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mercoledì 1 dicembre 2021

Ombre - 590

Pallone d’oro a Messi, che non ha giocato bene nell’Argentina vittoriosa in Copa America, e ha giocato poco e male nel Paris St-Germain. D’oro nel senso dei soldi. Dello sceicco Al Khalifa, il padrone del Paris St-Germain, a “France Football”, regia del “pallone d’oro”?
 
Non fare gli auguri di Natale ma di buone feste, non chiamare una figlia Maria ma Malika, e dire  insediamento invece di colonizzazione. Bruxelles ha qualcosa di strano, non fa soltanto le cose buffe che Enzensberger ridicolizza. Da Prodi a von der Leyen, molti cristianissimi a Bruxelles, ma…. Si ricorderà l’Unione Europea come un aborto agli albori del millennio?
 
Già la Costituzione di Giscard d’Estaing e Amato, cancellava la storia europea: niente cristianità. Ma una Europa laica di che tipo? I nomi cristiani sono per lo più biblici e quindi ebraici. Sarà di un laicismo mussulmano. Di già?
La Costituzione fu peraltro bocciata subito dalla Francia, paese “repubblicano” per eccellenza.  
 
“Twitter, finisce l’era Dorsey. Inizia quella del business?” Perché, finora Twitter cos’è stato, beneficenza? In quindici ani ha cambiato la comunicazione, e guadagnato enormità. I social non sanno quello che sono.
 
 Della vicenda di Ilaria Capua si fa un film. La vicenda è brutta. Un gruppo di ricerca avanzato sulla correlazione tra salute animale e salute ambientale, che ora sarebbe stato utilissimo, è andato distrutto. Effetto di stupidità  ma forse no. Ma della Procura che ha promosso la distruzione non sappiamo nulla – lo sappiamo, hanno fatto  carriera, il capo Pignatone anche in Vaticano, ma non lo diciamo. Si fa un film, e siamo tutti a posto.
 
“Negli ultimi cinquant’anni”, scrive “The Economist”, “il venture capitalism ha coperto meno del 2 per cento degli investimenti complessivi”. È bastato per fondare motori di ricerca, iphones, macchine elettriche e vaccini mRNA. Ora ben “450 miliardi di dollari invadono la scena del venture capitalismi”, dell’investimento in ricerca.
 
Ancora l’“Economist” censisce l’urbanizzazione sempre più gigante. Un fenomeno, una storia, epocale di cui non si parla. In Asia, in America Latina, e anche nel Nord America, come in Europa, i problemi di gestione (tempi obbligati, anche solo per fare la spesa, scarichi, aria, acqua, rifiuti) diventano ingestibili.
 
Non c’è solo Putin o la Cina di Xi da temere. Sempre l’“Economist” fa l’elenco dei danni delle piccole dittature. Venezuela. Bielorussia. L’Arabia Saudita che bombarda lo Yemen. Il Pakistan che ha aiutato un gruppo di jihadisti misogini a prendersi l’Afghanistan. L’Iran che ha “milizie che mantengono il despota siriano, soffocano il Libano e sono accusate di avere tentato l’assassinio del primo ministro iracheno con un drone carico di esplosivo”. La Turchia che “si è preso un pezzo di Siria, ha aiutato l’Azerbaigian a battere l’Armenia e manda la sua marina a sostegno di dubbie pretese nelle acque del Mediterraneo”.
 
Curiosa - l’“Economist” non lo fa notare, ma è quello che viviamo - è l’insorgenza di regimi autoritari in Europa. Nell’Est Europa ma pur sempre in Europa: in Bielorussia, come in Russia naturalmente,  e in Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Turchia. Dove si vota e non ci sono  formazioni paramilitari, ma si governa con mano dura. A quasi un secolo dagli anni 1930, quando in  Europa si contavano una dozzina di regimi fascisti: Italia, Germania, Austria, Portogallo, Spagna, Grecia, Romania, Ungheria, Bulgaria,  in parte anche Belgio e Norvegia – con movimenti fascisti attivi in altri paesi, in Francia specialmente, e anche in Inghilterra.
 
Dubai e Qatar, a giorni alterni, rubano la scena su “Repubblica” e “Corriere della sera”: come centri del mondo, per cultura, sport, fiere, eventi,  conferenze - hanno soppiantato Parigi nell’immaginario provinciale e anche New York. Con “sceicche” di solito, addobbate da modelle. A Dubai e nel Qatar?
Ma gli sceicchi pagano? Oltre le agenzie di p.r., s’intende.
 
“Sceicche” non sarà titolo milanese, di fantasia milanese, da “Mille e una notte” ambrosiane, da p.r. a premio sul provincialismo? Non ci sono sceicche nel mondo arabo.
 
A dieci anni dalla guerra in Libia, voluta dalla Francia di Sarkozy per fregare l’Italia, l’Italia firma con la Francia un trattato di amicizia e collaborazione voluto dal presidente Macron. Che viene a Roma e festeggia la sorellanza con Mattarella e Draghi. Macron che ha tramestato e tramesta in Libia contro l’Italia, peggio forse di Sarkozy, col generale di Gheddafi Haftar e il suo patrono Al Sisi. 

Macron, lo dice anche, vuole il trattato con l’Italia per avere più potere contrattuale a Berlino. Specie ora che la Germania cambia governo. Ma chi glielo fa fare a Draghi, e a Mattarella?
 
Già dieci anni fa, governando Berlusconi, si sapeva che la Francia di Sarkozy tramestava in Libia, fino poi alla guerra contro Gheddafi, finendo per lasciare il paese allo sbando. Ma niente fu fatto per prevenire la guerra – che il debole Obama finirà per patrocinare.
 
Tanto ha fatto la Francia di Macron per sabotare il consolidamento politico della Libia, in supporto di Haftar, che ora la Libia è praticamente nelle mani di Putin e Erdogan, col loro tirapiedi regionale Al Sisi. Ai quali il “generale” l’ha consegnata, per le mire sue dinastiche. Pensava Macron di essere più furbo dei libici?

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