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Quando Silicon Valley abbatté l’informazione, con la pubblicità
“Già allora,
all’inizio del Duemila, non era più il mio mondo”, lamenta dell’America, della
California di Silicon Valley, sul “Corriere della sera” Federico Faggin, l’inventore
del microprocessore (chip), che ha scelto di tornare in Italia dopo 57 anni. Per “mio
mondo” intendendo “quello dell’hardware, delle cose che funzionavano”,
innovavano realmente, “non il,software per fregare gli altri”.
Per “fregare”
forse è forte, ma per vendere pubblicità no: cullando il pubblico con finti servizi
– personali, “familiari” o generazionali, di gruppo, d’interesse. Circuendo, alla
fine, e dominando l’informazione. Seppure su basi così maldestre, per quanto
male intenzionate – giusto per invogliare a comprare, qualcosa.
Più che il chip, è stato questo il cambiamento
epocale: l’abbattimento dell’informazione. Da forme di comunicazioni veritiere
(controllate, provate, spiegate) a forme subdole, mediate dal commercio e dalla
pubblicità. Lo scadimento o “reificazione” dell’informazione, e quindi
dell’opinione pubblica, intesa come opinione critica – vigile, sperimentata. Un
cambiamento effettivamente epocale, per un mondo come di automi, che reagiscono
per riflessi condizionati.
L’addiction ai social
non è studiata, ma è una forma di dipendenza forte. Per molte ore ogni giorno.
Su ogni tipo di “informazione” veicolata.
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