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lunedì 18 gennaio 2016

Letture - 243

letterautore

Baudelaire – È reazionario, l’entusiasmo quarantottesco fu brevissimo. Si sa, ma si tende a celarlo per le innovazioni che apporta alla poesia e al gusto. È dandy per non esserlo, sapendo di esserlo – per non dichiararsi tale. Odia l’epoca in cui vive i suoi valori: il progresso, l’uguaglianza, il benessere, che riduce al conformismo. E la stessa libertà come licenza, che era peraltro la sua.

È cristiano, molto. Non in rapporto alle altre fedi. Non in rapporto alla fede, ma alla “natura”:  la dona o sessualità, la vita che va alla morte, lo stesso amore in quanto naturale, materiale.

“I fiori del male” sono probabilmente il libro di poesia più tradotto. In italiano sicuramente, dove si continua a tradurlo, benché avvia avuto già una cinquantina di traduzione. Tra esse quella di Praz, Valeri, Parronchi. De Nardis, Errante, Fusero, Attilio Bertolucci, Bona, Caproni, Muscetta, Bufalino, Raboni. 

È mistico? Molti lo hanno sostenuto, un mistico cattolico. Per la rappresentazione degradante, se non è rifiuto o ripugnanza, della carne, della concupiscenza, della sensualità connessa alla materia. In particolare quella legata al corpo, secondo la tradizione del “De comtemptu mundi” – con cui il papa Innocenzo III nel Duecento aveva inaugurato il rifiuto del corpo. Auerbach esamina in dettaglio questo aspetto, nel saggio “«I fiori del male» e il sublime”, e avanza quattro obiezioni: 1)Quello che Baudelaire cerca non è la Grazia o la beatitudine eterna, ma il Nulla”, 2) “Non ha posto per Cristo” – l’unica volta che lo nomina lo contrappone a Dio; 3) il misticismo medievale condannava la concupiscenza e basta, per il resto “il godimento delle cose terrene sane e spirituali non è mai sentito come peccato”; 4) la sua lotta “non riguarda l’umiltà, bensì la superbia”.
Dietro l’ennui, Baudelaire introduce il Nulla. Lo introduce nel canone occidentale in senso nichilistico – il destino dell’artista eccettuato – e non mistico.

L’erotismo decretò il successo dei “Fiori del male”, e di Baudelaire poeta, mentre ne è la mala pianta. Altrove magari no, ma nei “Fiori del male” il rifiuto è radicale.

Dante – Si può dire islamico ma nel contesto, del tempo: nel Duecento non si faceva grande differenza fra le religioni, che al contrario convivevano in scambi reciproci di studi. Ci sono echi dei poeti arabi e persiani anche in Chaicer, e ce ne saranno fino a Shakespeare.

Giornalismo – Le librerie Feltrinelli tengono al reparto giornalismo il “Proust” di Beckett e il “Primo Levi” di Belpoliti. Accanto a “Lezioni di giornalismo” di Virginia Di Marco – e ai tanti, sono tantissimi, Montaneli, Bocca, Fallaci. Si allargato il giornalismo o si è ristretta la letteratura?

Lingue – Dei ventisei libri recensiti dal “Sole 24 Ore” ieri, cinque sono in inglese, uno in francese, e quattro edizioni critiche di classici, in originale greco o latino. Poi si dice che gli italiani non sanno le lingue.

Pasolini – Si è accompagnato, in qualità di amanti conviventi, solo a due donne,  Laura Betti e Maria Callas.
Betti era peraltro venuta alla notorietà nel 1960 o 1961 facendo cabaret in coppia con Paolo Poli, altro gay dichiarato.

Fuksas. suo compagno di calcio a Roma - “lui era ala destra e io centrocampista” - lo ricorda “di forte muscolatura”, “di una violenza incredibile, giochi tipici della periferia romana come il dito di ferro”, e ne celebra “lo sguardo triste e mite”. Il signor Mario, ii barbiere di via Carini a Monteverde, sotto la casa dei Bertolucci, lo ricordava invece superbo: “Non diceva una parola”. Ma era timido. O come tutti quelli del cinema, i “personaggi”, non poteva interloquire con la gente comune.

Piano sequenza – È una delle innovazioni di Baudelaire, “I fiori del male”, 1857 (le composizioni “Je te donne ces vers” e “Spleen” soprattutto), la pietra di fondazione della nuova poesia: componimenti in flusso continuo, senza interruzione. Quasi un movimento unico e continuo in musica. Che farà poi valanga in prosa, nel monologo interiore.

Selfie –  “Tutti noi in fondo, ma specialmente gli artisti moderni”, nota Auerbach nel saggio “«I fiori del male» e il sublime”, “(almeno a partire dal Petrarca), ci improvvisiamo facilmente attori della nostra propria indole”. È vezzo antico. Di Baudelaire, l’autore dei “Fiori del male”, in particolare, che scrivendo al notaio-tutore Ancelle così presentava la raccolta: “In questo libro atroce, ho messo tutto il mio pensiero, tutto il mio cuore, tutta la mia religione (travestita), tutto il mio odio”.

letterautore@antiit.eu 

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