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sabato 26 settembre 2026

L'Italia esemplare di Mandeville

Ma è l'Italia esemplare del paradosso di Mandeville, "La favola delle api", 1714, o dei "vizi privati pubbliche virtù". Pubbliche non nel senso odierno, di sociali, ma il contrario, di un paese ricco che si presenta povero, con non si sa quanti milioni di famiglie "povere", secondo l'Isee - almeno 8. Di un Paese in cui l'82 per cento dei cittadini ha casa di proprietà, record mondiale - più cinque, forse otto  milioni di seconde case. Più altri record mondiali: i depositi in banca, il numero (e l'utilizzo) dei cellulari, degli abbonamenti a TV private, e forse di auto in circolazione, anche con la benzina a € 2,20 - e sicuramente con più pasti al ristorante. 
La chiave del paradosso è  semplice: basta non pagare le tasse. Qualsiasi ristoratore, a naso, che conosce i suoi polli, lo può confermare: il record dell'evasione fiscale e l' italian way of life, rilassata, vanno di pari passo. Se l'evasione fiscale è  di 100 miliardi ce n'è in abbondanza per rilassarsi. 


Cronache dell'altro mondo - repubblicane anti-Maga (429)

George F. Will e Karl Rove, due influenti giornalisti  repubblicani, Will commentatore conservatore al "Washington  Post" da cinquant'anni, Rove un texano che ha seguito è sostenuto Bush jr., di cui è stato vicecapo di gabinetto, consigliano di  votare democratico, l'uno in Sud Carolina l'altro in Texas, piuttosto che per il candidato repubblicano patrocinato da Trump. Altre prese di posizione polemiche nei confronti delle politiche presidenziali vengono numerose dai candidati repubblicani a governatore, al Senato, alla Camera dei Rappresentanti.
Al voto di medio termine, in cui tradizionalmente la Camera dei Rappresentanti cambia colore, i candidati del partito del presidente usano discostarsi da questa o quella politica federale. In questo caso prendono le distanze da Trump. In Florida il candidato governatore repubblicano lo ha fatto polemicamente, contro la politica presidenziale sull'immigrazione. E su scala nazionale si torna a prospettare un'Alleanza Anti-Maga, di repubblicani insoddisfatti che piuttosto votano democratico. Vincente alle elezioni 2018, 2020 e 2022, nel 2024 l'Alleanza si era dissolta.

Verso il faro, ladro e assassino

Cose da non credere attorno al faro, ai fari che "proteggono i naviganti". Attorno ai primi fari negli Stati Uniti. Dapprima, a lungo, impediti dai "cacciatori di relitti". Poi installati, ma con tecniche obsolete, assassine più che salvifiche.
"La storia del faro americano è una storia di calamità, follia, e almeno in un caso di cannibalismo". Successe a Boon Island, al largo della costa del Maine, "un modesto affioramento di granito appena sopra il livello del mare. L'11 dicembre vi fini l'equipaggio del Nottingham Galley", con 14 membri dell'equipaggio. E poche  provviste. Furono salvati quasi un mese dopo, dopo essersi nutriti di qualche morto, mangiato a panino tra fasci di alghe al posto del pane. Per primo, testimonierà il comandante, il carpentiere, "uomo grasso, per natura di indole ottusa, paziente e flemmatico".
La vicenda impose l'introduzione in America dei fari. Ma si procedette piano. Boston fu la prima a vararne uno sei anni più tardi. New York solo nel 1787, Filadelfia due anni dopo, dopo una lunga serie di naufragi.
Non si costruivano fari per ignoranza delle novità.  E per l'opposizione dei "saccheggiatori di relitti", o "cacciatori di luna" - "una sottoclasse di spazzini che infestavano la costa in attesa che le maree vi depositassero tesori". Di loro si diceva che le notti di luna legassero "delle luci alle vacche, facendole spostare lungo la spiaggia, per attrarre i marinai alla rovina".
Una recensione-rassegna della storia dei fari in America, indagata minutamente da Eric Jay Dolin ("Brilliant beams: A History of the American Lighthouse", pp. 545), che è già un racconto pieno di cose.
Nathaniel Rich, To the Lighthouse, "The New York Review of Books", 24 sett., in libera lettura, anche in italiano, Verso il faro

venerdì 25 settembre 2026

Ma Volkswagen è cinese

La chiusura degli impianti storici in Germania, con almeno 100 mila esuberi, fa velo a quella che è la realtà oggi, dichiarata anche nei piani strategici, del marchio sinonimo di Germania: Volkswagen è è sarà un produttore made in China.
Lo era già. Fino all'anno scorso il marchio più venduto. Fino a quando cioè,  caratteristicamente, il governo cinese ha voluto il Grande Balzo anche con l'automobile, sovvenzionando la produzione nazionale di soggetti nazionali - VW vendeva in Cina nelle sue annate migliori, 2014-2016, oltre 5 milioni di auto annualmente, nel 2025 è scesa alla metà  a 2,7 milioni, con l'utile operativo ridotto a un miliardo (era arrivato a 5 miliardi).
A maggio, ad Auto China 2026, il Salone dell'automobile di Pechino, ha presentato un programma "In China, for China and for the World", facendo cioè della Cina il suo hub. Per il  Sud Est asiatico, l'America Latina, il Medio Oriente, e anche l'Europa (resta fuori il mercato americano, che non vuole auto cinesi). Ha al lancio venti modelli elettrici  con l'obiettivo di averne 50 entro il 2030.  A Hefei,  il suo centro di produzione cinese, riesce a comprimere in 24 mesi il time to market, lo sviluppo di un nuovo modello. A Hefei i costi di produzione sono dimezzati rispetto a quelli europei. 

Cronache dell'altro mondo - di concorrenza pacifica (428)

Solo abbracci tra Xi e Trump, non ci sono contenziosi aperti. I dazi sono accettati - la Cina ha molti vantaggi competitivi, a cominciare dal cambio, addomesticato. E non c'è la sfida all'egemonia - che sarà, se ci sarà,  necessariamente militare. 
Sull'IA, che si suppone il terreno di maggiore competizione,  Cina e Ststi unti seguono strade diverse. Molto più grandi e più avanti tecnicamente gli operatori americani, mentre la Cina ne cura le applicazioni pratiche.
Gli Stati Uniti si concentrano sull'Rsi, recursive self improvement.  La capacità del sistema di automigliorarsi, autopotenziarsi. Mentre il regime cinese punta sulle applicazioni pratiche, sull'uso della IA.

La forza dell'uomo, l'intelligenza del cane

Un attore-immagine prestante, Brad Pitt, veterano delle Forze Speciali, e un cane pastore tedesco, il più intelligente, tornato dalle comuni peripezie belliche afflitto da stress postraumatico, recuperano volontà e forza nelle avverse condizioni del comune pensionamento in Alaska. Essendo finiti, in un incidente aereo  a un centinaio di km da un centro abitato.
Com'è l'Alaska fuori dalla "civiltà"? Bella e paurosa.  In questo non-luogo, tra i ghiacci perenni, ci si possono concedere tutti gli sfizi. A fin di bene.
Un film d'avventura, con qualche spruzzo sanguinolento. Ayer, una lunga esperienza nel genere azione-horror, al cinema e in tv, dice che la sceneggiatura ha vagato una decina d'anni in cerca di un regista all'altezza. Ma non ci voleva una grande altezza, il pastore tedesco è sempre bravo di suo.
David Ayer, Hearth of the Beast - Nel profondo selvaggio

giovedì 24 settembre 2026

Il commercio internazionale è buono e fa bene

"L'epoca d'oro della globalizzazione ha visto il commercio mondiale superare la crescita dii un fattore tre. Quell'epoca è finita". Dal covid alle guerre guerreggiate e alle guerre dei dazi il commercio è rallentato - con effetti anche sulla crescita. Ma la globalizzazione non è finita.
"A meno di vent'anni" dalla crisi bancaria "il sistema è stato completamente riorganizzato e riavviato. E gli scambi crescono, malgrado guerre, sanzioni e dazi, anche se a ritmo minore. Nonostante i dazi di Trump e la chiusura di Hormuz "i volumi commerciali hanno continuato ad aumentare" - "il commercio ha un futuro": un aumento dell'1 per cento nella intensità degli scambi incrementa il reddito nazionale dello 0,5-1 per cento e riduce il livello dei prezzi dello 0,1-0,5 per cento in modo permanente".
"C'è un clima di sfiducia nei confronti del commercio internazionale. Effetto di due catastrofici atti di deliberata cecità avvenuti nell'epoca d'oro: la mancata considerazione degli effetti sociali e la fragilità intrinseca delle catene di approvvigionamento globali". "Effetti sociali" per dire i licenziamenti in massa nelle aree sviluppate e il blocco dei salari reali, per "perequare" i costi.
Haldane è stato a capo dell'ufficio studi della Banca d'Inghilterra.
Andy Haldane, The case for trade, revisited,"The Financial Times", in libera lettura, anche in italiano, La tesi a favore del commercio, rivisitata

mercoledì 23 settembre 2026

Giorgetti, chi si crede di essere

Non c'è molto rispetto all'Economia per Giorgetti. Milanese e leghista, quindi poco temuto a Roma. Ma col piglio da statista, che lascia governare. E la dirigenza fa la sua politica, la sua propria, da vecchio establishment: servire il governo, come è  giusto, ma nel giusto - che non si prenda troppi poteri.
Lo hanno condotto alla ridicolaggine del golden power contro l'italianissima Unicredit nella opas su Bpm. Gli hanno affibbiato come capo dell segreteria tecnica Riccardo Ercoli, il dirigente che, in qualità di consulente esperto delle commissioni parlamentari, aveva avallato i 240 miliardi di buco del superbonus con calcoli molto addomesticati. E poi, quando Ercoli ha voluto andare al Fondo Monetario in rappresentanza dei Paesi mediterranei, subito Giorgetti lo ha accontentato. Mentre Daria Perrotta, la Ragioniera Centrale "fortemente voluta" da Giorgetti, è una famosa renziana - portata su da Matteo Renzi, il cagnetto rabbioso cui a giorni alterni " la Repubblica e "Corriere della sera" sincronizzati fanno mordere al tallone il governo. E Francesco Maria Merli, da Giogetti "fortemente voluto" alla presidenza Istat, è un bollito, all'apparenza e di fatto.
Il peggio sono stati i due 0,1 di scostamento per (non) uscire dalla interdittiva europea. Il Tesoro, che maneggia i conti, poteva aiutare il governo e non lo ha fatto.
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Per un centesimo in più

Per la seconda volta in pochi, decisivi, mesi la dirigenza Istat ha fregato il leghista (Giorgetti) e la meloniana (Meloni) con un ridicolo 0.1 per cento. Bastante però per impedire loro qualsiasi riprogrammazione della spesa pubblica. Per di più  questa volta, approssimandosi le elezioni, con la beffa: revisione al rialzo, di ben due decimi, da + 0,5 a × 0,7, del pil 2025. Che rivisto tempestivamente avrebbe evitato lo scostamento in eccedenza (lo 0,1.....) scorso - avviando l'Italia fuori dalla mannaia UE. Con danno per l'Italia, ma questo per la dirigenza Istat, tutta politica, cioè cinica, è irrilevante.
L'Istat ha sempre "lavorato" sui decimali. Si può testimoniarlo per il pil 1996, che Prodi, presidente del consiglio, voleva assolutamente sopra l'1 per cento. Il calcolo fu ritardato anche allora, e rivisto più volte, finché non dette l'1,1.
Il rank and file Istat è sempre quello, saldamente centrista (democristiano), un po' orientato a destra un po' a sinistra. Ma "fino  un certo punto". Fino cioè a che non pensino di poter governare a piacimento - l'alternanza non ha intaccato il potere.

Cronache dell"altro mondo - metropolitane (427)

Zohran Mamdani, il sindaco Democratico radicale di New York, ha avviato lo studio per il trasporto pubblico gratuito in città, come da programma elettorale.
Spostarsi coi mezzi pubblici a New York non è oneroso. La corsa singola in metro costa 2,90 dollari. Ma l'abbonamento settimanale è a 42 dollari, e quello mensile a 142.
Complessivamente, la maggior parte dei newyorkesi spende tra i 127 e i 300 dollari al mese  per i trasporti pubblici. Una cifra considerata non elevata, con i mezzi pubblici potendosi fare qualsiasi spostamento a qualsiasi ora.
Diverso è  - sarebbe - il peso del trasporto pubblico per la municipalità se integralmente socializzato: crescerebbe quest'anno di due quinti, un 40 per cento, nove (8,8) miliardi di dollari - a tanto sono stimate le entrate operative.
L'Mta (Metropolitan Transportation Authority) ha spese, operative e non operative, quest'anno per 22,5 miliardi.


Mezzo capolavoro, mezzo Ridolini

La vita agra delle donne a Roma, nel 1945, tra mariti che sanno solo picchiare, suoceri allettati, consuoceri, altre donne complici, malgrado tutto, o inacidite, e poi la liberazione mentale, con la tessera elettorale. La trama è semplice, ma il film è double face.
Rivisto sul piccolo schermo, evidenzia la prima impressione, di un cambio di ritmo, e di genere, a metà. La prima è  De Sica al meglio: ritmi giusti (lenti), sorretti da una sceneggiatura robusta. A metà subentra - stanchezza al montaggio? esigenze di produzione? - il ritmo da comica: scene brevi, concitate, non sviluppate. Mancato il capolavoro, solo il successo al botteghino?
Paola Cortellesi, 
C'è ancora domani, Rai 1, Raiplay

martedì 22 settembre 2026

Letture - 622

 letterautore

Amleto – Un po’ spagnolo, argomenta Gadda critico teatrale, a proposito della “Celestina" (la “Tragicomedia de Calisto y Melibea”, in italiano tradotta  nel 1506 come “La Celestina”), opera di “Juan  Ruiz arciprete de Hita”. Argomentando, un po’ filologico, un po’ critico (ironico) della filologia: “Se la italianizzata ‘Celestina’ venendo a mano allo autore della ‘Mandragola ’, e a quelli della ‘Cortigiana’ e del ’Candelaio'”, cioè se la commedia ebbe diffusione in Italia, con i rifacimenti dell'Aretino e di Giordano Bruno, “una traduzione in inglese (già esistente verso il 1530) dové cadere sott’occhio anche al Marlowe e allo Shakespeare. Direi che il lungo monologo di Calisto angosciato e quasi impazzito (atto XIV scena 8) include l'embrione tecnico di quello di Amleto. Anche nel motivo tipicamente amletico-clinico-sintomatologico dell’'esaurimento nervoso'. Se pure vi sono dominanti ragioni e preoccupazioni giuridiche (per la casata, per il punto di onore: e contro la ingiustizia della giustizia) che lo Shakespeare trascende ma non dimentica (the laws delay, the silence of office: le more della legge, i soprusi della  burocrazia)”.

La recensione-saggio su “La Celestina”, scritta per “Il Mondo”-Firenze, n. 2, 21 aprile 1945, ripresa nelle raccolte “I viaggi, la morte” e “Radiodramma per modo di dire e altri testi sullo spettacolo”, è  recensione non di uno spettacolo ma della traduzione di Corrado Alvaro.

Gadda recensore di teatro ritorna sull'"Amleto" a proposito della rappresentazione di Squarzina e Gassman nel 1952 con un saggio lungo ed elaborato, pubblicato sul periodico “Giovedì” -  ripreso in “I viaggi la morte" e poi in "Un radiodramma per modo di dire. Scritti sullo spettacolo”: "Certo, l’anima del principe di Danimarca giganteggia sopra la normale statura degli umani…. Direi che in Amleto è percepibile anche la componente «antimachiavellica» dell’anglicismo del puritanesimo e della riforma”.

Best-seller – È l’ultima ratio? “Sono stato contattato dagli eredi di Albert Einstein”, spiega James Patterson, scrittore per eccellenza di best-seller, che mi hanno chiesto di scrivere un libro che lo facesse conoscere ai bambini rendendolo divertente. Poi si sono fatti vivi gli eredi di Muhammad Alì che volevano una storia sul fatto che non era un bravo studente perché aveva un disturbo dell’apprendimento”.

Greci-albanesi - Oggi su opposti fronti su tutto, la Macedonia del Nord o l'entrata dell'Albania nella UE, erano ordinariamente confusi dai viaggiatori, all'epoca del Grand Tour, in Calabria e in Sicilia. Il "prussiano" von Rath, p. es., gli albanesi fa normalmente greci - della grecanica Bova dice: "Bova è il capoluogo degli insediamenti greco-albanesi" (mentre gi albanesi stanno nella parte opposta della Calabria).

Guerra – “Tutti gli imperatori sono un po’ parenti”, Gadda fa argomentare a una “sentinella ungherese” nell'adattamento di una satira ungherese primo Ottocento che ha intitolato “Un radiodramma per modo di dire”, “anche se si picchiano di quando in quando. Anzi, dopo essersi mollati botte da orbi, quando sono stufi e gli viene in mente di fare la pace, per fare la pace si scambiano dei bigliettini con su scirtto: «Caro fratello....».

Intuizione - È, era, femminile? "Nel Detection Club dell'era di Christie c'erano delle regole, una delle quali era: 'L'intuizione femminile non deve essere usata per risolvere il delitto""- Lucy Foley  "La Lettura" ("Miss Marple infrange questo stereotipo").

Marx – “In fondo era figlio del primo  romanticismo”, dello Sturm-und-Drang - Alberto Rollo, amante e studioso del primo romanticismo, a Jena: “Anche lui aveva avuto una giovinezza in cui la radicalità del pensiero lo rendeva simile  ai beniamini del primo Romanticismo”.

Molisano – Gadda ci pensava già nel 1945, recensendo la traduzione che Corrado Alvaro aveva fatto de “La Celestina” (v. sopra, alla voce “Amleto” – che avrebbe voluto popolaresca, per dirne meglio lo spirito. “Vedrei divertendomi una ‘Celestina’ molisana, o molisano-romanesca. La frase va spezzata e articolata su moduli reali”. 

Pasolini – Fofi, che ha amato molto Pasolini regista (di cui si è occupato, pur litigandoci, per 200 pagine, quante ne raccolte in uno dei suoi ultimi libri, “Per Pasolini”), lo ricorda anche invidioso (“Storie di cinema”, p. 55): “”Ricordo la reazione di Pasolini all'enorme successo di quel film (“Novecento" di Bertolucci, film che peraltro Fofi non apprezzava, n.d.r.) e di ‘La storia’ di Morante: "«Farò qualcosa di più forte, e di più scandaloso, e di più grande successo», E fece 'Salò' e scrisse ‘Petrolio’, un film e un romanzo agghiaccianti, che ebbero una grande risonanza ma non un uguale esito commerciale”.

Prosa- poesia – “I romanzi sono progetti, i versi no, vendono spontanei”, Michel Houellebecq, intervista con Stefano Montefiori, “La Lettura” domenica 13.

Rousseau – Era già in linea con la deep ecology, la più radicale? “Personaggi come Rousseau possono avere un’influenza enorme”, Houellebecq fa dire a un suo personaggio, un tecnico dello spionaggio, in “Annientare”, al § 2 della parte 4: “Si potrebbe anche dire che Rousseau da solo è all'origine della Rivoluzione francese. I miti del comunismo primitivo, dell’età dell’oro hanno sempre avuto un potere di mobilizzazione incredibile”:

Salò-Sade – Pasolini lo diceva un “mistero medievale”. Un mistero che svela nell’intervista già famosa, e ora riscritta, con Gideon Bachmann.

Teatro-nel-teatro - È la dimostrazione che il teatro è  l'arte totale? È l'argomentazione di Gadda nel suo "periodo teatrale", post- bellico, della curiosità per le scene, possibile sbocco della sua psicosi "alimentare", dell'indigenza in agguato. Gadda vi si esercitò al suo solito con impegno. A proposito dell'"Amleto" (di Squarzina-Gassmann) argomentando, tra le tante acute notazioni e ipotesi, in questi termini il "teatro-nel-teatro": come esercizio e prova della "superiorità" della scena, che è parola, architettura, pittura, scultura messe assieme e in movimento. Quei guitti assoldati dal "re usurpatore" per distrarre Amleto dalla cupezza, usati invece per denunciare il re, in essi "il genio dialettico e metafisico dello Shakespeare sembra indicare un suprema funzione del teatro e dell'arte in genere, contro l'opinione frivola che l'arte costituisca uno svago, un 'divertissement': il teatro e l'opera d'arte in generale può essere e perciò deve essere l'indefettibile strumento per la scoperta e la enunciazione della verità. Il teatro ci rende consapevoli del bene e del male detergendo dal suo belletto il volto della menzogna, smascherato la vita".

Umorismo – “Credo che l’umorismo, nel suo aspetto migliore, riguardi le cose difficili e accompagni il lettore mentre le attraversa” - Andrew Sean Greer, intervista con Giulia Ziino, “La Lettura”  domenica 3.

Gadda ha la “risata ipocondriaca” – a proposito de “La cena delle beffe”, rappresentata a Firenze nel 1945, con  Amedeo Nazzari e  Rossano Brazzi” (recensita su “Il Mondo-Firenze”, n. 2, aprile 1945, ripresa in “Radiodramma per modo di dire”, p. 55): “”Il teatro dell’epoca (1909)”, di  Sem Benelli e del suo dramma, “su paradigmi ibseniani, ne etichettava quasi invariabilmente i casi di repentina follia, amaritudine cosmica, trauma psichici da cornucopia inopinata. Era succeduta, quella risatona berlacca, col progresso delle discipline psichiatriche al vecchio «oh, rabbia!» dei romantici di provincia e del grande melodramma romantico”. 

letterautore@antiit.eu

Il mondo com'è (501)

astolfo


Anarco-primitivismo – Il movimento, essenzialmente americano, anti-globalizzazione e anti-procreazione (artificiale e anche naturale). Houellebecq ne sintetizza le posizioni attraverso “il suo ideologo più conosciuto, John Zerzan, e anche il più radicale” – nel romanzo “Annientare”, al § 2 della parte 4: “Non vuole soltanto distruggere l’industria, il commercio e la tecnologia moderna, ma anche sopprimere l’agricoltura, le religioni, le arti e pure il linguaggio articolato; il suo progetto in realtà è di riportare l’umanità al livello del paleolitico medio”.
L’agricoltura ha cambiato il mondo, scrive: “L’agricoltura permette una divisione del lavoro molto accresciuta, crea i fondamenti materiali della gerarchia sociale, e avvia la distruzione dell’ambiente. I preti, i re, le corvées, l’ineguaglianza sessuale, la guerra sono alcune dele sue conseguenze specifiche abbastanza immediate”.
Zerzan non è il più radicale dei teorici della deep ecology, argomenta ancora Houellebecq, correggendo la sua prima informazione: “Altri propugnano l’estinzione dell’umanità perché pensano che la specie umana è definitivamente irrecuperabile, e pericolosa per la sopravvivenza del pianeta. È il caso dei movimenti come la Church of Euthanasia, il Gaia Liberation Front (per Gaia intendendosi la Terra, n.d.r.), il Voluntary Human Extinction Movement. Lui, Zerzan, non vuole distruggere l’umanità ma rieducarla. Quando parla degli uomini li vede come primati simpatici, con un buon fondo, ma che si sono impegnati in una cattiva direzione nel neolitico. Le sue tesi somigliano molto a quelle del rousseauismo classico: l’’uomo nasce buono, è la società che lo perverte, etc.. E personaggi come Rousseau possono avere una influenza enorme… Zerzan ha veramente dei punti in comune con Rousseau. Intelligenza media, ma una vera musicalità nelle frasi. Una miscela che può risultare estremamente pericolosa”.  
 
Animi – L’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia, la cui attività è oggi pigramente documentaria, è stata creata nel 1910 da Leopoldo Franchetti, il nobile parlamentare livornese, della Destra storica, e da Giustino Fortunato, il deputato di Melfi, cresciuto a Napoli, dove era stato allievo di De Sanctis e di Settembrini, attivo nella Società Napoletana di Storia Patria. Presidente a vita Pasquale Villari, che con le “Lettere meridionali” aveva aperto nel 1875 il problema del “Meridione” – aveva illustrato e spiegato gli errori compiuti in campo economico e sociopolitico, nell’unificazione dell’Italia, ai danni del “vinto” Sud. Presto animata da Umberto Zanotti Bianco e Giuseppe Isnardi, un piemontese e un ligure (Zanotti Bianco era nato a Creta – “Candia”, al debutto letterario si firmava “Giorgio d’Acandia” – alla Canea, dove il padre, di Pinerolo torinese, diplomatico, era console), fu per vent’anni protagonista – e operatrice quasi unica – della lotta all’analfabetismo nel Sud Italia, con la fondazione e la gestione di oltre 1.500 scuole per bambini e adulti.
Ente morale, implicò nella sua attività la migliore intellettualità laica: Croce, Gentile, Salvemini, il bolognese Giovanni Malvezzi, il trentino Paolo Orsi, archeologo, l’inventore della Magna Grecia. Ma seppe anche coinvolgere, in tempi di “non possumus”, il cattolicesimo sociale vicino a Ernesto Bonaiuti, dei cattolici relegati sull’aventino nella vita pubblica dall’offesa di Porta Pia: padre Giovanni Semeria, e gli esponenti della rivista “Rinnovamento”, Fogazzaro, Gallarati Scotti, lo stesso Malvezzi. 
L’Associazione fu da subito attiva, e molto presente, nell’educazione della prima infanzia, prescolare e scolare. Fino al 1920 si occupò dell’educazione prescolare – per la quale avrà negli anni sucecssivi molti riconoscimenti in ambito europeo, in Francia, in Belgio, in Germania, per le opere realizzate, e per la la pedagogia, prevalentemente montessoriana. Nel 1921, con la legge Croce che istituiva l’Opera contro l’analfabetismo, Animi ebbe la delega all’istruzione primaria in Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Con Gentile ministro, nel 1923, ebbe la delega (con altre associazioni, a carattere regionale) a tutte le scuole primarie con meno di quaranta allievi – limite che tre anni più tardi fu elevato dal nuovo ministro, Pietro Fedele, a sessanta allievi. Mentre però, precisandosi il regime fascista in senso totalitario, la nomina del comitato direttivo, dell’Animi come di tutte le associazioni, fu avocata dal governo, e poi, nel 1926, in sostanza soppressa – le associazioni non avevano più autonomia. Nel contempo, il regime si avocava anche l’istruzione di base, con l’Opera Nazionale Balilla.
Tra gli scopi statutari dell’Animi figuravano anche il credito agrario e il credito del lavoro, accanto all’educazione primaria. Attività che però l’Animi non curò mai – il settore fu sviluppato, attraverso le casse rurali e artigiane, dalla componente sociale cattolica.
 
Romanticismo – Movimento letterario e artistico tipicamente tedesco, all’origine (Sturm und Drang) e negli sviluppi caratteristici, centrali, ca 1795-1835, in letteratura viene suddiviso esattamente fra Romanticismo iniziale o Romanticismo di Jena (fino al 1803), Romanticismo giovane o di Heidelberg (fino al 1809), e Romanticismo tardo (fino al 1835). Sua caratteristica chiave è considerata l’enfasi sulla spontaneità dell’individuo – derivata dalla tradizione filosofica idealista, in particolare dalla filosofia di Fichte. Ma il termine deriva etimologicamente dalla lingua romanza, e si riferiva ai primi testi scritti in volgare nei paesi di lingua romanza. Il termine “romanzo” è derivato dal latino inizialmente attraverso il francese – "romantico”, inzialmente (nei secoli XVII e XVIII in uso ancora nella forma “romanzo”), significava “romanzesco“. È così che il termine fu usato  originariamente da Friedrich Schlegel – che poi conierà il concetto moderno di Romanticismo. Ma in questo senso è  stato spesso usato nelle polemiche dagli oppositori del Romanticismo. Tra essi Goethe - ancora in una dele sue ultime dichiarazioni, il 2 aprile 1829, nei "Dialoghi con Eckermann“: "Io definisco il classico sano e il romantico malsano. E sotto questo aspetto, il Nibelungenlied è classico, proprio come Omero, perché entrambi sono sani ed efficaci. La maggior parte delle opere più recenti non sono romantiche perché sono nuove, ma perché sono deboli, malaticce e malsane; e le opere antiche non sono classiche perché sono antiche, ma perché sono forti, fresche, gioiose e sane“.
Una distinzione, quella di Goethe, che rimanda alla poetica canonica del romanticismo, che resta quella definita da F. Schlegel. L’abbandono dei modelli classici per un'esplorazione della modernità, in termini di storia, cultura, modelli ideali e reali. Con trattazioni non necessariamente "compiute“ o esaustive. Senza escludere i contenuti fantastici e onirici: credenze e miti (Medioevo), mistica, l’odierno fantasy. Dare corda alla fantasia, oltre i modelli razionali, noti (classificati) o "comprensibili".

Unabomber – Il primo (il vero) “unabomber”, terrorista da remoto, e isolato, con bombe artigianali che spediva, Theodore Kaczynski, il matematico molto dotato, che nel 1969 aveva lasciato l’insegamento a Berkeley per una capanna isolata nel Montana, "sopravviveva come un grizzly o un lwonecdi montagna, accucciato sotto lo spesso mantello di neve”, così è descritto da Zerzan, il teorico dell’anarco-primitivismo, in apertura di “Futuro primitivo”, il suo primo libro: “In primavera usciva dalla sua  tana, attraversava i boschi, costeggiava i fiumi. Pescava, cacciava, mietere, raccattava. Sempre solo. Libero, ma solo”. E mandava bombe". Houellebecq, “Annientare”, al § 2 della parte 4, lo dice “molto più rigoroso” di Zerzan, “molto più strutturato nel suo pensiero, farebbe pensare a Marx”. P.es. a proposito della natura, che lo lascia molto conciso: “La maggior parte delle persone s’accordano a dire che la natura è bella, ed è vero che essa esercita un grande potere di seduzione” (“La scietà industriale e il suo futuro”, § 8).  Vegetariano come Zerzan, ma antifemminista: “Accetta l’ineguaglianza sociale e la predazione”, nella sintesi di Houellebecq, “e d’altronde non manifesta alcuna simpatia per la sinistra, al contrario”. Irenista, tra il 1978 e il 1995, ben cogitate, ben spaziate negli anni, inviò una serie di bombe a personaggi diversi negli Stati Uniti, facendo tre morti e 23 feriti.
A partire dal 1979, queste bombe divennero l'oggetto dell'indagine più lunga, fino al 1996, all'arresto di Kaczynski, e più costosa nella storia dell'Fbi. Che l'indagine identificava come caso Unabom (University and Airline Bombing, bombe  alle università e alle compagnie aeree) prima che la sua identità fosse nota, il che portò al soprannome "Unabomber". Fino a che lo stesso Kaczynski non si autodenuncio: nel 1995 scrisse al "New York Times" promettendo di "rinunciare al terrorismo" se il quotidiano o il "Washington Post" avessero pubblicato il suo manifesto, per spiegare che i suoi attentati erano "estremi ma necessari per attirare l'attenzione sull'erosione della libertà e della dignità umana da parte delle tecnologie moderne". L'Fbi e il Procuatore Generale degli Stati Uniti, Janet Reno, fecero pressione per la pubblicazione del manifesto, che apparve sul "Washington Post" a settembre. David Kaczynski riconobbe nella prosa la scrittura del fratello e lo fece sapere all'Fbi.
Arrestato nel 1996, "Unabomber" non nominò un difensore, e anzi si impegnò, per volersi padrone d'intendere e di volere, a contestare gli avvocati d'ufficio che puntavano all'infermita.mentale per evitargli la pena di morte. Riuscì nel suo intento, si dichiarò colpevole di tutte le accuse, e nel 1998 fu condannato a più ergastoli consecutivi. Ricoverato per un tumore nel 2021, a marzo 2023 interruppe le cure, e a giugno, ritornato in prigione, si impiccò. 


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E.Said, lo straniero

"Una nuova biografia cinematografica presenta lo scrittore palestinese come ancora fuori posto, benché in anticipo sui tempi". È il film dallo stesso titolo prodotto e diretto da Maiken Baird, la regista produttrice danese-americana già autrice di docufilm famosi, "Venus and Serena" (Williams), "Ghislaine Maxwell". Con molta documentazione inedita- la regista ha avuto accesso libero " all'archivio della famiglia Said (compreso un tesoro di filmini amatoriali in 8 mm girati dal padre di Edward, Wadie Said, che mostrano la casa d'infanzia dello scrittore a Gerusalemme Ovest)
Un ritratto "profondamente toccante", sia per le difficoltà personali che Said dovette affrontare, sia per i fraintendimenti di cui è  stato - e continua a essere - oggetto nella sua opera. Per il fatto, si può aggiungere, d'impersonare lo "straniero" di Camus, di trovarsi non integrato di qua, in Occidente, che in buona misura rifiuta, e non più di là, nel Medio Oriente,  nel mondo arabo, in Palestina. Disadattato, misfit, è forte. A  disagio sì  Nell’incertezza. Ma per essere di mente critica, aperta. Un "binarismo" di cui lui stesso è lettore acuto nel libro di memorie, "Fuori posto" (1999), a cui il docufilm dà consistenza figurativa  plastica.
D.D .Guttenplan, Edward Said: Between Worlds, "The Nation”, 15 settembre, in libera lettura, anche in italiano, E.S.: tra i mondi)

lunedì 21 settembre 2026

Ombre - 836

Trascinata dall'attenzione dei " suoi" ragazzi, di Gioventù  Nazionale?, Meloni  urla loro in dettaglio le istruzioni per imparare bene le lingue, e poi annuncia una serie di norme per limitare gli stranieri a scuola. Norme che già esistono, da 15 e 20 anni, e sono inapplicabili. Anche per non dover chiudere numerose scuole.

In fondo Trump non ha ottenuto sulla Groenlandia più di quello che già aveva - l'accordo è come dice Copenhagen, la riconferma dello statuto preesistente. Ma con un altro senso - come questo sito arguiva il 7 gennaio (e già il 21 marzo 2025, all'apertura del caso): una forma di protettorato, economico e militare,  sull Groenlandia, che resta nominalmemte parte del regno di Danimarca.

Rimasta fuori dalla trattativa in tutti questi mesi tra Danimarca e Usa, l'Europa conferma il suo rimpicciolimento. Un'altra rinuncia, in forma di automutilazione: ora che il gioco si fa grosso con Russia e Cina, con l'apertua della via marittima artica, commerciale e industriale prima che militare, l'Europa è tagliata fuori proprio sul suo terreno.

Il greggio era a 150 dollari nel 2008, dopo la crisi bancaria, ma la benzina non superava i 2 euro. Mentre oggi , col greggio a 100 dollari, galoppa a briglia sciolta. Quindi è proprio così: la crisi, aperta e tenuta viva da Trump senza ragione visibile, serve a far guadagnare le le compagni petrolifere - a rilanciare le fonti di energia fossili.

Si sdoglia "la Repubblica" un giorno qualsiasi e sembra che Schlein, Conte, un certo Ricciardi a supporto di Conte e l'eterno Bersani dominino ila scena politica e il governo sia inesistente  se non per qualche faccetta sparsa. Informazione non è.  E agitazione politica? Ma così falsata?

L'Italia fa il viso delle armi  e splendide foto di radianti missili, aerei, basi eccitano i cuori. Come dire: torna l'Italia potenza militare. Ma la notizia è che un drone o un missile Huthi ha colpito il supercaccia di cui all'illuminazione. Senza reazione. Non si può dire che il supercaccia sia la solita sagoma di legno. Ma è come se.

Si parla di difesa e di spese militari, pro o contro, senza guardare, anche qui, alla realtà dei fatti. Che la Ue spende, a parità di potere d'acquisto, annualmente 250 miliardi più della Russia per la difesa, senza averne la capacità offensiva (e difensiva). Perché va in ordine sparso, con eserciti nazionali di facciata, di parata, inutili in uno scenario du guerra, comunque di scontro.

Si dà il Canada "associato"alla Ue. Ma su questo Carney corre troppo. Il suo predessore consiglia prudenza, e anche il loro comune partito, Liberal-Dmocratico. Se va"associato", il Canada è più naturalmente agli  Stati Uniti. Per la geografia,  l'economia, malgrado i dazi (si pensi agli scambi transfrontalieri, oltre che al lavoro)  e la difesa.

La Germania se la passa male e malissimo, economicamente da un paio danni ormai e anche politicamente, ma lo spread degli Oat francesi sui Bund tedeschi è stato portato a 105, livello record, e anche quello del Btp, di un'Italia che pure si avvia a uscire dalla procedua restrittiva  Ue, è stato portato dai 70 ai 90 punti. Tanto fondato questo spread non è: si prepara un affondo contro l'euro, o contro i debiti sovrani?

Trump paga il voto con un assegno. Lula  pure, per i piu"poveri" - più Ozempic per tutti. Elif Eralp a Berlino va a fare la sindaca, benché giovane, donna e turca, col blocco degli affitti e la nazionalizzazione delle case. Grillo ha fatto scuola.

Non c'è giornale o giornalista che consideri la vicenda Ranucci marginale o privata. Ma tutti tengono su Ranucci vittima politica della Rai. Informazione non è? Voglia di scandalismo? Ma Ranucci è uno tracagnotto e barbuto, non un principe reale né una star popo o cinematografico, come piacciono agli inglesi e agli americani. Anche lo scandalismo è de noantri, da Italietta, di provincia.

Bambin Gesù e Gemelli sono “tra gli ospedali migliori al mondo” – “il Bambin Gesù scala due posti in graduatoria, arrivando al quarto posto nel mondo tra gli ospedali specializzati in pediatria”, - “primo peraltro in Europa”. Due ospedali romani. Ma sono ospedali del Vaticano. Pio IX sarebbe stato meglio dei Savoia?


Isabella Marsilio, 66 anni, l'insegnante romana accoltellata da un alunno bianco tredicenne e salvata da un alunno congolese coetaneo, è un'assertiva remigrazionista, che su Facebook inalbera, evidenziandola in nero su fondo giallo,la scritta: "com'era bella l'Italia senza migranti: la società multietnica fa SCHIFO". Non intende quello che dice, poiché è reputata buona insegnante. Ma forse non si richiede più la coerenza.

 

Roma superata da Nairobi per il Mondiale di Atletica 2029. Sembra inverosimile ma è la verità: non dà affidaento. Ma nente è sucesso – niente se ne legge nelle cronache romane,  tutto normale a Roma, sotto il sindaco Gualtieri.

 

Proclama Schlein: “Andiamo subito al voto. Prima il programma, poi le primarie”. Prima di subito? Non ha il senso del tempo, del prima e del dopo? È un po’ confusa?

 

La manager d Google Italia non fa polemiche, paga una pubblicità in forma di quaderno informativo, sul buon uso del digitale – “ptoteggere i giovani”, “aiutare le famiglie a orientarsi”, “fornire agli utenti gli strumenti”. Se si parla della rete è solo per dare scandalo, menre invece è con noi e per noi.

 

Si entra nella spesa pubblica con un senso di angoscia, talmente è conformata per lo spreco. E  Alberto Brambilla,”La Repubblica dell’assistenza vive con 200 miliardi di bonus”, lo conferma: “Distribuiti” esentase 202 miliardi in un anno, 2025. - “su 9 milioni di italiani ben 3 hanno fatto domanda di bonus, sussidi etc, attraverso l'Isee". Tutti poveri, in uno de Paesei più ricchi.    

Guareschi risorto

Un ricordo atteso, di uno scrittore notevole per più aspetti, se non altro perché ha fatto la storia. Quella importante, con la deportazione in Germania, da ufficiale di artiglieria richiamato, nel 1943, e la prigionia in Italia, comminata dai giudici italiani senza possibilità di difesa v- unico giornalista carcerato negli 80 anni della Repubblica per il suo lavoro (utilizzò documenti contro De Gasperi che poi, fuori processo, si riveleranno falsi). E quella editoriale, per la gioia dei librai, con le storie di due personaggi, il prete e il comunista, che contraddicevano le "due culture" che a lungo si sono volute imperanti e esclusive, quella di sacrestia e quella di cellula. 
Una "vita" che si è fatta seguire per tutte le due ore. Per il ricordo, e per i personaggi di contorno, molto caratterizzati: l'editore Rizzoli, l'altro dimenticato Peppino Amato, effervescente produttore partenopeo col naso per i film di successo, e il regista Duvivier simpaticissimo, così preciso nella preparazione dei film, e per questo anche inventivo - inventò la coppia Fernandel-Gino Cervi. 
L'impianto di fondo anche è apprezzabile. Guareschi è un umorista, e quindi indisciplinato. Quando nel '48 in paese fanno colpa a lui di aver fatto vincere la Dc  se ne meraviglia: lui non è per I preti, né per i "trinariciuti". È  anche vero che non teme i comunisti, per quanto minacciosi. Ha indagato da giornalista i delitti postbellici del Triangolo Rosso, le vendette comuniste. Ma per il resto non sappiamo niente. Salvo che - per stare fuori dell'agone politico? - si dichiara monarchico
iLo vediamo all'inizio tornare dalla deportazione in Germania, che era un forma di Resistenza, come se fosse un qualsiasi sbandato. Ce l'ha col padre, e non sappiamo perché. Giuseppe che lo impersona, ha la stessa espressione, corrucciata, per tutte le due ore. Occhipinti ha fatto di meglio, di questo che è pure una sua idea. Guareschi torna dalla deportazione in ghingheri, come un trekker - ha pure la t-shirt bianca immacolata, scollo a V. Benedetta Cimatti, la moglie, e i due figli rimangono uguali per tutti i vent'anni successivi - i figli pure sempre della stessa età. Guareschi figura sceneggiatore nel 1947 di un film di Cerchio, "Gente cosi", e non sappiamo come né perché. Poi sarà scettico piantagrane quando Rizzoli e Amato preparano "Don Camillo" al cinema. Insomma, sciatteria - Guareschi meritava di meglio.
Andrea Occhipinti, Giovannino Guareschi - non muoio neanche se mi ammazzano, Rai 1, RaiPlay

domenica 20 settembre 2026

Se una banda armata yemenita abbatte l'Occidente

Fa senso la mancata reazione saudita all'occupazione da parte degli Huthi dello stretto di El Mandeb, e ai bombardamenti Huthi, con missili sparsi o droni, di basi militari e della stessa capitale saudita. Dopo una guerra di 14 anni dell'Arabia Saudita agli Huthi nello Yemen, nella provincia marittima, prospiciente il mar Rosso.
L'Arabia Saudita è sulla carta lo Stato più armato del Medio Oriente - dopo Israele, più dell'Iran. Ma evidentemente incapace di usare l'armameto avanzato di cui dispone  aero-missilistico. Sulla carta è anche protetto dagli Usa, dalla Nato, Italia compresa, dalla Turchia e dal Pakistan. Gli Huthi sono un gruppo armato yemenita, islamista, che si è impadronito dello Yemen occidentale, la provincia o governatorato di El Taiz. Sciita, quindi protetto e rifornito dall'Iran, ma pur sempre una forza terrorista, nell'ambito yemenita e in quello internazionale. Abile evidentemente, si veda la professione di amicizia all'Italia dopo averne colpito un F-35 - dopo averne ridicolizzato la presenza militare a difesa dell'Arabia. Ma pur sempre un gruppo che ha avviato un'insurrezione armata, una guerra civile.
La crescita Huthi e la passività saudita ricordano l'exploit dell'Is, lo Stato Islamico proclamato da al Baghdadi - uno di Al Qaeda, l'organizzazione terroristica dell'11 settembre - in Iraq e in Siria. Ma l'Arabia Saudita non è un Paese allo sbando. È, dovrebbe essere, centrale all Occidente, all'Europa e anche agli Stati Uniti, per il petrolio, e per lo scacchiere strategico, in posizione dominante nella penisola arabica, fra i tanti Emirati, Kuwait. Qatar, Abu Dhabi, Dubai. L'islamismo abbatte l'Occidente, che governa il mondo, attraverso un gruppo yemenita?
A meno di un "gioco dei furbi": lasciare briglia libera agli Huthi, farne degli invincibili  per moltiplicare il prezzo dei combustibili fossili, con la scarsità immediata, procurata. Per rilanciarne la ricerca e la produzione. Bloccata da un quindicennio, da quando la transizione verde venne proposta come risolutiva. Da tempo in America si chiede la ricapitalizzazione dell'industria petrolifera e il rilancio della ricerca è produzione di combustibili fossili, prima e a prescindere da Trump.

Quando la Russia, rivoluzionaria, rideva

“Alle origini del teatro satirico russo, 1917-1924”: un tema vasto, ancorché per un perido ristrezptto, essendo all’origine – all'origine e alla fne – del sovietismo come rivoluzione, dell’illusione comunista e libertaria della rivoluzione d’Ottobre. Erano anche anni di grandissima, enorme, felicità creativa. Innestata sulla più diffusa, popolaresca, anche involgarita forma tradizionale di teatro russo - avvicinata alla commedia dell'arte, ma solo per facilitarne la lettura.
Balagan è baraccone in russo. Nella fattispecie una sorta di tendone da circo, un "teatrino" che si metteva su, e spesso si smontava, nel Sette e Ottocento, per fare spettacolo  di varietà o teatrale nelle periferie e la provincia russe. Poi acomparso, negli anni 1930, dopo la fioritura rivoluzionaria, resta, come vocabolo, nel senso di spettacolo grossolano.
Antonella D'Amelia, parte del primo gruppo, "scelto", di allievi slavisti di Ripellino al suo debutto alla Sapienza nel 1961-1962, con Serena Vitale, Cesare G. De Michelis, Caterina Graziadei tra gli altri, e poi emerito di Letteratura russa all’Università di Salerno, è forse quella che più ha vissuto la passione del maestro per le maschere, le scene, i costumi - la scena. Tra Gogol', i russi in Italia, i tanti russi in Europa, e ora con questa summa della rivisitazione popolaresca del teatro - negli anni in cui la libertà sembrò possibile.
Qui rifà' informalmente, ne ripercorre l'impianto -, il classico ripelliniano "Majakowskij e il teatro russo d'avanguardia", prospettandone il retroterra, culturale e organizzativo. Con uno scavo ammirevole, di tracce trascurate o eluse. In una dettagliata "Appendice" recuperando "una moltitudine di artisti, attori, registi, ballerini, musicisti e scrittori poco noti fuori dai confini russi". Un mondo e figure marginali, rispetto al grande teatro e ai grandi innovatori coevi, Stanislavskij, Mejerchol’d, Vachtangov, l'immancabile Majakovskij. In "anni di rivoluzioni, guerra civile, carestia, penuria di rifornimenti alimentari, fucilazioni, progressive limitazioni della libertà di pensiero, di parola e di stampa". Ma fertili, come forse non mai in cosi breve lasso di tempo - "ma anche anni di progetti grandiosi, di rilevanti utopie nel mondo dell’arte».
Una trattazione varia, benché specialistica, minuta.  Il fenomeno russo ambientando con la "Pietrogrado negli anni del comunismo di guerra ". E con il complesso - discusso - ruolo di Gor’kij, "Gor'kij e 'I pensieri inattuali' ". E un excursus tra i maggiori visitatori, tra essi Bertrand Russell, Herbert Wells, Ėmma Gol’dman, Walter Benjamin, Joseph Roth, Isaac Singer ("Intermezzo: con gli occhi degli stranieri".
In sintesi, la riscoperta e la documentazione di un  "teatro politico di propaganda" . Che lega il moto rivoluzionario - "Un teatro del popolo per il popolo" - alla diffusa teatralità che dall’inizio del Novecento si era diffusa tra "caffè letterari, club d’artisti, taverne, teatrini di miniature, cabaret che sorgono ovunque come funghi e diventano nel tempo innovativi laboratori di sperimentazione teatrale e artistica"  ("Teatrini di miniature e cabaret tra numeri di varietà e impegno politico"). Un passione teatrale collegata a - derivata da - gli "spettacoli delle fiere sotto le montagne ghiacciate e nei baracconi che ogni anno nelle settimane di Carnevale e Pasqua si allestivano su vasti piazzali vicino ai fiumi",  risuscitando "i ‘palcoscenici mobili’ dei primordi sovietici (teatri-tram che battono con tirate, slogan e cartelloni le vie cittadine; treni e battelli di propaganda che  portano in ogni contrada messaggi sulla guerra e sulle conquiste bolsceviche", tra "brevi scenette satiriche". Collettivi di improvvisati girovaghi che danno voce al terevsat, il Teatro della satira rivoluzionaria. E l’agitsud, "il processo pubblico di propaganda in cui si metteva alla berlina un personaggio dell’epoca". Col litmontaž, il "montaggio letterario", stralci di documenti pubblici rimontati per illustrare  un fatto o argomento di attualità. La živaja gazeta (il ‘giornale parlato’). E le fastose inscenirovki, "azioni teatrali di massa" dai titoli roboanti - queste, sì,  di clssse, realizzate a Pietrogrado e modellate sul "Mistero buffo" di Majakovskij, come inscenato da Mejerchol’d nel primo anniversario della rivoluzione. Col contributo di Annenkov, Evreinov, Radlov, Al’tman, e altri artisti elencati, che arricchiscono il genere popolaresco di "echi delle teorie sul teatro di Vjačeslav Ivanov, acrobazie circensi, alcune teorizzazioni del Proletkul’t, gli interventi futuristi sull’architettura urbana".
Una ricerca dettaglista, nell'insieme e nei particolari, anche minimi. In una architettura narrativa che ha del prodigioso per un lavoro filologico. Con un corposo, molto suggestivo di suo, inserto fotografico in ottima colorazione di scene, bozzetti, costumi, che da soli materializzano lo spirito e i contenuti della ricerca.
Antonella D’Amelia, In principio era il Balagan, “Europa Orientalis”, Università di Salerno, pp. 311, ill,, sip