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venerdì 4 marzo 2022

Letture - 483

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Corrado Alvaro - Togliatti lo fece dire fascista a cadenza biennale, da Giacomo Debenedetti (1953), Salinari (1955), Angioletti (1957), Trombatore (1959), reo di avere scritto “L’uomo è forte”, il romanzo dell’orrore del totalitarismo.
 
Carlyle – “Uno dei padri intellettuali del Fascismo”, George Orwell, “Sul nazionalismo”.
 
Cina - C’è chi ha li ha messi sulla bilancia – “Le Nouvel Observateur”, 1975: i testicoli europei pesano il doppio, in media, di quelli cinesi.
La Cina è scoperta recente.
 
Colombo - Thor Heyerdahl, 1975, ha scoperto che Colombo aveva già scoperto l’America venticinque anni prima della scoperta ufficiale. Viaggiando con i danesi – discendenti dei vichinghi. Un compromesso boreale.
 
Conan Doyle - Ha l’apprezzamento senza riserve di Houellebecq, “Serotonina”, 337: “Conan Doyle è l’autore di un numero impressionante di racconti, di piacevole lettura costante, e anche talvota francamente palpitanti, è stato per tutta la sua vita n eccezionale page turner, senza dubbio il migliore della storia letteraria mondiale, ma questo non contava senza dubbio molto ai suoi propri occhi, non era là il suo messaggio, la verità di Conan Doyle era che si sentiva a ogni pagina vibrare la protesta di un animo nobile, di cuore sincero e buono”. E ancora: :”Il più toccante era soprattutto il suo atteggiamento personale riguardo alla morte: allontanato dalla fede cristiana da studi di medicina di un materialismo disperante, confrontato tutta la sua vita da perdite ripetute, crudeli, tra esse quella dei propri figli, sacrificati dai disegni guerrieri dell’Inghilterra, non aveva potuto in ultima istanza che rivolgersi allo spiritismo, speranza ultima, consolazione ultima di tutti quelli che non sono disposti ad accettare la morte di tutti quelli che sono loro vicini. Né a incorporarsi alla cristianità”.  
 
Femminismo – Una “deriva triste”, attaccata al “genere”? Natalia Aspesi fa i complimenti a Daria Bignardi per il.suo memoir “Libri che mi hanno rovinato la vita”, per concludere: “Le tue passioni letterarie mi sembrano quelle di una ragazza nata nel 1961, ventenne nel 1981 in tempo di femminismo vincente, che ama la cultura senza attribuirle un genere, oggi deriva triste di troppi libri scritti da donne. E persino da uomini”.  
 
Kiev – Irène Némirovsky, che ci è nata nel 1903, e ci ha vissuto per dieci anni, non ne ha memoria - crebbe parlando francese e russo, e poi anche l’inglese, e ai dieci anni emigrò con la famiglia a San Pietroburgo, fino a qualche anno dopo la rivoluzione leninista. Né ne parla Babel’, altro ucraino illustre, nei racconti del suo peregrinare bellico.
Bulgakov, invece, illustre concittadino di Némirovsky, suo maggiore di dodici anni, la descrive in tempo di guerra. Ma come luogo di battaglie: nell’anno e mezzo trascorso in città dopo la rivoluzione, di ritorno da Mosca, tra il 1918 e il 1919, ebbe 14 “chiamate alle armi” da parte di 14 “poteri” diversi. L’anarchia, ma molto sanguinosa.
 
Primo Levi – Fu bocciato da Einaudi nel 1947, “Se questo è un uomo”, da Pavese e Natalia Ginzburg. Levi si limiterà a dire in una tarda intervista. “Ebbe varie letture, toccò all’amica Natalia Ginzburg dirmi che a loro non interessava”. Ginzburg poi, nel 1963, vincerà il premio Strega, al quale anche Levi concorreva, con “La tregua”.

Maschile, femminile -   Aldo Grasso: la protagonista di “Hotel Portofino “assiste perplessa a un tentativo di matrimonio combinato tra suo figlio e la figlia di un ex amante del marito”, amante che nello sceneggiato è donna. Sconcerti: il Napoli “non ha avuto crisi di gioco… è corretto darle una chance in più”.  Nello stesso giorno due ottimi scrittori, sul “Corriere della sera”, giornale controllato, sono incerti sul genere.

1942 – L’Europa era tedesca, nazista o sotto il tallone nazista. In Francia i pacifisti collaboravano con l’occupazione tedesca. E anche in Gran Bretagna, l’unico paese europeo ancora libero, “l’intellettuale medio di sinistra era convinto che la guerra era stata perduta nel 1940, che i tedeschi stavano per conquistare l’Egitto, che i giapponesi non sarebbero stati mai cacciati dalle terre che avevano conquistato, e che l’offensiva Anglo-Americana dei bombardamenti non faceva alcun effetto in Germania” – G. Orwell, “Sul nazionalismo”.
 
Romanzo – “Il Millennio non ha ancora il suo A tore”, si lamenta, o “il suo Romanzo”. Si lamenta l’assenza del grande romanzo in questo primo terzo millennio. Asor Rosa già trent’anni fa trovava “Calvino, Pasolini e poi niente” (“La Stampa”,24 novembre 1992), “ultimi classici, anzi ultimi scrittori”.
In tempi di grandi travagli il romanzo è inutile – impossibile perché inutile - secondo il marchese di Sade: “Il Romanzo diveniva tanto difficile da scrivere quanto monotono da leggere: non c’era individuo che non avesse subito in quattro-cinque anni più disavventure di quante potesse narrarne in un secolo il più famoso romanziere”. Non restava, secondo Sade, che “chiamare in aiuto l’inferno”.
Sade, però, che visse anni di grandi travagli, il romanzo lo ha scritto, più di uno. È il Millennio che non è avventuroso? Sembra segnare il passo – anche la guerra di Putin non sembra drammatica.
 
San Sebastiano – Si rappresenta a partire dal Quattrocento giovane e ignudo, il petto aperto alle frecce, icona lgbtqia+. Era anziano e barbuto nel mosaico di San Pietro in Vincoli, del VIImo secolo, che ancora si vede, rivestito di un’armatura d’oro, in mano una corona gemmata. Estato al Quattrocento: in costume antico o da cavaliere, un soldato in età matura, barbuto, i capelli bianchi, armato di corazza e spada. Ma già da un paio di secoli aveva preso a circolare, seppure rara, l’immagine del santo giovane e nudo, il viso gentile inanellato di boccoli, il torso nudo bersaglio di invisibili arcieri – la “sagittazione”. Parte di una prima scoperta, o un ritorno, del nudo antico, del nudo artistico.
 
Totalitarismo – Fu invenzione italiana, neologismo della scienza politica coniato in Italia. Dall’antifascismo. Poi assunto dal fascismo stesso per definirsi – storicamente a torto, obietta Aurelio Lepre, “L’inesistente totalitarismo” (“Corriere della sera”, 3 gennaio 2005), in quanto il regime fu monarchico-fascista, l’Esercito, la Marina e il Senato essendo monarchici (anche Hannah Arendt, che ne sarà la teorica, negava recisamente che il fascismo fosse totalitario - almeno fino alle leggi razziali del 1938, il razzismo a suo giudizio costituendo elemento qualificante del totalitarismo).
“Il 2 gennaio 1925, mentre in Italia si stava consumando l’agonia finale dello Stato liberale sotto la pressione terroristica del fascismo (squadracce e delitto Matteotti, n.d.r.), appariva nel linguaggio politico un nuovo sostantivo: «totalitarismo»” - Emilio Gentile, “Il compleanno del totalitarismo” (“Sole 24 Ore”, 2 gennaio 2005). Era in circolazione già da due anni l’aggettivo “totalitario”, “coniato nel 1923 dall’antifascista liberale Giovanni Amendola” per definire metodi e fini del fascismo: “Quel giorno (il 2 gennaio 1925, n.d.r) il settimanale antifascista «Rivoluzione Liberale», fondato e diretto dal poco più che ventenne intellettuale Piero Gobetti, pubblicava in prima pagina un articolo intitolato «L’Antistato», firmato Prometeo Filodemo, pseudonimo di un giovane socialista marxista, Lelio Basso”.
L’articolo usciva a sei mesi dall’assassinio di Matteotti. “Per singolare coincidenza”, continua Gentile, “il termine «totalitarismo» entrava nella storia proprio alla vigilia del discorso di Mussolini alla Camera, il 3 gennaio, che «segnò una tappa definitiva nella storia del fascismo, cioè l’abbandono definitivo dello Stato costituzionale, liberale e parlamentare» (Luigi Salvatorelli)”.

letterautore@antiit.eu


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