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giovedì 2 luglio 2026

Quando Silicon Valley abbatté l’informazione, con la pubblicità

“Già allora, all’inizio del Duemila, non era più il mio mondo”, lamenta dell’America, della California di Silicon Valley, sul “Corriere della sera” Federico Faggin, l’inventore del microprocessore (chip), che ha scelto di tornare in Italia dopo 57 anni. Per “mio mondo” intendendo “quello dell’hardware, delle cose che funzionavano”, innovavano realmente, “non il,software per fregare gli altri”.
Per “fregare” forse è forte, ma per vendere pubblicità no: cullando il pubblico con finti servizi – personali, “familiari” o generazionali, di gruppo, d’interesse. Circuendo, alla fine, e dominando l’informazione. Seppure su basi così maldestre, per quanto male intenzionate – giusto per invogliare a comprare, qualcosa.
Più che il chip, è stato questo il cambiamento epocale: l’abbattimento dell’informazione. Da forme di comunicazioni veritiere (controllate, provate, spiegate) a forme subdole, mediate dal commercio e dalla pubblicità. Lo scadimento o “reificazione” dell’informazione, e quindi dell’opinione pubblica, intesa come opinione critica – vigile, sperimentata. Un cambiamento effettivamente epocale, per un mondo come di automi, che reagiscono per riflessi condizionati.
L’addiction ai social non è studiata, ma è una forma di dipendenza forte. Per molte ore ogni giorno. Su ogni tipo di “informazione” veicolata. 

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