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Letture - 618
letterautore
Augusteo - "Quello scempio architettonici che viene chiamato pizza Augusto Imperatore", ha un momento d'ira Flaiano critico cinematografico ricordando nel 1967 il primo incontro con Totò, di cui un'acuta anamnesi ("si, lo so, ma sa...", ora nella raccolta "Chiuso per noia"), " con il vecchio Augusteo ridotto come un osso e servito tra i cipressi romanisti in un vassoio di parcheggi" - e non c'era ancora il mastodontico cubo dell'archistar Richard Meier.
Baby-boomers – Effetto sorprendente
della guerra, Houellebecq fa notare al personaggio con cui s’identifica del romanzone
“Annientare”: “I baby-boomer erano un
fenomeno molto sorprendente, come lo stesso baby
boom Le guerre erano in generale seguite da un’ondata di denatalità,
accompagnate da un crollo psichico. Mettendo in luce l‘assurdità della
condizione umana, avevano un effetto potentemente demoralizzatore”. Nella guerra
mondiale in maniera evidente, poiché era stata “combattuta a un livello di assurdità
senza precedenti” e “di una immoralità specialmente eclatante. Così, molto
logicamente, la guerra era stata seguita da una generazione mediocre, cinica e incosciente
e, soprattutto, da una generazione poco numerosa : a partire dal 1935 la cifra
delle nascite in Francia era caduta sotto quella dei decessi. È tutto al contrario
che si era prodotto negli anni 1950, anche in realtà negli ani 1940, in piena
guerra, e questo non si poteva spiegare …che per il carattere ideologico, politico
e morale della seconda guerra mondiale”.
Dialetto – Funziona
a teatro, nota Fliano recensendo “Napoli milionaria” (“Napoli e ditorni”, in
“Chiuso per noia”) per una ragione, acustica: “Verosimilmente, le commedie dialettali interessano non per le
conclusioni ma per la «musica», perché la usualità dei loro concetti mette lo
spettatore a suo agio, lo invita a un giudizio dimesso. La loro forza sta nel
dispensare gli autori da quel doveroso controllo che ogni lingua, cioè ogni educazione, pone subito ala coscienza artistica. In nessuna sala, come in
quella dove si rappresenta una commedia in dialetto, succederà di sentire
nell’aria profondi legami tra platea e palcoscenico. Il pubblico non giudicherà
mai l’Azione,
ma la rivivrà palesemente. Il silenzio tra battuta e battuta sarà anch'esso
espresso in dialetto, i gesti degli attori saranno solecismi indispensabili.
Niente verrà accolto con più gioia di un qualsiasi accenno alle minuzie dell’intimità
domestica, della vita quotidiana: tutto il teatro dialettale è fatto diiminuzie
sottolineate”.
Faulkner – Ora premio
Nobel, “ultracinquantenne”, scrive Mario Andreose sulla “Domenica” del “Sole 24
Ore” in una nota biografica che si vuole propedeutica alla riproposta di
Faulkner presso la sua Nave di Teseo, “dispone della scorta, a turno, di giovani donne, perfino coetanee della figlia
Jill”, con le quali anche si scrive, per modo che la moglie Estelle a casa ne
abbia “aggiornamento in tempo reale, senza che questo potesse provocare
sconquassi di sorta, perché in terra sudista ci vuole ben altro per minare un matrimonio”.
“Estelle”,
prosegue Andreose, “anoressica solo d’aspetto, è stata il più grande amore di
Faulkner, che, ritenuto non all’altezza dalla famiglia di lei in un primo
approccio, seppe aspettare il
divorzio dal suo precedente matrimonio con la nascita di due figlie, per
poterla finalmente impalmare”. Un “sodalizio familiare” che Andreose presume
“non intaccato dallo svanire della passione amorosa”, poiché “saldo rimaneva il
legame alcolico… Capitava alla figlia Jill ditornare a casa e di trovarli stesi per terra o nel loro letto apparentemente privi di sensi e insozzati dai loro
escrementi…”
Di
“Requienm per una monaca”, 1951, Abdreose ricorda cheCamus fece la traduzione e
l’adattamento in forma teatrale, coli titolo che in francese suona "Requiem pour
une nonne”, un'assonanza strana per un orecchio italiano, nonne-nonna – l’adattamento fu anche messo in scena, nella stagione
1956\57 al teatro parigino des Mathurins (altre rappredentazioni non risultano).
Francia-Germania – Un rapporto
“sessuale” lo vuole (malizioso?) Houellebecq in “Annientare”: “Era sessuale”,
riflette il suo personaggio, superconsulente ministeriale, a proposito del
presidente francese che deve “tendere le labbra a tutte le guance di
cancelliere tedesche che il destino gli darebbe da baciare”: “Comunque, tra la Francia e la Germania, era bizzarramente sessuale, e da parecchio tempo”.
Mussolini – “Dopo la
Conciliazione pensai che Mussolini non se ne sarebbe andato mai più. Se
non
faceva la guerra, forse c’era ancora” – Mario Soldati, “Quando l’America era
una sposa”,
intervista
con Enzo Biagi, sul “Corriere della sera” il 30 novembre 1977.
Odissea –
Flaiano dà molto credito, recensendo “2001. Odissea nello spazio”, il film di
Kubrick, ad Arthur G. Clark, lo scrittore di fantascienza che ne è
sceneggiatore, a cui si deve il “misterioso e ubiquo parallelepipedo … che turba
gli spettatori”. Perché, spiega, “nella evoluzione del pensiero scientifico un
fatto è chiaro, che non c’è mistero del mondo fisico il quale non conduca a un
mistero che è al di là di noi stessi. Tutte le strade dell’intelligenza, tutte
le scorciatoie delle teorie e delle ipotesi portano fatalmente ad un abisso, o
ad un ostacolo (il parallelepipedo di Clark&Kubrick) che la natura umana
non può superare” (“2001, Odissea al parallelepipedo”, ora in “Chiuso per
noia”).
Se l’“Iliade”
è il poema della forza (Simone Weil), l’“Odissea è quello della metafisica?
Ottava – “Musicista in
origine”, Savinio dice di sé in una parentesi dell’introduzione (”La verità sull’ultimo
viaggio”) al suo dramma “Capitano Ulisse”, “la musica mi è venuta a fastidio.
Ho sperimentato tutte le possibilità dell’ottava. Restava l’illusione di un’ottava
più vasta, più sottile. Ma i quarti di tono sono fuori della musica, fuori del
mondo. Una tremenda sete mi ardeva di nuove porte aperte. Ma il quarto di tono
non è una porta: è un buco onde si casca nel vuoto. La musica perde il suo sguardo
di musica, si squaglia in una sonorità opaca che dà la nausea e il capogiro, in
un gioco da sordomuti, in jun passatempo di marziani che vivono nel gelo di un
pianeta vecchissimo”.
Premi letterari – “Premio
Sandomenichino, il verdetto”, annuncia “la Nazione-Massa” su una pagina:
“Svelate le cinquine di ogni sezione”, sette. È la 67ma edizione del premio,
“uno dei più longevi
su scala nazionale”. Hanno concorso “oltre 900 autori”. I premi sono simbolici,
100 o 200 euro.
La premiazione si tiene in grande, al teatro di Massa, il “Guglielmi”. Il premio
prende il nome
dalla parrocchia della frazione Ronchi-Poveromo di Massa. Lo istituì nel 1958
il parroco padre
Gesualdo Grassi, un frate molto attivo nell’immediato dopoguerra, che salvò,
letteralmente intere
famiglie della Versilia esposte per essere state fasciste e quindi a rischio
della vita.
letterautore@antiit.eu
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