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giovedì 16 luglio 2026

Una guerra per il petrolio, made in Usa

Che l’unica logica nella confusissima guerra d Trump alIsi’Iran fosse quella di rilanciare il business petrolifero in America sembra una motivazione da poco e pretestuosa, ma è l’unica che regge. Che regge non solo nel fatto, ma anche come strategia: la politica estera e militare non s’improvvisa, neanche negli Stati Unit, dove il presidente non ha tutti i poteri che siamo portati a dargli, è anche lui “legato” alla Costituzione, e la politica estera in particolare è il risultato e l’effetto del deep State, il corso politico nazionale, oggetto di analisi multiformi (militari, economiche, politiche, strategiche) e di un processo decionale ampio.
Tutti gli altri effetti della guerra sono non voluti e anche negativi. Solo il rilancio della sicurezza energetica nazionale negli Usa, essenziamente fossile, ne beneficierà. La chiusura di Hormuz da parte di Teheran è sicuramente ipotesi di qualsiasi piano strategico.
Gli Stati Uniti hanno riserve provate di petrolio di soli 48 miliardi di barili – il consumo di pochi anni. Riserve che per tre quinti, il 56 per cento, secondo l’Energy Information Administration, consistono di shale oil, scisti bituminosi, carissimi e inquinantissimi, alla produzione e alla raffinazione, Quanto basta nel complesso, senza un rilancio, per sette anni di consumo.
Un’ipotesi di carta. Ma non solo: le riserve sono immutate da sei anni, le nuove scoperte cioè riequlibrtando al più il consumo annuale, fra i 6 e i 7 miliardi di barili di greggio.
L'orizzonte per il gas è solo leggermente migliore. L’America dispone, dice l’Eia, di riserve di gas naturale per 16,5 trilioni di metri cubi – di cui due terzi, il 65 per cento, di costoso shale gas. Che, al tasso annuo attuale d produzione\consumo, 1.200 miliardi di mc, significano 14 anni di vita.
A meno di novità, insomma, l’America ritornerebe dipendente presto dalle importazioni. 
È in questa ottica che si collocano due delle sortite apparentemente più balzane di Trump: l’imposessamento effettuato del Venezuela, per mezzo di quisling locali. E la pretesa di fare del Canada il 51mo Stato americano. La chiusura di Hormuz e il disarticolamento dei riforimenti peroliferi internazionali, se ha un senso, è di ricapitalizzare l’industria petrolifera tradizionale, fossile, giova ripeterlo, anche se il “green deal", vivo ancora un anno fa, è d’improvviso dimenticato e morto. La benzina e il gas costeranno di più anche agli americani, ma possono permetterselo. L’industria  petrolifera, a cui comunque Trump ha fatto destinare contributi e benefici prr 50 miliardi di dollari nel bilancio in corso, si rilancia. Il primo atto di governo dei Trump dopo il giuramento è stato dichiarare il settore energia emergenza nazionale.




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