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Le mani sporche di Mani Pulite
“Fino al 1992, apparivo come uno dei predestinati
al vertice della Dc”, della sinistra Dc, che aveva fatto capo a Marcora: “L’avviso
di garanzia di Tangentopoli cambiò tutto”, spiega Bruno Tabacci al “Corriere della
sera” – “Colpita al cuore la Dc”, aveva titolato il giornale la notizia della convocazione.
“Quando mi convocò Di Pietro il mio avvocato…
mi implorò di avvalermi della facoltà di non rispondere. Io, che non avevo nulla
da nascondere, parlai”. E fu la fine: “E visto che non avevano un bel nulla,
usarono quelle dichiarazioni per estendere l’inchiesta”.
Usarono, al plurale, Di Pietro non era solo.
Lo spalleggiava, lo incitava, il Procuratore Capo Borrelli, che doveva la nomina
a Andreotti – l’unico onesto della Dc per “Mani Pulite”. Gli “avvisi di garanzia”
erano una specialità della Casa per infamare. Celebre quello a Berlusconi
presidente del consiglio, tramite Paolo Mieli e lo stesso “Corriere della sera”,
il giorno prima dell’apertura a Napoli di un G 7 sulla giustizia, a dicembre del
1994, pochi mesi dopo la sua vittoria alle elezioni. Un atto dichiaratamente sovversivo – un
“invito a comparire” non è niente, ma sul “Corriere della sera” fa impressione.
E bisogna difendersi, stare sulla difensiva, comunque sospettati.
Per questo Borrelli lo fece recapitare
a Mieli, al “Corriere della sera” – cautelandosi, poiché commetteva un illecito.
Mentre teneva il guinzaglio stretto a Di Pietro, un “cane da tartufi” col vizio
di farsi imprestare decine e centinaia di milioni dai suoi inquisiti, che poi
restituiva, in scatole da scarpe.
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