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Lo scempio ambientalista
Si
premia alla pineta di Arenzano a Genova, luogo eponimo delle “case di vacanza”,
ora seconde case, opera dei maggiori architetti del Novecento, Gardella,
Zanuso, Magistretti, Ponti, Caccia Dominioni, il volume curato sei anni fa,
ricco di oltre 300 immagini, di schizzi, disegni, piante, strutture, ambienti,
arredi, della grande macchia mediterranea alla falde delle Apuane, sotto Massa,
di Ronchi e Poveromo. che ebbe nella prima metà del Novecento un progeto di
riutilizzo residenziale sparso.
Una
strana efflorescenza fuori luogo e fuori stagione, di bellezza artistica e
naturale, in luoghi da oltre mezzo secolo abbandonati all’incuria, per una
legge regionale mal congegnata anti-antropizzazione. Che ha abbandonato
vastissime aree della macchia, già lottizzate, all’incuria e ai topi. Si sfoglia
il volume con meraviglia abitando quei luoghi. Pagina dopo pagina ritrovando
tesori, che nella realtà quotidiana si
vivono come relitti. Tristi anche quando sono curati – raramente: non molti lo
sono, molte “famiglie” avendo abbandonato la macchia, all’incuria o a
compratori che non sanno che farsene, se non per riciclaggio (i subentranti,
pochi, sono ucraini, russi, eccetera, di cui poco o nulla si sa).
Architetture
e società è il sottotitolo che Nocchi e Nicoli avevano dato alla loro ricerca,
Ma la società non c’è più, e le architetture sembrano moncherini, di un corpo
poco salubre: indistruttibili ma infelici. Nocchi e Nicoli hanno fatto in
tempo, impiantando la loro ricerca una decina di anni fa, di consultare archivi familiari e condividere
memorie di prima mano. Ora, sotto l’ombrello munifico della transizione verde,
il nuovo polmone del vecchio “sottogoverno”, si propone di fare di Ronchi e
Poveromo un “Parco”. Dopo avere costruito e abbandonato nei decenni, sempre
per le briciole del “sottogoverno”, le isole Wwf, i parchi a tema, i parchi
giochi. Giusto per qualche “posto”, a spese del Comune o della Regione, Magari
eleggendo la (ex) scuoletta elementare del Poveromo a Casa del Parco – -etto e -ino, il poverismo
è sempre d’obbligo in Toscana. Mentre il “parco” si è nel frattempo popolato, negli anni
1970-1980, al coperto dell’anti-antropizzazione, dell’ “abusivismo di necessità”,
con case e casette costruite in ogni angolo, anche a sghembo sulla strada, senza
progettazione e ambientazione. E successivamente di mini-residenze (villette,
condivisioni, rsa…) della piccola speculazione – di piccoli immobiliaristi
locali più che di imprenditori. Scomparsi i Mastrocinque, i Crepax, i Pratt, i
Triulzio, la memoria di Longhi e Anna Banti - resistono, ma senza praticare più
i luoghi, di nessun fascino, la tribù dei Carandini e le nipoti di Savinio.
Con
una presentazione di Silvia Carandini, una delle vecchie “famiglie” - nostalgia.
Testi in italiano e in inglese.
Massimilano
Nocchi-Silvia Nicoli, Le ville di Ronchi
e Poveromo. Architetture e società 1900-1970, Pacini, pp. 336, ill.mo € 38
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