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mercoledì 15 luglio 2026

Letture - 617

letterautore

Autore - “Un movimento teso alla destituzione dell’«autore» è in atto ormai da più di cento anni”, è l’esordio di Susan Sontag, “Accostarsi ad Artaud” (in “Sotto il segno di Saturno”): “Fin dall’inizio, l’impeto che lo ha animato è stato – e resta – apocalittico: innescato dalle recriminazioni e dalle esultanze suscitate dal convulso decadimento degli antichi ordini sociali”. P.es. dopo la rivoluzione del 1789, il Grande Secolo della letteratura francese? O dopo quella bolscevica, il ventennio o trentennio rosso di cui non si riesce a completare la lista: Majakovskij, Achmatova, Belyi, Mandel’stam, Cvetaeva, Chlebnikov, Esenin, Bulgakov, Gorkij, Babel’, Sklovskij, Pasternak …. Il saggio su Artaud essendo del 1973, l’assalto all’autore è in pieno Ottocento, il secolo dei Grandi Autori russi, tedeschi, oltre che francesi, e americani anche?
Di suo Sontag aggiunge - una che si esiliò un anno a Parigi, in una stanzetta, senza conforti e senza libri, per “scrivere”, non da ragazza sentimentale, sui trenta o quarant’anni: “L’autore è stato smascherato: che sia conformista o meno, il suo ruolo risponde inevitabilmente a un determinato ordine sociale” – anche se, certo, “non tutti gli autori premoderni adulavano la società in cui vivevano”, Giovenale p.es., ma anche Richardson, “Clarissa”. E quelli moderni?
Lo scrittore è uno scribacchino  - uno scriba libero di fantasticare.
Poi Sontag ci ripensa – con l’autore non ci va di mezzo la scrittura (v. più giù)?
 
R.Barthes – “Roland Barthes aveva sessantaquattro anni quando è morto, la settimana scorsa, ma la sua carriera è stata più breve di quanto l’età potrebbe suggerire, poiché aveva trentasette anni all’epoca in cui pubblicò il suo primo libro. Dopo quell’esordio tardivo si sono susseguiti molti libri, molti oggetti di studio. Barthes dava l’impressione di poter generare idee su qualsiasi cosa” – Susan Sontag, “Ricordando Barthes”, “The New York Review of Books”, 15 maggio 1980 (ora in “Sotto il segno di Saturno”).
 
Cinema - Una manna per gli affari lo trovava Flaiano in una nota sugli arredamenti nei film, l2 aprile 1949, “Dolce casa” (nella raccolta “Chiuso per noia”): “Ogni industriale riconosce che se fino a pochi anni fa il commercio «seguiva» le fiere, oggi segue i film. Il cinema ha contribuito alla vendita dei frigoriferi, a diffondere  i rivestimenti di ceramica nelle cucine e l’uso normale del bagno….”.
 
Dunne-Didion – John Gregory Dunne, marito amato di Joan Didion, che alla sua morte nel 2003 ha dedicato un libro molto amato, “L’anno del pensiero magico”, è stato nel 1974 autore del libro-rivelazione sui “segreti” di Las Vegas, il bestseller “Vegas. A Memoir of a Dark Season”. “Dunne era ovviamente ossessionato dal denaro (Didion pure)”, spiega sulla “New York Review of Books” il critico Charlie Lee, che su Dunne ha lavorato molto.
 
Intercettazioni – “Sono la migliore letteratura contemporanea, le nostre memorie del sottosuolo”, dostoevskjane – Francesco Merlo, “Botta e risposta” con i lettori, “la Repubblica”.
 
Marcia su Roma – “Il 29 ottobre 1922 il «Corriere della sera» non uscì” – “La Lettura”. Era il giorno della “Marcia su Roma”, e dell’incarico da parte del re a Mussolini di formare un nuovo governo, benché capo di un piccolo partito in Parlamento. Il giornale, prosegue “La Lettura”, “che di fatto guidava l’opposizione a Mussolini, raggiunse tirature e vendite di oltre un milione di copie”. Un record storico in Italia – le seconde maggiori vendite, negli ani 1990, del “sorpasso” di “la Repubblica” sul “Corriere della sera”, sono state di 600 mila copie.
 
Pasolini – “È un romanziere di terzo grado. Come poeta di secondo. Come saggista è di prim’ordine”. È perentorio Walter Siti, curatore per i Meridiani di tutto Pasolini, con Nicola Mirenzi sul “Venerdì di Repubblica”. E come regista?
 
“Salò-Sade” si lavora in contemporanea col “Ludwig” di Visconti e “Il portiere di notte”. Un filone di mercato?
 
Pastiche – “Lo stile degli autori di pastiche è sostanzialmente fantastico”, Susan Sontag è perentoria a proposito del regista Sylberberg, del suo monumentale (diciassette ore di proiezione) film sulla Germania di Hitler. Vi si esercitava molto Proust, scrittore realista – rifare il verso agli altri scrittori lo divertiva molto.
 
Remigrazione – Un’esibizione “senza veli” , metaforicamente, tra “provocazioni” di varia specie, Filippo Ceccarelli fa fare alla signora Camelia Mihailescu – con la dieresi sulla a o sulla i? Che è la moglie del generale capopartito Vannacci, nome toscanaccio che è tutto dire, ora in termini di remigrazione, rimpatrio forzato degli immigrati. La quale si esibisce anche in foto, in didascalia dicendo di sé: “Immigrata rumena vi saluta!”, seminuda in giardino, in trasparenze in cucina. Oppure, esibendo un foto con ai lati il generale e Cruciani, quello de “La Zanzara”: “L’immigrata rumena e  due fasci”. Si fa per ridere?

Scrittura – “La destituzione dell’«autore» comporta inevitabilmente una ridefinziione della «scrittura» - Susan Sontag ci ripensa, dopo aver scandito con Antonin Artaud la morte dell’“autore”, dello scrittore: “Quando la scrittura si definisce non più responsabile, la distinzione apparentemente sensata tra l’opera e l’individuo che l’ha prodotta, tra enunciati pubblici e privati, si svuota di significato”. Tutto rimane dunque per aria, autore e scrittura? Non sembra.
 
Sogno – Si è moltiplicato, variando anche molto, col cinema: è la diagnosi di Flaiano, nella noterella “I sogni del pomeriggio”, del 7-14 aprile 1946 (nella raccolta “Chiuso per noia”) - dopo la premessa: “Voglio qui escludere ogni riferimento alla psicanalisi, che ci poterebbe troppo lontano”: “Negli ultimi anni il sogno ha trovato modo di perfezionarsi, di scoprire le sue leggi prospettiche ed armoniche. di inaugurare il suo piccolo Rinascimento”. Un progresso, “benché trattandosi di arte sia inesatto parlare di progresso”, cui “molto ha contribuito il cinematografo; anzi, si può affermare che”, prima del cinema, “l’umanità non sognava con quell’abbondanza di particolari, con quel rispetto della sintassi, insomma con quell’eleganza alla quale oggi è abituato chiunque frequenti il cinema con una certa regolarità”.
Una teoria, Flaiano precisa infine, del tutto autonoma dal libro che “lo scrittore russo Ilia Erenburg scrisse anni fa su Hollywood, intitolandolo “La fabbrica dei sogni”.

letterautore@antiit.eu

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