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Una guerra per il petrolio, made in Usa
Che l’unica
logica nella confusissima guerra d Trump alIsi’Iran fosse quella di rilanciare
il business petrolifero in America sembra
una motivazione da poco e pretestuosa, ma è l’unica che regge. Che regge non solo
nel fatto, ma anche come strategia: la politica estera e militare non
s’improvvisa, neanche negli Stati Unit, dove il presidente non ha tutti i
poteri che siamo portati a dargli, è anche lui “legato” alla Costituzione, e la
politica estera in particolare è il risultato e l’effetto del deep State, il corso politico nazionale,
oggetto di analisi multiformi (militari, economiche, politiche, strategiche) e
di un processo decionale ampio.
Tutti gli altri
effetti della guerra sono non voluti e anche negativi. Solo il rilancio della
sicurezza energetica nazionale negli Usa, essenziamente fossile, ne beneficierà. La chiusura di Hormuz da parte di Teheran è sicuramente ipotesi di qualsiasi piano strategico.
Gli Stati Uniti
hanno riserve provate di petrolio di soli 48 miliardi di barili – il consumo di pochi anni. Riserve che per tre quinti, il 56 per cento, secondo l’Energy
Information Administration, consistono di shale oil, scisti bituminosi, carissimi e inquinantissimi, alla produzione e alla
raffinazione, Quanto basta nel complesso, senza un rilancio, per sette anni
di consumo.
Un’ipotesi
di carta. Ma non solo: le riserve sono immutate da sei anni, le nuove scoperte
cioè riequlibrtando al più il consumo annuale, fra i 6 e i 7 miliardi di barili di greggio.
L'orizzonte per
il gas è solo leggermente migliore. L’America dispone, dice l’Eia, di riserve di
gas naturale per 16,5 trilioni di metri cubi – di cui due terzi, il 65 per
cento, di costoso shale gas. Che, al
tasso annuo attuale d produzione\consumo, 1.200 miliardi di mc, significano 14
anni di vita.
A meno di novità,
insomma, l’America ritornerebe dipendente presto dalle importazioni.
È in questa
ottica che si collocano due delle sortite apparentemente più balzane di Trump:
l’imposessamento effettuato del Venezuela, per mezzo di quisling locali. E la pretesa di fare del Canada il 51mo Stato americano. La chiusura di Hormuz e il disarticolamento dei riforimenti peroliferi
internazionali, se ha un senso, è di ricapitalizzare l’industria petrolifera tradizionale, fossile, giova ripeterlo, anche se il “green deal", vivo ancora un anno fa, è d’improvviso dimenticato e morto. La benzina e il gas costeranno di
più anche agli americani, ma possono permetterselo. L’industria petrolifera, a
cui comunque Trump ha fatto destinare contributi e benefici prr 50 miliardi di
dollari nel bilancio in corso, si rilancia. Il primo atto di governo dei Trump dopo il giuramento è stato dichiarare il settore energia emergenza nazionale.
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