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Quando al calcio si giocava
Le
cose viste e vissute da Calabrese in trent’anni da cronista con la Fiorentina.
E la storia per sommi capi del club, delle presidenze, e soprattutto degli
atleti e degli allenatori che si sono susseguiti, nella storia che ora fa un
secolo. Nella memoria facendo rivivere quella del campionato 1955-56, il primo
che si poteva “vedere”, in tv, invece che ascoltare alla radio.
Un
campionato di partite vere. Tecniche, tattiche, come no, l’allenatore Fulvio
Bernardini, detto “il dottore2ì” (era laureato), era specialista di trovate
tecnico-tattiche (a lui si deve l’invenzione del “tornante”, il calciatore in
grado di farsi tutto il campo più volte, e più veloce, e più aggressivo, degli
avversari). “Vinto” già dalla seconda giornata col 4-0 alla Juventus, di
Boniperti, in casa della Juventus – arbitro un ironico Concetto Lo Bello, come
si èuà vedere in una delle tante foto dell’illustratissimo volume, giovane ma
già veemente anti-juventino. Da uno squadrone costruito, senza parere, con
campioni che si ricordano: Sarti, Magnini, Cervato, Chiappella, Rosetta, Segato,
Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, con gli incursori e tornanti Magni e
Prini. Il “dottore” Bernardini, detto anche “il filosofo”, parlava ma soprattutto
faceva giocare. Come non usa più: il talento, se c’è, si limita con la tattica
– e le smorfie disperate al minimo contatto. Nella grande ricchezza, come il Mondiale in corso testimonia, ricchezza di dollari, e di noia.
Giuseppe
Calabrese, Fiorentina 100, “la
Repubblica-Firenze”, pp. 213, ill., gratuito col quotidiano
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