 giugno 1951”, spiega la nota editoriale, di Claudia Zonchetti, che cura anche questa pubblicazione di Grossman, cioè prima dell’invasione tedesca, nell’Unione Sovietica “vivevano circa cinque milioni di ebrei. Più della metà fu sterminata”. Tra essi, si può aggiungere, tutti quelli dell’Ucraina, poveri nella gran massa oltre che esposti. Grossman ne ebbe subito cognizione, spiega Zonchetti, con “i settemila ebrei uccisi a Kerč il 30 dicembre 1941”. Ma “la stampa sovietica reagì lentamente alle notizie”, venendo da tre anni di alleanza stretta con Hitler, per la spartizione dell’Europa orientale. Ancora nel 1943, quando Grossman ne scrisse in questi articoli, il suo giornale, “Stella Rossa”, non glieli pubblicò. Uscirono a fine anno, “su due giornali a tiratura molto più limitata”, “Per la patria” il 20 novembre 1943, e “Unità”, in yiddisch, settimanale del Comitato ebraico antifascista.
È un testo molto preciso, documentato. Nessun dubbio sulla volontà di sterminio. Anche se non ne sa l’organizzazione. E gli assassinii in massa attribuisce all’accusa, o sospetto, di avere in qualche modo, una persona, una famiglia o un villaggio indifferentemente, al capriccio dei comandanti,  aiutato la Resistenza contro l’invasione. Anche se sa, e li documenta, di interi villaggi ebraici bruciati e gli abitanti, tutti, bambini compresi, sterminati.  
Un testo che non rivela nulla più di quanto si sa, ma si fa leggere per la vivezza del racconto. Dell’articolazione (l’elenco delle tante professioni, p.es., invece che dei nomi, delle persone vittime degli eccidi). E della vista acuta sulla guerra tedesca. Teorico (e denunciatore), finora unico fra gli storici, dell’“eccezionalismo” che connota un secolo abbondante della Germania (nel quadro dei “primati” del nazionalismo ottocentesco, si può aggiungere), che si riteneva sopra a tutto e tutti – la categoria “eccezionalismo” è in uso nella Scienza politica per al politica e la storia dell’America: “Il nazionalismo non ha generato nulla di nuovo, ha solo fissato, cristallizzato e usato a proprio vantaggio tratti del popolo tedesco che sono sempre esistiti”.
E ciò può dire per esperienza – a proposito del futuro quesito storico-giuridico, “se i tedeschi sapevano”. Avendo parlato a “decine di prigionieri di guerra tedeschi, e in mezzo alle rovine e agli eccidi”, in nessuno ha trovato “un senso di vergona o di disperazione”. Tutti al contrario “convinti del buon diritto della Germania”. Per “una forza amorale che tutto incenerisce…. Nata dall’eccezionalismo della razza germanica, dalla profonda convinzione dei tedeschi d’oggi di essere il popolo eletto”.
Nessuna menzione, probabilmente per patriottismo sovietico, dei tanti ucraini che assecondarono i tedeschi negli Einsatzkommados per lo sterminio degli ebrei su piazza, radunandoli in grandi gruppi, come un gregge, e poi decimandoli col mitra e le bombe. Allo stesso modo, sapendo e non sapendo, ma comprensibilmente, essendo la patria l’Urss, di cui l’Ucraina era una parte, nessuna menzione Grossman fa dei tanti ucraini volontari dell’esercito e delle Ss combattenti tedesche (anche in Italia), per l’odio combinato anticomunista e antirusso.
 Vasilj Grossman,
Ucraina senza ebrei, Adelphi, pp.74 € 7

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